30 Novembre

.... Si è detto e ripetuto che non vi furono mai, come al presente,

tante istituzioni benefiche e un maggior numero di scontenti e di

bisognosi. È perchè la società nella sua evoluzione verso il progresso

si crea necessità che prima non conosceva? È perchè la vita civile

odierna ci pone maggiormente a contatto dei nostri simili e ne sentiamo

più i lamenti e ne vediamo più i bisogni? Fatto si è che i poveri ci

sono e restano, e che ora più del solito sentiamo l'impulso e il dovere

di soccorrerli; ora, nel desolato inverno che le miserie morali e

fisiche ingigantisce come in certi paesi polari s'ingigantisce l'aspetto

delle cose per un fenomeno di rifrazione.

Per i poveri si danza, si canta, si suona, si recita, si fanno gli

alberi di Natale e le lotterie e va benissimo, non sofisticherò: il fine

giustifica i mezzi. Ma la carità vera, cristiana, benefica per l'anima

di chi la fa quanto per l'anima di chi la riceve, è praticata da pochi,

purtroppo. Tutti sanno che la carità diretta, nascosta, da simile a

simile, esercitata con discernimento ed alacrità è nobile e buona: ci

esaltiamo tutti per un atto di filantropìa ben diretto; i libri che ci

nutrirono lo spirito nella giovinezza ne sono sàturi, imbevuti ne sono

quelli che diamo in mano ai nostri figliuoli. Dunque in teoria tutti

d'accordo, ma in pratica? Noi daremo un soldo a un vagabondo per

levarcelo di torno sulla via; ma quante volte, assidendoci al desco

famigliare innanzi alla minestra fumante, ne leviamo una ciotola per la

vecchierella da cui ci separa un muro, che fa rammollire per i suoi

denti malfermi il tozzo di pane nell'acqua e intirizzisce sotto lo

scialle sdruscito? Noi insegniamo ai bambini di cospargere di briciole

il davanzale nevoso della finestra per i passeri vaganti, ma non li

conduciamo che assai raramente nelle case del povero per sollevarlo.

Sarebbe così bello, invece, e così proficuo che ogni mamma dedicasse

un'ora la settimana a qualche visita di carità fatta coi suoi figliuoli!

Che li avvezzasse a veder da vicino miserie che neppur sospettano, e

senza troppa paura della loro tristezza! I piccoli cuori, puri ancora e

impressionabili, si stringerebbero, sì, le tenere menti aperte

istintivamente alla giustizia avrebbero forse un senso di ribellione

contro le leggi supreme ed incomprensibili; ma dalla pietà e dallo

sdegno non germinerebbe uno zelo di compensare, di riparare che

porterebbe il suo frutto nelle età mature?

Se avessi autorità, vorrei raccomandare a tutte le mamme che vigilano

con intelletto amoroso sullo sviluppo morale delle creature di cui sono

la guida e l'esempio primo -- vorrei raccomandare di fare del sentimento

della carità una delle basi dell'educazione. Ciò si può fare a qualunque

classe sociale si appartenga: poichè non è l'entità dell'elemosina che

la rende utile e santa. Se ricchi, i ragazzi abbiano un salvadenaro per

i loro piccoli mendicanti protetti, e le bimbe imparino a confezionare

gli abitini, a far calze per loro, e il passaggio nelle squallide

soffitte lasci largamente dolci e doni, come quello delle buone fate

possenti. Se in condizione modesta, fare in modo che i bambini si

privino qualche volta d'un giocattolo, d'un indumento per darlo al

povero; fare che lo dia da sè, a costo del sacrifizio, combattendo

inesorabilmente con ingegnosa cautela ogni possibile spunto di egoismo o

d'indifferenza, due cattivi germi non infrequenti di cui vediamo

purtroppo fra gli uomini lo sviluppo rovinoso. «Quando un bambino fa

l'elemosina, dice il gran bardo dei fanciulli, il De Amicis, è come se

dalla sua mano cadesse insieme un obolo e un fiore». È infatti una così

suggestiva gentilezza, una visione così pura, così spirante tenerezza e

bontà, che invita a inginocchiarsi per pregare....

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 24 / 97 题