SOPRA IL QUADERNETTO D'UN BIMBO

Ecco i quaderni sporchi dei bambini,

Tutti logori fogli accartocciati,

Chiazze d'inchiostro, calcoli sbagliati,

Buchi, macchie di pappa e burattini;

E nel bel mezzo azzurri cerchiolini

Fatti dal pianto, e scarabocchi ai lati,

E quà e colà foglietti lacerati

Per fare alle pallette coi vicini.

Tale è la vita, o bamboli, in succinto;

Conti sbagliati, lacrime frequenti,

E burattini ad ogni piè sospinto:

E ogni giorno una pagina si strappa,

E sotto ai più magnanimi ardimenti

C'è sempre un po' la macchia della pappa.

Affrettiamoci. Non v'ha più che qualche sprazzo purpureo di sole occiduo

nel mio verziere. Ma quale frescura! Udite: c'è un pò della malinconica

stanchezza del Praga e della gentilezza profonda d'Enrico Panzacchi:

IN CASA DEL CURATO.

(_ricordi della campagna_)

Questa mattina desinai dal prete

In una stanza disadorna e bianca,

Dove non c'è che un desco ed una panca

E un grande crocifisso alla parete.

Sulla tovaglia fresca di bucato

C'era un vinetto trasparente e puro,

E in faccia a me danzavano sul muro

L'ombre de le alborelle del sacrato.

Un grato odor d'incenso a quando a quando

Veniva dalla muta sacrestia,

Ed una vecchia serva umile e pia

Ci girellava intorno zoccolando,

E c'era un'aria, un'ombra, una freschezza

In quella stanza candida e modesta!

E tanta pace in quella faccia onesta

Di vecchio prete, e tanta gentilezza!

Ei mi parlava de la sua cappella

E dell'orto e dell'uve e del paese,

E ogni sua parola era cortese

E ingenuamente colorita e bella.

E muto tratto tratto e sorridente

Fissava in contro al sole il suo vinetto,

E mettendo la man larga sul petto

Ne delibava un sorso lentamente.

E in me figgendo le pupille vive

Come volesse indovinarmi il core:

-- Ebbene, ebbene -- mi dicea -- signore.

Cosa scrive di bello? Cosa scrive? --

Quindi, bevendo un'altra sorsatina,

Soggiungeva: -- Signor, non si sgomenti

Bisogna pur ch'io beva e mi sostenti!

Lo sa che a giorni tocco l'ottantina? --

E mi facea gli onor dell'umil desco

Dicendo in atto di gentil rispetto:

-- Provi il mio vino, e mi dirà se è schietto;

Provi il mio burro, e mi dirà se è fresco. --

Indi tacendo, in un pensiero assorto,

S'accarezzava i candidi capelli,

Ed io sentito bisbigliar gli uccelli

E una zappa sonar lenta nell'orto.

E a quando a quando un alito di vento

Facea stormir le viti all'inferriata

E portava nel mio volto un'ondata

D'un sano odor di legna e di frumento.

E mi toccava il cor l'alta quïete

Di quel recesso pio, bianco e modesto...

L'avrei baciato quel buon vecchio onesto

Quel santo volto d'innocente prete.

La spontaneità dell'ispirazione, la nitidezza melodiosa della forma

fanno di questa una delle migliori liriche del De Amicis. E che mondo

palpita nella mite sincerità della trama! Quelle ombre di giovani alberi

che danzano sulla parete intonacata, quelle folate d'incenso uscenti

dalla pace semibuia della sacrestia, quel pispigliare d'uccellini, lo

stormire delle viti che rampicano ed origliano all'inferriata, gli odori

del legno, del grano, e quella zappa risonante ritmicamente nell'orto --

oh candida, dolce, antica ed eterna poesia delle Egloghe -- la vera

sapiente sei tu!

Ma Edmondo De Amicis è innanzi tutto uno spirito bellicoso. Alla

zampogna di Pane egli preferisce i canti di Tirteo -- canti incitanti

alla pugna, non importa quale -- anche, forse, la guerra alla guerra.

Non indugiate sul bisticcio; piuttosto ascoltate:

Ah! un giorno finirà l'orrida lite,

Disseccherà l'amore in fra le genti

Questo fiume dai vortici cruenti,

Questo mare di lacrime infinite!

Ma quelle razze dall'affetto unite

Ricorderan devoti e reverenti

Le stragi enormi e il sangue e gli ardimenti

A cui dovranno quell'età più mite.

E gli stendardi venerati e santi,

Delle trascorse età pegno e memoria,

Avranno onor di cantici e di pianti;

Ed alzerà ogni gente un arco immane

E scriverà sulla sua fronte: Gloria

A tutti i morti delle guerre umane.

Era il De Amicis dei _Bozzetti militari_ che scriveva così. Non lo

dimentichiamo, oggi.

Piccolo intermezzo in prosa.

«L'arte di comandare a sè stessi consiste in gran parte nel trovare

argomenti e parole efficaci per smuovere in noi la vergogna. Ci vuole

immaginazione ed eloquenza».

_E. De Amicis._

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 65 / 97 题