ARNHOLM _e_ DETTI.
(_Il professore Arnholm in elegante abito da mattina, con occhiali
d’oro e un bastoncino in mano appare in fondo al viale. Ha l’aria
stanca. Guarda in giardino — saluta ed entra_).
WAN. (_andandogli incontro_) Sia il benvenuto, professore. Non può
credere con quanto piacere la rivedo in questi luoghi che le sono tanto
noti.
ARN. Grazie, dottore, mille volte grazie. (_gli stringe la mano e
vengono tutti e due al proscenio_) E son queste le bambine? (_stendendo
loro le mani_) Non le avrei riconosciute.
WAN. Lo credo bene.
ARN. Nonpertanto, Violetta.... Violetta sì, l’avrei riconosciuta.
WAN. Sono otto o nove anni che lei non ci vede; da allora sono avvenuti
tanti mutamenti.
ARN. (_guardando attorno_) Non mi pare: sono cresciuti gli alberi, si è
abbellito il giardino; ecco tutto.
WAN. La scena, infatti, è sempre la stessa.
ARN. (_sorridendo_) Ed ora ha due ragazze da marito.
WAN. Per ora una sola.
HILDA. (_tra sè_) Grazie. Non è gentile papà.
WAN. Vogliamo andare sulla terrazza? Là si gode più fresco. (_vanno
sulla terrazza. Wangel fa sedere Arnholm sulla sedia a dondolo_). Lei
ha bisogno di riposarsi, si vede che è ancora stanco dal viaggio.
ARN. Non molto; tra questi splendidi panorami non si sente neppur la
stanchezza.
VIOL. (_a Wangel_) Tra poco qui farà troppo caldo, vuoi che vada in
salone a preparare gli sciroppi e della soda?
WAN. Fa come ti piace; ed anche del cognac, se qualcuno ne desidera.
VIOL. Va bene (_a Hilda_) Porta la valigia nello _studio_. (_Violetta
entra in casa e chiude l’uscio. Hilda prende la valigia, scende in
giardino e va a sinistra dietro la casa_).