1 Luglio

Come alle prime brezze pungenti e alle prime brume che il sole non

riesce più a diradare, ci assale il desiderio dolce di un nido tepido e

illuminato, ora a questi primi soffi molli, a questi primi fulgori che

spossano, s'insinua una tentazione terribile d'ozio e di vagabondaggio.

La scarsa falange dei felici per rinnovare in un diverso ambiente e

colorire diversamente la propria felicità: la gran maggioranza dei

malcontenti per l'illusione d'un sollievo alle noie, alle difficoltà

quotidiane che aduggiano la vita più degli stessi grandi dolori; e

finalmente lo stuolo numeroso degli afflitti che vogliono esser soli col

loro martirio e Dio.

C'è chi sogna il mare ed il suo odor salso ritemprante, la sua sabbia

fine e ardente in cui è così voluttuoso seppellirsi, i suoi cento

aspetti di colori, la sua immensità ritmica e sonante. C'è chi aspira ai

monti, alle stradicciuole petrose, ombreggiate dai castagni, al rezzo

verde mattutino, fra cui mormora e scintilla un fonte salutare. Chi si

slancia col pensiero ancor più in alto, sulle vette purissime soffuse di

delicati riflessi d'aurora, dove solo gli abissi paiono vegliare

insaziati e feroci. V'ha chi si contenta di meno: di una bianca casetta

fra una distesa aromatica di fieno falciato; v'ha chi vorrebbe di più:

una peregrinazione attraverso mari e paesi non veduti; c'è chi tende

agli incanti un po' mesti dei laghi; ci sono poi, finalmente, dei

fortunati che hanno ancora qualche castello turrito, più o meno

autentico, dove ritirarsi al fresco e annoiarsi, magari, un pochino, da

castellani. Ma esiste pure un gran numero di persone per cui tutti

questi paesaggi rimangono nella sfera durevole e insieme intangibile

delle cose sognate. Quante! Tutti coloro per cui il problema non è di

viver meglio, ma semplicemente e terribilmente di _vivere_. Coloro che

s'agitano nella sfera del piccolo commercio, le famiglie di impiegati di

quarto o quinto ordine che hanno per tutta rendita il magro stipendio;

quelli che campano col piccolo provento d'un'industria o d'una scuola.

Quante volte io penso a questa povera gente che non ha l'epidermide

abbastanza dura per mescolarsi alle distrazioni del popolo e per non

sentire la nostalgia delle distrazioni dei ricchi; tante povere piccole

mani sciupate dall'ago; tanti begli occhi affaticati dai libri; tante

teste grigie indolenzite dai fornelli e dai pazienti rammendi, tante

gambuccie di fanciulli anelanti agli spazii erbosi, alle arene

benefiche.

Ma per loro, per questa povera gente, non c'è che qualche sosta in

qualche pubblico giardino, di sera, quando i negozi e le cure sono

finite, con la prospettiva delle stanzuccie al quarto piano anguste,

brucianti nelle notti affannose; qualche gita fuori di porta la

domenica, coll'incubo, per i giovani, dei desiderii perpetuamente

insoddisfatti; per i vecchi, dei perpetui dinieghi; ci sono le

pianticine di geranio e di viola sul davanzale, le piccole fortune

invidiate di un pergolato di _volubilis_ su un terrazzo di due metri --

gli orizzonti di qualche punta d'albero, di qualche scorcio di viale...

Dal mio verziere : saggi di polemica e di critica · 第 21 / 97 题