ARNHOLM _e_ VIOLETTA.
ARN. (_avvicinandosi a Violetta_) Lei così sola, Violetta?
VIOL. Di solito.
ARN. La sua mamma non è in giardino?
VIOL. È uscita col babbo: passeggeranno sotto il viale.
ARN. Come stava oggi?
VIOL. Non lo so, mi sono dimenticata di domandarglielo.
ARN. Che libri sono codesti che legge?
VIOL. L’uno è un trattato di botanica, l’altro di geologia.
ARN. E si diverte in quelle letture?
VIOL. Sì, quando ne ho il tempo; ma ne ho poco, perchè debbo accudire
alle faccende di casa.
ARN. Ma sua madre.... la sua matrina non l’aiuta?
VIOL. No, sono io che mi occupo di tutto. Nei due anni in cui babbo
fu solo, fui obbligata a prendere la direzione della casa, eppoi ho
continuato....
ARN. Ma però ha sempre per la lettura la passione di una volta?
VIOL. Leggo volentieri qualche libro utile, vien volentieri il
desiderio di conoscere la vita, poichè qui noi si vive quasi segregati
da tutti.
ARN. Non dica questo, Violetta.
VIOL. Conduciamo la medesima esistenza che i pesci dello stagno. Essi
hanno vicino i fiordi dove vanno e vengono migliaia di pesci del mare,
pesci liberi, ma i poveri pesciolini domestici non ne sanno nulla,
vivono nella loro acqua sempre ferma e non godranno mai la loro parte
di vita libera.
ARN. Avrebbero torto a desiderarlo.
VIOL. Forse non si avvedrebbero neppure del cambiamento.
ARN. D’altra parte lei non può dire che qui si viva in una completa
solitudine: almeno durante la estate. È qualche giorno che la sua casa
è trasformata in un centro di ritrovo di vita mondana. È un via vai di
gente di passaggio.
VIOL. (_sorridendo_) È perchè lei è uno di quelli che sono di
passaggio, che ora vuol burlarsi di noi?
ARN. Burlarmi? Come può supporlo?
VIOL. Sì, tutte quelle parole — centro di ritrovo, vita mondana — le
avrà udite dagli abitanti della città che si compiacciono a ripeterle.
ARN. È vero.
VIOL. In realtà è un errore. Che vantaggio ne proviamo noi, che
abitiamo sempre qui, di vedere dei forestieri di passaggio che vengono
per ammirare il sole a mezzanotte? Noi siamo costretti a vivere qui
tutta la nostra vita, nel nostro stagno, come quei pesci.
ARN. (_sedendosi vicino a Violetta_) Violetta, le è di peso codesta
vita ritirata? Desidera qualche cosa....
VIOL. Forse.
ARN. Che cosa?
VIOL. Prima di tutto partire, eppoi istruirmi; poter studiar molto.
ARN. Quando ero suo professore, Wangel mi diceva spesso di lasciarla
studiare ciò che voleva.
VIOL. Povero babbo, egli parla molto ma quando si tratta di passare ai
fatti, di prendere una risoluzione.... manca d’energia.
ARN. Pur troppo ha ragione: manca d’energia!... Ma non gli ha mai
parlato del suo desiderio?
VIOL. No, mai.
ARN. Ebbene, perchè non gliene parla? Non aspetti che sia troppo tardi.
VIOL. Forse perchè anch’io manco d’energia. È un difetto che avrò
ereditato da mio padre.
ARN. Hem.... lo crede?...
VIOL. Sì, disgraziatamente. Eppoi, babbo non ha tempo di pensare a me
ed al mio avvenire, e non ne ha nemmeno più la voglia. La sua vita è
completamente assorbita da quella di Ellida.
ARN. Da quella di....
VIOL. Voglio dire che lui e la mia matrigna.... (_s’interrompe_) Lei mi
capisce: babbo e mamma hanno i loro interessi.
ARN. In questo caso sarebbe meglio andar via di qui.
VIOL. Forse. Ma mi sembra, che, malgrado tutto, io non abbia il diritto
di lasciare il babbo.
ARN. Un giorno o l’altro dovrà bene lasciarlo: più presto ciò avverrà,
meglio sarà.
VIOL. Capisco anch’io che questo passo dovrò farlo, perchè anch’io
debbo pensare al mio avvenire. Se mi morisse il babbo non avrei nessuno
a cui ricorrere. Povero babbo, il solo pensiero di separarmi da lui mi
spaventa.
ARN. La spaventa?
VIOL. Sì, per lui.
ARN. Ma presso di lui resterebbe sempre la signora Ellida.
VIOL. Lei non ha il tatto, la delicatezza della mia povera mamma! Vi
sono molte cose che essa non vede neppure, o non vuol vedere e delle
quali non si occupa. Non so poi spiegarne la ragione.
ARN. Hem.... la comprendo, signorina....
VIOL. Povero babbo, anche lui ha le sue debolezze! Lei l’avrà notato.
Eppoi ha troppe poche occupazioni, e sua moglie non sa sostenerlo,
aiutarlo nelle lunghe ore di ozio. E di questo forse, una parte della
colpa è di babbo.
ARN. Ah! che le fa pensare ciò?
VIOL. Papà vuole sempre visi sorridenti intorno a lui. Egli dice che
in casa deve sempre splendere il sole, la gioia. Ecco perchè ho paura
ogni qualvolta lo vedo provare qualche rimedio per guarirla.... Non ci
riuscirà.
ARN. Lei lo crede?
VIOL. Sì, e questo pensiero mi perseguita sempre.... (_con collera_)
Non è ingiusta codesta forzata permanenza in casa? Io sono inutile a
mio padre e, d’altra parte, ho verso me stessa dei doveri che non posso
compiere.
ARN. Cara Violetta, su questo noi dobbiamo parlare seriamente.
VIOL. Non gioverà gran che: bisogna dire che io sono destinata a
passare qui la mia vita, presso questo stagno.
ARN. Ah, no!... dipende da lei....
VIOL. (_con vivacità_) Lo crede?
ARN. Sì, da lei, da lei sola.
VIOL. Ah! se potessi soltanto.... Vuol forse tentare di decidere il
babbo?...
ARN. Certo, ma lei prima deve dirmi con franchezza se.... (_guardando
a sinistra_) Silenzio: non lasci scorgere nulla per ora. Ci riparleremo
più tardi.