Guido Mazzoni.
Non c'è che dire: il mio coraggio o.... la mia faccia tosta vanno
facendo ogni giorno consolanti progressi. Di maggio invio in toscana un
fiore toscano. Che ne dite, argute signorine? Oh! voi mi sorridete
benigne, lo so, siete tanto amabili con la vostra vecchia amica, ma
saranno tutti come voi?..... Non importa: lo mando lo stesso; se non
altro per dimostrarvi che quel fiore ha allignato nel mio giardino. Se
lo troverete un po' sciupato, dite che è stato il viaggio.
Guido Mazzoni gode meritevolmente la fama di essere uno dei nostri
migliori poeti moderni. Se si usasse ancora di dividere i poeti nelle
due schiere: classica e romantica, il suo posto sarebbe tra i primi.
Forte, elegantissimo, felicemente sintetico; qualche volta un po' oscuro
agli indotti, il Mazzoni deve aver studiato con molto amore, anzi con un
pochino di feticismo, il Carducci a cui trovo che somiglia un po'
troppo. Se non che il poeta sovrano nell'effervescenza del pensiero o
nel tumulto del sentimento è tagliente, sgarbato, alcuna volta triviale,
mentre il suo giovine discepolo, aristocratico sempre, nella piena degli
affetti e delle idee piega nella mestizia, rasentando tratto tratto
l'amarezza e il disgusto della vita. Fortunatamente qualchecosa di gaio
e di lucente che si effonde e sprizza da questa fiorita di versi, sembra
gioiosamente contraddire: un vezzo di bimbo -- un viso giovine e amoroso
-- un sorriso di gloria -- una sicurezza d'arte, di avvenire, di
trionfo.
Nella fisiologia del dolore io vorrei mettere anche il _dolore
d'artista_, quello che è meno sentito e più sapientemente tradotto. Per
questa categoria di afflitti che adoperano il dolore come un color bruno
della tavolozza, o lo indossano come le signore in quaresima indossano
il nero per l'armonia dei tempi, sono molto spietata, cominciando... oh
Dio, lo dico? dal Leopardi per cui non ho mai provato un sentimento
completo di compassione...
Ma torniamo al Mazzoni per carità.
Seguiamolo un poco, questo valoroso cavaliere, che par sempre giostrare
in uno splendido torneo piuttosto che combattere la vera battaglia della
vita. Conoscete _La Posta_?
O che vi tracci, lettere candide,
la man leggiera sotto cui splendono
fiorenti i ricami, ed i tasti
vibrano d'un fremito canoro;
o che di grossi segni incalzantisi
v'opprima il pugno che al maglio è docile
ma teme la penna, e tremando
recalcitra al lampo del pensiero,
da le soffitte giù per le luride
scale di legno, per le marmoree
da l'intime stanze odorate,
tutte alfine v'accogliete insieme
fraternamente. Nè qui le povere
vesti faranno largo a la boria
di chi le sogguarda stemmata
occhieggiando da' suggelli rossi:
ma tutte eguali, sott'esso il ferreo
timbro passate tutte. Affrettatevi,
o lettere candide; udite?
è chi piange e impazïente aspetta.
. . . . . . . . . . . .
In voi di sogni quanti fantasimi,
quanta, o gentili, copia di lacrime!
Inconscie voi sempre correte,
messaggere di sorriso e pianto.
Poi per le strade folte di popolo
da porta a porta bussando, e l'arida
giogaia de' monti salendo
in cerca d'un ermo casolare:
a la deserta vecchia cui premono
l'ansie pe' l figlio che strugge l'ultimo
vigor de le membra ne' solchi
grigi de l'inospite maremma,
a la fanciulla cui lungo il florido
sposo gli ostili colpi minacciano
pugnando a raccorre nel seno
de la patria l'ultima figliola,
voi radducete, lettere candide,
voi radducete la pace a l'anima,
di che dolci lacrime asperse,
custodite di che dolce cura!
Mi duole di avervi spezzata per ragione di spazio la bellissima poesia
eminentemente suggestiva. Anche al limitare della mente nostra
s'affollano larve di sogni, di ricordi, di desideri al semplice vocabolo
che racchiude come una pila di che far fremere l'umanità. Passioni,
vizî, virtù, eroismo, sventura, salvezza; tutti i poemi, gli idilli, le
tragedie della vita intima nella piccola e fragile arca affidata al
destino. Oh poter dire a una lettera: affrettati! all'altra; indugia! a
una terza: ritorna! a una quarta non partire! Quante esistenze deviate,
distrutte, vivificate, risorte, per una lettera! Quanti cuori che non
sapevano di battere o non immaginavano di battere più, hanno balzato
accogliendo in generose onde la vita null'altro che nello scorgere su
una busta una calligrafia! E la poesia gentile, inaspettata di certe
grosse scritture inesperte uscenti sotto una mano tremante o avvizzita
dagli anni? la incredibile prosa di certe letterine stemmate, odoranti,
dall'allungata scrittura...?
Oh il vario, inesauribile tema in cui si fondono e sfumano delicatamente
psicologia, favola, libero arbitrio e destino!... Un dì o l'altro,
auspice la poesia del Mazzoni, lo scriverò il monologo che fa capolino
nella mia mente, e che s'intitolerà: _La lettera_.
A voi, signorine dall'armoniosa favella, una delle più simpatiche
liriche del poeta d'oggi -- una poesia dalle salde radici e dalla cima
fiorita: