I.

Antonio Fogazzaro.

Il Fogazzaro, che il felice accenno a una reazione idealista tende ora a

mettere di moda, è il genio delle nebulose. Il maggior fascino che emana

dalla sua produzione è, a parer mio, quello stesso delle più aggraziate

invenzioni della fantasia tedesca, nelle quali alla più bizzarra

meraviglia si mesce sempre un sottile soffio di semplicità domestica e

sana che rischiara e riposa. Non so se sia da preferire nello scrittore

il romanziere o il poeta, e, anche sapendolo, mi parrebbe un'irriverenza

boriosa il trinciar giudizi in questi scorci alla buona. Mi limito

quindi a leggervi qualche verso o a farvi notare i differenti aspetti

che ho osservato in lui. Mentre nelle più belle pagine di «Malombra», di

«Daniele Cortis», dell'indimenticabile «Mistero d'un poeta» egli ci

inebria dell'infinito e ci ravviva lo spirito sino a farci del corpo una

specie di simulacro, e, lievi, purificati, gloriosi, ci scorta fino

all'estremo lembo della terra, fin dove appare non più come un miraggio,

ma già come una costa lontana il paese dove ogni desiderio si sazia e si

tace, nelle sue poesie è di una determinatezza lucente e chiara sebben

lievissima e dilagante, un po' troppo, anzi, qualchevolta. Ecco intanto

un sonetto bellissimo:

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 40 / 97 题