UN RICORDO

Io non sapea qual fosse il mio malore

nè dove andassi. Era uno strano giorno.

Oh il giorno tanto pallido era intorno

pallido tanto che facea stupore.

Non mi sovviene che d'uno stupore

immenso che quella pianura intorno

mi facea, così pallida in quel giorno,

e muta e ignota come il mio malore.

Non mi sovviene che d'un infinito

silenzio, dove un palpitare solo,

debole, oh tanto debole si udiva.

Poi veramente nulla più si udiva.

D'altro non mi sovviene. Eravi un solo

essere, un solo; e il resto era infinito.

Che ne dite? Io dico che se v'ha una persona capace

di rimanere indifferente alla fine di questi versi,

quella persona è più degna di compianto che disprezzo.

È una diseredata.

Piccolo intermezzo in prosa.

«.... dal dolore, dal solo dolore nascono le grandi cose, e sorgono i

forti caratteri come il fiore dalla spina. Nella gioia l'uomo è sbadato,

imprevidente, infecondo; le belle qualità dell'animo e della mente, non

sono o non si palesano negli uomini felici: una sventura le fa

scintillare, come l'acciaio, la pietra focaia».

_G. Giusti._

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 46 / 97 题