DETTI _e_ LYNGSTRAND.
(_Lyngstrand viene dalla sinistra della strada ed entra in giardino.
Ha un fiore all’occhiello ed in mano un gran mazzo di fiori avvolti in
carta bianca e nastri rosa. Si ferma esitando innanzi alla terrazza_).
ELLIDA. (_facendosi vedere_). Cerca le ragazze, signor Lyngstrand.
LYNG. (_voltandosi_) Oh! scusi, signora (_saluta e si avvicina_)
Cercavo di lei, signora Wangel. Mi sono permesso di venire e...
ELLIDA. Ha fatto benissimo, lei è sempre il benvenuto.
LYNG. Grazie, signora... e siccome oggi è il giorno di festa....
ELLIDA. Oh! lo sa anche lei?
LYNG. Lo so, ed ecco perchè mi permetto offrirle anch’io questi
fiori.... (_li offre_).
ELLIDA. Caro signore, non è a me che deve darli, bensì al signor
Arnholm: è lui che si festeggia.
LYNG. (_guardando Arnholm indeciso_) Scusi, signora, ma io non ho
l’onore di conoscere il signore. Io venivo per farle i miei auguri per
il suo genetliaco.
ELLIDA. Il mio genetliaco? Lei s’inganna.
LYNG. (_con un sorriso malizioso_) Non credevo che fosse un segreto, il
genetliaco della signora Wangel.
ARN. (_fissando Ellida con uno sguardo interrogativo_) Oggi? ma no; è
un errore.
ELLIDA. (_a Lyngstrand_) Ma chi le ha detto...?
LYNG. La signorina Hilda, poco fa. Ero venuto qui per pochi minuti
stamane e vedendo tutto questo apparato di festa domandai alle
signorine per quale ragione avessero messi tanti fiori sulla terrazza e
issata la bandiera.
ELLIDA. Ebbene?
LYNG. La signorina Hilda mi rispose: perchè oggi è la festa della mamma.
ELLIDA. Della mamma?... Ah, sì.... infatti...
ARN. (_tra sè_) Ora comprendo (_scambia un’occhiata di intelligenza con
Ellida_).
ARN. Giacchè il signore sa tutto io credo, che....
ELLIDA. (_a Lyngstrand_) Già, poichè lei sa....
LYNG. (_porgendole i fiori_) Dunque, mi permette di farle i miei auguri?
ELLIDA. (_prendendo i fiori_) Grazie, grazie mille, e voglia sedere un
poco con noi. (_siedono tutti_). Questa mia festa doveva infatti essere
un segreto per tutti.
ARN. Un segreto che noi forestieri non avremmo dovuto conoscere.
ELLIDA. (_deponendo i fiori sulla tavola_) È vero, che i forestieri....
LYNG. Le prometto che non farò parola con alcuno.
ELLIDA. Oh, non importa. E la sua salute, come va? Meglio, non è vero?
LYNG. Sì signora, vado abbastanza bene, e questo altro anno potrò
recarmi nel mezzogiorno.
ELLIDA. Le ragazze mi hanno parlato di questo suo progetto.
LYNG. Ho a Bergen un benefattore che mi protegge e che promise di
aiutarmi per quest’altro anno.
ELLIDA. Come lo conobbe questo benefattore?
LYNG. Per un caso stranissimo. Io fui marinaio sopra uno di questi
battelli che fanno il servizio della costa...
ELLIDA. Dunque lei ama il mare?
LYNG. Niente affatto, ma dopo la morte di mia madre, mio padre, a cui
ero di peso, non volle più tenermi in casa e m’ingaggiò marinaio. In un
viaggio il mio legno naufragò nel canale, e per me fu una fortuna.
ARN. Una fortuna?
LYNG. Io rimasi parecchio tempo nell’acqua ghiacciata prima che
arrivassero i soccorsi, e di quel bagno la mia salute ne ha sempre
risentito. Da allora io sono malato di petto e dovetti abbandonare il
mare: fu per me una vera felicità.
ARN. Una felicità?
LYNG. Il mio male non è grave ed ora posso diventare scultore,
realizzando così il mio sogno. Quale gioia modellare l’argilla che,
sotto le nostre dita, poco a poco, prende la forma e vita.
ELLIDA. E che cosa desidera modellare? delle Sirene o delle antiche
Valchirie.
LYNG. Il mio sogno è di dedicarmi a una grande opera, ad un gruppo.
ELLIDA. Ed il soggetto di questo gruppo?
LYNG. Un gruppo che io vidi realmente.
ARN. Si provi e vedrà che riuscirà.
ELLIDA. Ma che cosa è dunque?
LYNG. Ecco la mia idea: una giovane donna, moglie di un marinaio, dorme
e dormendo sogna: io mostrerò il suo sogno.
ARN. È tutto qui?
LYNG. No, vi deve essere un’altra figura, un fantasma: il marito
ingannato durante la sua assenza è morto in mare.
ELLIDA. Morto?
LYNG. Sì, durante un lungo viaggio. Ed ora il fantastico: egli ritorna
nella notte alla sua capanna ed ora sta ritto ai piedi del letto
fissando la moglie. Egli deve essere bagnato come un uomo che esce
dalle onde.
ELLIDA. (_raggomitolandosi nella poltrona_) Che soggetto singolare.
(_chiude gli occhi_) Io vedo già la scena disegnarsi davanti ai miei
occhi.
ARN. Mi scusi, signore, poco fa lei diceva che il gruppo doveva
rappresentare una scena a cui lei stesso era stato testimone.
LYNG. Infatti, ho veduto qualche cosa di simile.
ARN. Come! Lei ha veduto un morto che....?
LYNG. Non l’ho veramente veduto ma....
ELLIDA. (_con grande interesse_) Racconti su la prego....
ARN. (_a Ellida_) È una storiella che le farà piacere: c’è del mare....
ELLIDA. Continui signor Lyngstrand.
LYNG. Il nostro brik aveva lasciato Halifan per tornar qui. Il nostromo
ammalatosi era stato mandato all’ospedale e un americano aveva preso il
suo posto. Il nuovo nostromo....
ELLIDA. L’americano?
LYNG. Sì; il nuovo nostromo un giorno si fece prestare dal capitano dei
vecchi giornali norvegesi che leggeva con passione, dicendo di voler
imparare il norvegese.
ELLIDA. E il seguito?
Lyng. Una sera si alzò un forte temporale. Eccetto il nostromo ed io,
erano tutti sul ponte. L’americano aveva male ad un piede da non poter
camminare, ed io soffrivo in modo che mi era impossibile muovermi dalla
mia amaca. Egli, come sempre, leggeva i giornali.
ELLIDA. Continui.
LYNG. Ad un tratto, egli gettò un grido, poi si mise a lacerare il
giornale, ma tutto ciò tranquillamente.
ELLIDA. Senza dir nulla?
LYNG. No, sul principio non disse nulla, poi come parlando a sè stesso,
mormorò: «Ella è maritata! si è unita ad un altr’uomo durante la mia
assenza!»
ELLIDA. (_socchiudendo gli occhi_) Diceva proprio così?
LYNG. Sissignora, e pronunciò queste parole in norvegese. Quell’uomo
aveva una grande facilità per imparare le lingue.
ELLIDA. Come è andata a finire?
LYNG. Non mi dimenticherò mai quello che ha soggiunto poi dolcemente
«Ma essa è mia e sarà mia; mi seguirà, dovessi tornare a cercarla
laggiù, come un annegato che torna dal fondo del mare.»
ELLIDA. (_si versa un bicchier d’acqua — la sua voce trema_) Auff! come
fa caldo quest’oggi!
LYNG. E disse tutto questo con una tale espressione di forza e di
volontà che, ne sono sicuro, manterrà la sua parola.
ELLIDA. E non sa che cosa sia avvenuto di quell’uomo?
LYNG. Dev’esser morto.
ELLIDA. Come può supporlo?
LYNG. Nello stesso viaggio al ritorno abbiamo naufragato nel canale.
Io riuscii a scivolare nella grande scialuppa col capitano e cinque
marinai. Il pilota invece s’imbarcò col marinaio sul piccolo canotto.
ELLIDA. E non si ebbe più alcuna notizia di loro?
LYNG. Alcuna, almeno a tutt’oggi, in cui mi scrive anche il mio
benefattore. Da quest’avventura io voglio trarre il soggetto d’un’opera
d’arte. Vedo la sposa infedele del marinaio, poi il vendicatore che
quantunque annegato sorge, cosa orrenda, dal mare. Me le vedo queste
due figure innanzi agli occhi palpitanti di vita.
ELLIDA. Io pure. (_si alza_) Andiamo a cercare Wangel. Qui si soffoca
(_si avanza in giardino_).
LYNG. Io me ne vado, volevo solamente farle una piccola visita per
porgerle i miei auguri. Ora che l’ho fatta....
ELLIDA. Faccia come crede. Arrivederci allora e grazie dei fiori.
(_Lyngstrand saluta ed esce dal giardino_).