DETTI, ARNHOLM, VIOLETTA, HILDA _e_ LYNGSTRAND.
(_Giovani della città che entrano da sinistra ed escono da destra
salutando_).
VIOL. Voi altri due restate ancora qui?
ELLIDA. Sì, si sta tanto bene su questo poggio. È così fresco!
ARN. Noi andiamo a ballare.
WAN. Vi raggiungeremo subito.
HILDA. Allora arrivederci.
ELLIDA. Scusi, signor Lyngstrand; si trattenga un momento. (_Lyngstrand
si ferma, gli altri escono da destra_).
ELLIDA. (_a Lyngstrand_) Va a ballare anche lei?
LYNG. No, signora, non mi azzardo.
ELLIDA. Fa bene ad essere prudente. Lei non è ristabilito completamente
a quanto pare.
LYNG. Non del tutto.
ELLIDA. (_con esitazione_) A che epoca ha fatto quel tal viaggio?...
LYNG. Quello che causò il mio male?
ELLIDA. Sì, quello di cui parlavamo stamane.
LYNG. Sono quasi tre anni.
ELLIDA. Tre anni?
LYNG. Sissignora: lasciammo l’America in febbraio, e abbiamo naufragato
in marzo, all’epoca delle tempeste equinoziali.
ELLIDA. (_guardando Wangel_) E fu allora che....
WAN. Ma, cara Ellida....
ELLIDA. Io non voglio trattenerlo di più, signor Lyngstrand. Raggiunga
gli altri, ma dia retta a me, procuri di non ballare.
LYNG. Sissignora, l’obbedirò. (_esce da destra_).
WAN. Perchè gli hai fatto quelle domande?
ELLIDA. Johnston era a bordo con lui; ne sono sicura.
WAN. Che cosa te lo fa supporre?
ELLIDA. (_senza rispondergli_) A bordo Johnston seppe che mi ero
maritata con un altro durante la sua assenza, e, contemporaneamente io
fui assalita da questa malattia.
WAN. Quegli di cui mi parlavi poc’anzi?
ELLIDA. Sì. Mi è sempre vicino! O davanti, o ai lati, io lo vedo. Egli
non mi guarda mai ma mi segue sempre!
WAN. Lo vedi?
ELLIDA. Come lo vidi l’ultima volta, dieci anni or sono a Brathammeren.
Vedo sopratutto distintamente la spilla della sua cravatta con una
grossa perla celeste. Quella perla ricorda l’occhio di un pesce morto e
pare che mi fissi sempre!
WAN. Mia cara Ellida, tu sei ammalata più di quello che io non credevo;
più di quello che tu stessa non t’immagini.
ELLIDA. Lo so. Aiutami, Wangel, se lo puoi, perchè sento che questo
male mi uccide.
WAN. Ed hai potuto passare tre anni in questo stato d’animo; hai potuto
sopportare tante sofferenze senza confidarti con me?
ELLIDA. Non l’ho potuto prima d’oggi in cui questa confidenza è
divenuta necessaria per te stesso. Se avessi dovuto dirti tutto, avrei
dovuto confessarti cosa inesplicabile, indicibile....
WAN. Indicibile??...
ELLIDA. (_allontanandolo con la mano_) No, no, no; non mi chiedere
nulla! Wangel, come spieghi tu gli strani occhi che aveva il nostro
bambino?
WAN. Ma, Ellida, t’assicuro che la tua è una illusione.... Gli occhi
del nostro bambino non avevano nulla di speciale.
ELLIDA. No, non è vero! Come non l’hai osservato? Gli occhi di quel
fanciullo cambiavano di colore, come il mare, secondo il buono o
cattivo tempo. Oh! tu non potevi porvi attenzione, perchè tu non
dubitavi.
WAN. Ebbene, sia pure come dici: a che vuoi concludere?
ELLIDA. (_a voce bassa e avvicinandosi a lui_) Quegli occhi io gli ho
veduti un’altra volta.
WAN. Quando? Dove?
ELLIDA. A Brathammeren... dieci anni or sono....
WAN. (_rinculando d’un passo_) Che cosa mai dici?
ELLIDA. (_con voce bassa e tremante_). Il fanciullo aveva gli occhi
dello straniero.
WAN. (_con un grido involontario_) Ellida!
ELLIDA. (_disperata, alzando le mani in atto di supplica_) Tu ora
devi comprendere perchè io non voglio, non posso vivere con te... come
moglie!... (_si volge rapidamente e fugge da destra_).
WAN. (_rincorrendola, grida_) Ellida! Sventurata Ellida, mia povera
Ellida!