ELLIDA, WANGEL _e detto_.
(_Ellida con la testa coperta da un velo, entra da sinistra seguita da
Wangel_).
WAN. Ti assicuro, Ellida, che manca ancora molto tempo.
ELLIDA. No, no, può arrivare da un momento all’altro.
BALL. (_che è dall’altro lato della siepe del giardino_) Buona sera,
signor dottore; buona sera, signora.
WAN. (_scorgendolo_) Ah! è qui lei? Questa sera vi sarà ancora della
musica?
BALL. Sì, la società dei suonatori di corno deve dare un concerto:
questa è la stagione delle feste. Il concerto di questa sera è in onore
della nave inglese.
ELLIDA. La nave inglese? Dunque è già in vista?
BALL. Non ancora; ma siccome essa viene dalle isole, laggiù, non la si
può vedere che allorquando è quasi in porto.
ELLIDA. Sì! arriverà d’improvviso.
WAN. (_voltandosi un poco verso Ellida_) Questo di stanotte sarà il suo
ultimo viaggio; poi non tornerà più.
BALL. È triste il pensiero. Noi, che, per parecchi mesi, siamo stati
i figli spensierati dell’estate, ora dobbiamo nuovamente avvezzarci
al cupo inverno... Ci riesce duro... almeno in principio perchè poi
si finisce con l’adattarsi a tutto.... con l’accla.... accli....
acclimatarsi: non è vero, signora? (_saluta ed esce a sinistra_).