LYNGSTRAND _e_ DETTE.
LYNG. (_viene da destra, con un ombrello in mano_) Mi scusino signorine
se io non posso correre.
HILDA. Ha comperato un ombrello?
LYNG. È di sua madre. Mi ha detto di servirmene come bastone, avendo
dimenticato il mio.
VIOL. Babbo e gli altri sono ancora laggiù?
LYNG. Sì, signorina: suo padre è entrato al caffè un momento, e gli
altri sono seduti fuori ad ascoltare la musica. Ma sua madre mi ha
detto che verrebbero qui.
HILDA. (_fissandolo_) Si sente stanco?
LYNG. Un poco: bisogna che mi metta a sedere (_siede su una pietra_).
HILDA. (_ritta davanti a lui_) Lo sa che si ballerà sulla piazza?
LYNG. Sì ho sentito che se ne parlava.
HILDA. A lei non piace il ballo?
VIOL. (_che raccoglie fiori_) Hilda, ma lascia riposare un poco il
signor Lyngstrand.
LYNG. (_a Hilda_) Sì, signorina, mi piacerebbe, se potessi....
HILDA. Non sa ballare?
LYNG. Non ho detto questo: sono i miei polmoni che me lo impediscono.
HILDA. Questo male dunque, le è causa di dolori.
LYNG. No, no (_sorridendo_) perchè infine ad esso debbo se tutti sono
così buoni, così gentili, così compiacenti per me.
HILDA. E poi non è un male pericoloso.
LYNG. Pericoloso no. Da quando mi ha visitato suo padre ne ho la
certezza.
HILDA. Rimarrà qui, allora, fino a quando sarà guarito?
LYNG. Certamente.
VIOL. (_offrendogli dei fiori_) Tenga, signor Lyngstrand, li metta
all’occhiello.
LYNG. Grazie, grazie, signorina: lei è troppo buona con me.
HILDa. (_guardando a destra_) Ecco che si mettono in cammino.
VIOL. (_guarda anche lei_) Purchè sappiano venirvi: ecco che già
sbagliano strada.
LYNG. (_alzandosi_) Vado io loro incontro: griderò loro che si
sbagliano.
HILDA. Bisognerà gridare forte.
VIOL. No, è ancora troppo stanco.
LYNG. Oh, la discesa non mi fa male (_via da destra_).
HILDA. Ah sì, la discesa (_guardandolo allontanarsi_) Ora corre e non
pensa che poi dovrà risalire.
VIOL. Povero giovane!
HILDA. Se Lyngstrand ti chiedesse in isposa, gli diresti di sì?
VIOL. Dimmi, diventi pazza?
HILDA. Se non fosse condannato veramente, lo accetteresti come sposo?
VIOL. Mi sembra che piuttosto toccherebbe a te sposarlo.
HILDA. Mai! Non ha un soldo! non ha neppure da mantenersi lui.
VIOL. Perchè allora ti occupi sempre del signor Lyngstrand?
HILDA. Per la sua malattia.
VIOL. Non mi sono mai accorta che tu lo compiangessi per questo....
HILDA. Non lo compiango, solo mi attrae....
VIOL. Che cosa?
HILDA. Farlo parlare, fargli dire che non è pericolosamente ammalato;
sentirlo discorrere dei suoi sogni per l’avvenire, della sua futura
gloria d’artista. Egli crede a tutto questo ed è felice. E nulla si
realizzerà di quanto spera, nulla, perchè egli morirà prima, e questo
pensiero, vedi, non manca d’interesse.
VIOL. Di interesse?...
HILDA. Che cosa vuoi? è la mia opinione.
VIOL. Oh, Hilda! tu sei una cattiva ragazza!
HILDA. Sì, voglio essere una cattiva ragazza a dispetto di tutti.
(_guardando a destra_) Eccoli finalmente. Si direbbe che Arnholm non
ama le salite. (_voltandosi_) A proposito, sai che cosa ho notato in
Arnholm durante il desinare?
VIOL. Che cosa?
HILDA. Comincia a perdere i capelli.
VIOL. Ma no, ti sbagli.
HILDA. Non mi sbaglio niente affatto; e poi sul viso, ha già delle
rughe. Mio Dio, Violetta, come hai potuto essere tanto innamorata di
lui quand’era tuo precettore?
VIOL. (_sorridendo_) Davvero non lo so. Mi ricordo che piangevo
dirottamente quando mi diceva che non gli piaceva il mio nome.
HILDA. Eri pur curiosa! (_guardando a destra_) Guarda la donna del mare
che parla con lui e con babbo. Non mi meraviglierei se quei due là se
l’intendessero.
VIOL. È vergognoso quanto dici! Perchè ti permetti di parlare così sul
suo conto, ora che i nostri rapporti sono ottimi?
HILDA. Ottimi! Sei ancora ingenua, piccina mia. No, i nostri rapporti
con lei non saranno mai buoni, perchè noi non possiamo soffrire lei, e
lei non può soffrire noi. Io non so perchè babbo l’ha portata in casa;
non è improbabile che quella un giorno o l’altro diventi pazza.
VIOL. Pazza! Perchè?
HILDA. Anche sua madre era pazza, o almeno, è morta pazza.
VIOL. Dio mio, che cosa mi dici! Ma se anche ciò che affermi è vero,
non parlarne. Procura di essere gentile, fallo per babbo: hai capito
Hilda?