Ritorna il mio pensiero
A 'l pallido bambino
Che una sera d'aprile
Fu portato la giù ne 'l cimitero.
Intanto la sorella e il fratellino
Giuocan co 'l suo fucile,
Battono il suo tamburo,
Ed i guerrieri sgorbiano
Ch'egli tracciò su 'l muro.
Oserei dire che solo una donna poteva afferrare tutta la pietosa
eloquenza dell'episodio e renderla con tanta efficace semplicità. Il
lirismo più alto, più suggestivo, più commovente nel più umile vero. Chi
non è tocco dalla visione chiara di quella gaia scena di profanazione
infantile, di quei giocattoli, unica eredità del povero bimbo sparito
fra i fiori e i lumi in una sera primaverile, dispersa con incoscienza
crudele così? Chi è che ha dei bambini cari e che non sente alla sobria
arte di questi versi passarsi un brivido in mezzo al cuore e l'acuto
desiderio di vederli accanto ai loro giochi subito subito subito?
E la poesia capace di far vibrare in questo modo le nostre intime fibre
è bella, è buona, è vera poesia.
Udite due sonetti, solamente leggiadri questi, e intrisi del profumo
d'eleganza e di mondanità dell'artistico ambiente dove sono sbocciati,
come narcisi in un'anfora preziosa senza terra nè sole, dietro le
cortine di raso che nascondono un po' troppo di mondo qualche volta...