SCENA XI.

ELLIDA _e_ ARNHOLM.

ARN. (_alzandosi e avvicinandosi a Ellida_) Quel racconto l’ha commossa?

ELLIDA. Sì, ciò non pertanto...

ARN. Eppure non c’era nulla di straordinario. Doveva immaginarselo.

ELLIDA. (_fissandolo attonita_) Dovevo immaginarmela?

ARN. Lo credo.

ELLIDA. Immaginare che un uomo possa tornare al mondo in quelle

circostanze!

ARN. Ma no, diavolo! Forse che questa pazza storia dello scultore,

avrebbe....

ELLIDA. Mio caro Arnholm, non è tanto pazza quanto lei suppone.

ARN. Dunque questa storiella dell’uomo risuscitato l’ha turbata a

questo punto? Ed io che credevo...

ELLIDA. Che cosa?

ARN. Credevo che quella sua emozione non fosse che una simulazione

da parte sua, o che soffrisse per un’altra causa; per lo spettacolo

a cui assiste di vedere che qui si solennizza in secreto una festa

di famiglia, e che suo marito e i suoi figliuoli vivono una vita di

ricordi a cui lei è estranea.

ELLIDA. No, no, non parliamo di questo; io non ho alcun diritto di

pretendere che mio marito sia solo per me.

ARN. Eppure è il suo diritto.

ELLIDA. Forse, ma non ne uso, perchè io pure vivo una vita di ricordi,

alla quale gli altri sono estranei.

ARN. Lei?... (_a voce bassa_) Dunque.... dunque lei non ama suo marito?

ELLIDA. Io? ma io l’amo con tutto il mio cuore, ed è ben questo che è

orribile, inesplicabile.

ARN. Signora Wangel, abbia confidenza in me, mi confessi ogni cosa.

ELLIDA. Non posso, almeno per ora: forse più tardi.

La donna del mare · 第 17 / 59 题