1 Novembre

Dopo un'assenza un po' prolungata riapro il mio diario che potrei

chiamare il libro delle sfumature. Malinconiche sfumature quelle d'oggi.

Le sfumature del grigio, del marrone, del bianco; dei colori della

penitenza e delle fredde purezze solitarie. Mi pare che nell'inverno le

tinte gaie dormano il giorno e vivano la notte come la gioconda e lieve

falange dei silfi e delle fate, come tutte le cose ridenti che non si sa

più dove siano. La notte trionfano, folleggiano nei ritrovi, nei teatri,

nei balli, nei conviti; fra pareti rabescate ed ornate, sotto un sole di

gas o d'elettricità, fra il profumo delle essenze, nel prorompere d'una

vita fittizia e artificiale che brucia e non riscalda. Il giorno si

rinchiudono, non si sa dove, negli armadi, negli spogliatoi, nei cofani,

negli angoli, per ricomparire coi primi lumi.

Richiusi, segregati, abbandonati, i vividi colori dormono e sognano.

Sognano la primavera così lontana, così inverosimile, colle sue fresche

tinte di rosa e di viola, col lume del suo tepido sole fecondo,

coll'alito intriso di vivo profumo. Sognano l'estate così morta,

l'estate col suo azzurreggiare di marine, le pompe de' suoi papaveri fra

il grano biondo, la frescura dei verdi colli, la ferocia del suo sole

meridiano. E anche l'autunno di ricordo recente sognano: l'autunno,

divinamente stanco e mesto delle troppe cose vedute, delle grandi opere

compite, ancora un poco ridente, ma già raccolto, già pio, già presago

dell'imminente sonno eterno... Refrigeranti sogni di ricordi che

conservano ai colori la loro freschezza nativa.

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 22 / 97 题