SCENA VI.

DETTI, ARNHOLM, VIOLETTA, HILDA _e_ LYNGSTRAND.

(_Giovani della città che entrano da sinistra ed escono da destra

salutando_).

VIOL. Voi altri due restate ancora qui?

ELLIDA. Sì, si sta tanto bene su questo poggio. È così fresco!

ARN. Noi andiamo a ballare.

WAN. Vi raggiungeremo subito.

HILDA. Allora arrivederci.

ELLIDA. Scusi, signor Lyngstrand; si trattenga un momento. (_Lyngstrand

si ferma, gli altri escono da destra_).

ELLIDA. (_a Lyngstrand_) Va a ballare anche lei?

LYNG. No, signora, non mi azzardo.

ELLIDA. Fa bene ad essere prudente. Lei non è ristabilito completamente

a quanto pare.

LYNG. Non del tutto.

ELLIDA. (_con esitazione_) A che epoca ha fatto quel tal viaggio?...

LYNG. Quello che causò il mio male?

ELLIDA. Sì, quello di cui parlavamo stamane.

LYNG. Sono quasi tre anni.

ELLIDA. Tre anni?

LYNG. Sissignora: lasciammo l’America in febbraio, e abbiamo naufragato

in marzo, all’epoca delle tempeste equinoziali.

ELLIDA. (_guardando Wangel_) E fu allora che....

WAN. Ma, cara Ellida....

ELLIDA. Io non voglio trattenerlo di più, signor Lyngstrand. Raggiunga

gli altri, ma dia retta a me, procuri di non ballare.

LYNG. Sissignora, l’obbedirò. (_esce da destra_).

WAN. Perchè gli hai fatto quelle domande?

ELLIDA. Johnston era a bordo con lui; ne sono sicura.

WAN. Che cosa te lo fa supporre?

ELLIDA. (_senza rispondergli_) A bordo Johnston seppe che mi ero

maritata con un altro durante la sua assenza, e, contemporaneamente io

fui assalita da questa malattia.

WAN. Quegli di cui mi parlavi poc’anzi?

ELLIDA. Sì. Mi è sempre vicino! O davanti, o ai lati, io lo vedo. Egli

non mi guarda mai ma mi segue sempre!

WAN. Lo vedi?

ELLIDA. Come lo vidi l’ultima volta, dieci anni or sono a Brathammeren.

Vedo sopratutto distintamente la spilla della sua cravatta con una

grossa perla celeste. Quella perla ricorda l’occhio di un pesce morto e

pare che mi fissi sempre!

WAN. Mia cara Ellida, tu sei ammalata più di quello che io non credevo;

più di quello che tu stessa non t’immagini.

ELLIDA. Lo so. Aiutami, Wangel, se lo puoi, perchè sento che questo

male mi uccide.

WAN. Ed hai potuto passare tre anni in questo stato d’animo; hai potuto

sopportare tante sofferenze senza confidarti con me?

ELLIDA. Non l’ho potuto prima d’oggi in cui questa confidenza è

divenuta necessaria per te stesso. Se avessi dovuto dirti tutto, avrei

dovuto confessarti cosa inesplicabile, indicibile....

WAN. Indicibile??...

ELLIDA. (_allontanandolo con la mano_) No, no, no; non mi chiedere

nulla! Wangel, come spieghi tu gli strani occhi che aveva il nostro

bambino?

WAN. Ma, Ellida, t’assicuro che la tua è una illusione.... Gli occhi

del nostro bambino non avevano nulla di speciale.

ELLIDA. No, non è vero! Come non l’hai osservato? Gli occhi di quel

fanciullo cambiavano di colore, come il mare, secondo il buono o

cattivo tempo. Oh! tu non potevi porvi attenzione, perchè tu non

dubitavi.

WAN. Ebbene, sia pure come dici: a che vuoi concludere?

ELLIDA. (_a voce bassa e avvicinandosi a lui_) Quegli occhi io gli ho

veduti un’altra volta.

WAN. Quando? Dove?

ELLIDA. A Brathammeren... dieci anni or sono....

WAN. (_rinculando d’un passo_) Che cosa mai dici?

ELLIDA. (_con voce bassa e tremante_). Il fanciullo aveva gli occhi

dello straniero.

WAN. (_con un grido involontario_) Ellida!

ELLIDA. (_disperata, alzando le mani in atto di supplica_) Tu ora

devi comprendere perchè io non voglio, non posso vivere con te... come

moglie!... (_si volge rapidamente e fugge da destra_).

WAN. (_rincorrendola, grida_) Ellida! Sventurata Ellida, mia povera

Ellida!

La donna del mare · 第 26 / 59 题