SCENA III.

DETTI _ed_ ELLIDA.

(_Ellida viene da sinistra senza cappello, una grande sciarpa le copre

la testa e le spalle_).

ELLIDA. (_con agitazione nervosa_) Si sta bene qui, si sta benissimo!

ARN. (_alzandosi_). Ha fatto una passeggiata?

ELLIDA. Sì, una gran corsa con Wangel, e ora andremo a fare una gita in

battello.

VIOL. Non vuoi riposarti?

ELLIDA. No, grazie.

VIOL. (_facendole posto sulla panca_) C’è posto anche per te.

ELLIDA. (_passeggiando_) No, no; non voglio sedermi.

ARN. Si capisce che la passeggiata deve averle fatto bene: è tutta

rianimata in viso.

ELLIDA. Sì, mi sento bene, mi sento felice, rassicurata. (_guardando a

sinistra_) Che cosa c’è laggiù? È una nave quella che arriva?

VIOL. (_si alza e guarda_) Mi sembra una nave inglese.

ARN. Si dirige ai segnali degli scogli: è là che si fermano

ordinariamente?

VIOL. Sì, ma per poco: una mezz’ora al più, dopo rimontano nel fiordo.

ELLIDA. E domani saranno in alto mare! In alto mare! Oh, perchè non è

possibile viverci sempre! Se si potesse!

ARN. Ha fatto dei lunghi viaggi di mare lei, signora Wangel?

ELLIDA. No; solo delle piccole escursioni per i fiordi.

VIOL. (_con un sospiro_) Dobbiamo accontentarci della terra ferma.

ARN. È il nostro elemento.

ELLIDA. Non lo credo.

ARN. Non apparteniamo noi, forse, alla terra ferma?

ELLIDA. Io credo che se dalla nascita ci avezzassero a vivere sul mare,

nel mare, saremmo forse, molto, ma molto più felici.

ARN. Lo crede?

ELLIDA. Sì, lo credo, e vorrei farne la prova. Ne ho spesso parlato con

Wangel.

ARN. E quale è l’opinione del dottore?

ELLIDA. Che potrei avere ragione.

ARN. (_scherzando_) Sia pure, ma il male è senza rimedio. Noi, dunque,

abbiamo sbagliato rotta e siamo diventati animali terrestri, anzichè

animali marini. Disgraziatamente ora non possiamo più cambiare.

ELLIDA. È una triste verità! ed ecco perchè tutti soffriamo una pena

segreta. Mi creda, la melanconia dell’umanità deriva da ciò.

ARN. Ma, cara signora Wangel, io non mi sono mai accorto che proprio

tutto il mondo sia tanto triste quanto lei dice. Ho notato, al

contrario, come la maggior parte degli uomini, prenda la vita molto

allegramente e come viva in una felicità continua ed incosciente.

ELLIDA. Errore! codesta gioia è simile a quella che proviamo nelle

lunghe e belle notti d’estate; quelle notti su cui pesa sempre la

minaccia di un tempo burrascoso; ed è quella minaccia che oscura la

gioia dell’umanità, come le nubi gettano l’ombra sui fiordi sui quali

passano.... Il fiordo che pochi momenti fa era tanto bianco, tanto

azzurro, e che ora, ad un tratto....

VIOL. Scaccia quei brutti pensieri. Pochi momenti or sono eri

contenta....

ELLIDA. È vero, sono una sciocca. (_guardandosi con inquietudine

d’attorno_) Perchè Wangel non viene? eppure me l’aveva promesso. Caro

signor Arnholm, vuol avere la bontà di andarlo a cercare?

ARN. Subito, signora.

ELLIDA. Gli dica che venga subito, subito, perchè in questo momento non

lo vedo più.

ARN. Chi?

ELLIDA. Ah! lei non comprende! Quando non mi è vicino m’avviene delle

volte che non mi ricordo più della sua fisonomia. Ma vada a cercarlo,

dunque. (_passeggia lungo lo stagno_).

VIOL. (_ad Arnholm_) Vengo anch’io; lei non saprebbe trovarlo.

ARN. Non s’incomodi signorina, so benissimo....

VIOL. (_piano ad Arnholm_) Mi lasci fare, sono inquieta; temo che babbo

sia andato a bordo del battello....

ARN. (_piano_) E questo la spaventa?

VIOL. (_c. s._) Sì. Di solito egli vi si reca per incontrare qualche

amico, e siccome vi è trattoria a bordo....

ARN. Ho compreso; venga con me allora. (_escono a sinistra_).

La donna del mare · 第 31 / 59 题