ELLIDA _e_ WANGEL.
WAN. (_che è rimasto presso all’albero_) Ellida siamo soli....
ELLIDA. Siediti vicino a me.
WAN. Qui tutto è calma, tutto tranquillità. Noi possiamo parlare.
ELLIDA. Di che cosa?
WAN. Di te, Ellida, di noi, della nostra vita. Non possiamo continuare
a vivere così.
ELLIDA. Che cosa desideri di più?
WAN. Un’intimità completa, reciproca, come quella di una volta....
ELLIDA. Ah! se potessi! ma è impossibile!
WAN. Credo avere indovinato i tuoi pensieri. Da alcune parole che ti
son sfuggite, da certe tue osservazioni ho supposto che....
ELLIDA. (_bruscamente_) Tu non hai indovinato nulla; dimmi che non hai
indovinato nulla.
WAN. Ellida, il tuo carattere è leale; perchè tu abbia la pace e la
felicità bisogna che la tua vita sia tutta franchezza e sincerità.
ELLIDA. (_guardandolo attentamente_) Ebbene?
WAN. Ebbene, tu non puoi essere la seconda moglie di un uomo.
ELLIDA. Che ti fa supporre questo?
WAN. Ne ho avuto più volte il presentimento: da oggi ne ho acquistato
più volte la certezza. Questa festa preparata dalle ragazze, in ricordo
della loro madre!... Tu hai supposto che io pure lo sapessi e non hai
avuto torto; i ricordi di un uomo non si cancellano; no, non posso
dimenticare....
ELLIDA. Lo so e lo comprendo.
WAN. Nonpertanto t’inganni. A te sembra, che l’altra, la madre dei miei
figli, viva ancora, che essa sia sempre tra noi, invisibile. Tu credi
che io divida il mio cuore tra lei e te. Ecco il pensiero che ti toglie
la pace, che t’appare come una immoralità nella nostra vita. Ecco
perchè tu non puoi più, non vuoi più vivere nella mia intimità, tu non
vuoi più essere mia moglie.
ELLIDA. (_alzandosi_) Tu hai compreso tutto questo, Wangel?
WAN. Oggi ho letto chiaro fino in fondo all’anima tua.
ELLIDA. Ah! questo non lo credo!
WAN. (_alzandosi_) Un’altra pena poi ti affligge.
ELLIDA. (_spaventata_) Tu sai che io ho un altro segreto?
WAN. Sì. Tu non puoi vivere qui. Le nostre montagne ti opprimono, qui
non c’è abbastanza luce per te, l’orizzonte non è abbastanza spazioso,
il vento non soffia abbastanza forte.
ELLIDA. È vero; sia giorno o notte, sia inverno o estate io mi sento
sempre attratta verso il mare.
WAN. Lo so, mia cara. (_mettendole una mano sul capo_) Ed ecco perchè
la cara bambina ammalata, tornerà a casa sua.
ELLIDA. Che cosa dici?
WAN. Noi partiremo.
ELLIDA. Partiremo!
WAN. Sì, andremo sulle rive del mare, in un luogo dove troverai il nido
che ti abbisogna.
ELLIDA. Non pensiamoci, è un sogno: tu non puoi vivere lontano da
questi luoghi.
WAN. E credi che potrei vivere senza di te?
ELLIDA. Ma io ricuso e resto. Io ti appartengo.
WAN. E credi davvero di appartenermi, Ellida?
ELLIDA. Non ne parliamo più: tu tieni qui tutto ciò che ti fa vivere e
respirare.
WAN. Per me, procurerò adattarmi. Noi partiremo. Sono deciso, Ellida,
assolutamente deciso.
ELLIDA. Che ci guadagneremo?
WAN. Tu ritroverai la tua salute e la tua tranquillità.
ELLIDA. Chi sa? Ma tu? Bisogna pensare a te; che cosa guadagnerai?
WAN. Ti riconquisterò, mia adorata!
ELLIDA. È impossibile, Wangel, non lo potrai. Ed è questo che è
orribile, che mi rende disperata.
WAN. Bisogna tentare. Fino a quando rimarrai qui, questi pensieri non
ti abbandoneranno mai; bisogna fuggire questi luoghi il più presto
possibile: bisogna ed io lo voglio, capisci!
ELLIDA. No, no: è meglio che ti dica ogni cosa: tu non devi essere
infelice per me, tanto più che il tuo sacrificio non servirebbe a
nulla. Sappi una volta ciò che sento, ciò che penso. Siediti vicino a
me. (_siedono sopra i sassi_).
WAN. Suvvia, Ellida, coraggio.
ELLIDA. Il giorno in cui sei venuto laggiù a chiedermi se volevo, se
potevo essere tua, francamente, lealmente mi hai parlalo del tuo primo
matrimonio, e della felicità che esso ti aveva arrecato.
WAN. Dicevo la verità.
ELLIDA. Sì, sì, non ne dubito ma non parliamo di ciò ora. Voglio solo
ricordarti che io pure fui franca con te, poichè ti confessai che avevo
amato un altr’uomo e che questo era stato quasi il mio fidanzato.
WAN. Quasi?
ELLIDA. Sì, ma durò poco: partì, e ogni legame che ci univa fu rotto.
Era quella tutta la verità.
WAN. Perchè, Ellida, tornare sul passato? Io non avevo alcun diritto di
interrogarti e chiederti il nome di quell’uomo.
ELLIDA. Tu fosti sempre delicato.
WAN. (_sorridente_). Eppoi non era difficile indovinare....
ELLIDA. Indovinare il suo nome?
WAN. Sicuro. A Skjoldvik e nei dintorni, non vi erano troppi uomini per
poter spaziare sulla scelta, o piuttosto, non ve n’era che un solo che
potesse....
ELLIDA. Tu supponi adesso che quest’uomo fosse Arnholm?
WAN. Sì! Non è lui?
ELLIDA. No. Ti ricordi quando, verso la fine d’autunno approdò a
Skjoldvik quella grande nave americana, per riparare ad un’avaria?
WAN. Me ne ricordo; fu a bordo di quella nave che una mattina venne
trovato il capitano assassinato. Fui chiamato io a fare l’autopsia del
cadavere. Si disse che l’assassino fosse stato il secondo pilota.
ELLIDA. Nessuno può affermarlo, perchè nessuno può provarlo.
WAN. Eppure, se non fosse stato lui, perchè quel pilota si sarebbe
annegato?
ELLIDA. Non si è annegato: è partito a bordo di una baleniera.
WAN. (_stupito_) Come lo sai tu?
ELLIDA. (_padroneggiandosi_) Lo so. Wangel, perchè quel pilota.... era
il mio fidanzato.
WAN. (_con grande stupore_) Che cosa dici Ellida? È mai possibile?
ELLIDA. Sì, era il mio fidanzato.
WAN. Ma eri pazza dunque.... fidanzarti con uno sconosciuto? Come si
chiamava?
ELLIDA. Allora si faceva chiamare Friman, più tardi le sue lettere
portarono la firma di Alfredo Johnston.
WAN. Da dove veniva?
ELLIDA. Dalla Finlandia, mi disse. Credo che egli fosse nato là, e che
abbia in seguito emigrato con suo padre.
WAN. Eppoi....
ELLIDA. Eppoi non so più nulla: noi non parlavamo mai del passato.
WAN. Di che cosa parlavate?
ELLIDA. Sopratutto del mare: parlavamo della tempesta e dei giorni di
calma, delle notti scure e dei giorni pieni di sole. Parlavamo delle
balene, delle foche, che si trascinano sugli scogli ai raggi del sole,
e delle aquile e delle Sirene. Allora mi sembrava che quegli esseri
dovessero appartenere alla stessa sua razza; e mi pareva che io stessa
dovessi appartenere all’Oceano.
WAN. E fu allora che ti sei fidanzata con quell’uomo?
ELLIDA. Sì. Egli mi disse «è necessario».
WAN. Necessario? Ma tu non avevi la tua volontà?
ELLIDA. Quando gli ero vicino, no. E quando mi lasciava io non potevo
spiegarmi questo fascino.
WAN. Lo vedevi spesso?
ELLIDA. Spesso no. Venne un giorno a visitare il faro, ed è così che
l’ho conosciuto; poi ci incontrammo di quando in quando. Ma successe
l’assassinio del capitano e fu costretto a fuggire.
WAN. Racconta.... racconta....
ELLIDA. Un mattino, era appena giorno, ho ricevuto un suo biglietto nel
quale mi pregava di andare ad aspettarlo a Brathammeren, sai, il capo
che c’è tra il faro e Skjoldvik.
WAN. Lo conosco.
ELLIDA. Mi scriveva di andare perchè aveva da parlarmi.
WAN. Ci sei andata?
ELLIDA. Non potevo fare altrimenti. Allora mi raccontò che aveva ucciso
il suo capitano, durante la notte.
WAN. Fu lui che ti ha confessato?...
ELLIDA. Sì, ma aggiunse che quel delitto era giusto e naturale. Non
volle dirmi di più, adducendo la scusa che non poteva parlare.
WAN. E gli hai creduto?
ELLIDA. Sì. Alla fine egli dovette partire, ma al momento di
lasciarmi... non puoi immaginarti quello che fece.
WAN. Che cosa?
ELLIDA. Si tolse dal dito un anello, che portava sempre con sè, volle
che gli dessi un altro mio anello, poi, unendoli tra loro, e dicendo
che da quel momento noi ci sposavamo col mare, lanciò lontano, lontano
nei flutti, i due piccoli dischi d’oro.
WAN. E tu, Ellida, tu hai accettato?
ELLIDA. In quel momento io ero dominata da una forza superiore. Come
Dio volle partì... Tornai allora di corsa a casa e mi persuasi che ciò
che avevo fatto era una pazzia!
WAN. Ma tu mi hai parlato di lettere: ti ha scritto?
ELLIDA. Prima, poche righe da Arcangelo; mi diceva solamente che
partiva per l’America, e mi dava il suo indirizzo per rispondergli.
WAN. Gli hai risposto?
ELLIDA. Subito. Naturalmente gli scrissi che tutto doveva essere finito
tra noi; che non doveva più pensare a me, e ch’io volevo dimenticarlo.
WAN. E ti continuò a scrivere?
ELLIDA. Sì.
WAN. Rispondendo alla tua lettera?
ELLIDA. Alla mia lettera non rispose neppure una parola: come
se non gli avessi scritto nulla. Mi diceva semplicemente che
bisognava aspettare, che m’avrebbe avvisata all’epoca in cui avrebbe
potuto chiamarmi a sè e che allora io avrei dovuto raggiungerlo
immediatamente.
WAN. Dunque, non rinunciò a te?
ELLIDA. Tornai a scrivergli, tornando a ripetere, con più forza, quanto
gli avevo detto, ma lui non si diede per inteso e mi rispose senza una
sola allusione alla nostra rottura. Compresi che era inutile insistere
e non gli scrissi più.
WAN. E non hai più avuto sue nuove?
ELLIDA. Sì, mi scrisse ancora tre volte: una prima lettera da
S. Francisco di California, un’altra dalla China ed una terza
dall’Australia. Mi diceva che doveva partire per le miniere d’oro. Da
allora non so più nulla.
WAN. Quest’uomo esercita su te una strana influenza, Ellida. Bisogna
che tu non pensi più a lui. Me lo prometti, mia cara Ellida? Noi
cambieremo vita. Andremo in cerca di un’aria un poco più fredda. Ti
piace l’aria fortificante del mare?
ELLIDA. Non me ne parlare, te ne supplico. Non v’è mezzo per guarirmi;
neppure il mare potrebbe liberarmi da questo mio male.
WAN. Di qual male tu parli?
ELLIDA. Parlo di questo terrore, di questa potenza spaventevole.
WAN. Ma te ne sei liberata da un pezzo, da quando l’hai licenziato.
Ormai tutto è finito.
ELLIDA. (_alzandosi bruscamente_) No! ecco, la sventura appunto è che
non è vero che tutto sia finito!
WAN. Non è finito?
ELLIDA. E temo che questo legame non abbia a finir mai.
WAN. (_a voce soffocata_) Tu vuoi dire allora che hai sempre nel cuore
l’immagine di quell’uomo.
ELLIDA. Un giorno ho creduto di averlo dimenticato, poi a poco a poco,
ricomparve.
WAN. Da quando?
ELLIDA. Da circa tre anni o poco più. Ero allora in istato interessante.
WAN. Ah! tu eri?... Ora mi spiego molte cose.
ELLIDA. Ti inganni. Quel sentimento che si è impadronito di me, tu non
puoi averlo notato, ed io stessa non lo saprei definire.
WAN. (_con uno sguardo di terrore_) Da tre anni dunque.... tu ami un
altr’uomo.... uno straniero.
ELLIDA. No, io non amo che te.
WAN. (_dolcemente_) E allora perchè non hai voluto essere con me....
veramente mia moglie?
ELLIDA. Sempre a cagione di quest’orribile sentimento che quell’uomo mi
ha inspirato.
WAN. Spiegati meglio.
ELLIDA. È un fenomeno! un male! un turbamento strano, violento che solo
il mare.... perchè tu devi sapere, Wangel...