DETTE _e_ WANGEL.
(_Il dottor Wangel è in abito da viaggio con una piccola borsa in mano
— entra da destra_).
WAN. Eccomi, figlie mie.
VIOL. (_andandogli incontro_) Buon giorno papà.
HILDA. (_andando anch’essa verso Wangel_) Hai finito, per oggi?
WAN. Probabilmente bisognerà che faccia una corsa in città. Arnholm è
arrivato?
VIOL. Sì, questa notte, ed è sceso all’albergo.
WAN. Dunque non l’avete veduto?
VIOL. No, dovrebbe venire a momenti.
HILDA. (_portandolo verso la terrazza_) Guardati un poco attorno.
WAN. (_scorgendo i fiori_) Vedo, vedo, ragazze mie: si direbbe che oggi
è un giorno di festa. Brave.... brave.... E siete sole in casa?
HILDA. Sì, lei è andata a fare....
VIOL. (_interrompendola_) Mamma è andata al bagno.
WAN. (_guarda Violetta con benevolenza, le mette una mano sul capo
— poi, con esitazione_) Ascoltatemi, figlie mie. Avete intenzione di
lasciare tutto il giorno quei fiori sulla terrazza e questa bandiera.
HILDA. Certamente; e troverai giusto che....
WAN. Sì.... sì.... ma ecco vedete...
VIOL. (_facendogli dei segni_) Babbo, è per il professore Arnholm. È
naturale che quando arriva un amico come lui....
HILDA. (_sorridendo e scuotendolo per un braccio_) Lui che fu il
professore di Violetta....
WAN. (_sorridendo_) Siete due maliziose! Voi trovate naturalissimo che
noi ci ricordiamo di quella che non è più tra noi: e sia pure. Intanto
Hilda, prendi la mia valigia; (_le dà la valigia_) e portala nel mio
studio. Ebbene no, figlie mie, questa festa non mi piace, non mi piace
che ogni anno voialtre.... mi capite?... Insomma, bisogna che faccia
sempre quel che volete voi.
HILDA. (_andando a sinistra con la valigia_) Se non mi sbaglio credo di
vedere laggiù il professore.
VIOL. (_guardando_) Lui! (_ridendo_) Ma che, credi forse che sia
Arnholm, quel buon uomo là?..
WAN. Eppure è lui.... non vi è alcun dubbio.... Sì, sì, è lui.
VIOL. (_guardandolo sorpresa_) Dio mio! È proprio lui!