Primavera! la magica parola evocatrice di sogni, di rose, di speranze;
la blanda medicina in una coppa d'oro! Quanti ti aspettano o Dea! I
vecchi per riacquistare un po' di forza, i malati un po' di salute, i
mesti un po' di serenità; ti aspettano le scolarine per cogliere le
viole, gli studenti per le vacanze di Pasqua, le mamme per veder
prosperare e sviluppare i loro piccini, le fanciulle per unirsi a un
desiderato compagno fra il sorriso del cielo e della terra...
Anche Elisa si sposa. Me lo ha detto cogli occhi raggianti. Voleva
vestirsi di celeste per la cerimonia religiosa: io l'ho sconsigliata
vivamente. L'abito da sposa deve essere bianco, interamente bianco. E
una stola, è un simbolo; se si modifica non ha più alcun significato,
resta un abbigliamento da sera poco concordante con la serietà e la
santità del rito memorando. Un abito bianco, austero, molti fiori
d'arancio, freschi possibilmente, un lungo e finissimo velo... Ecco,
così.
Ho spezzato un'altra lancia in favore della villettina nascosta nel
verde a preferenza del viaggio di nozze, inopportuno, assurdo, barbaro.
Nei primi tempi le spose si rapivano, poi si simulò il ratto, ora si
portano a spasso solamente... ma è sempre una brutalità.
Ho detto ad Elisa di non sciorinare il suo amore, di non disperdere i
più cari e tumultosi ricordi nella volgarità degli _hôtels_ e delle
_pensioni_: le ho detto di scegliersi il suo nido con cura amorosa, di
trovarlo lontano dal mondo curioso e irrisorio, sia fra i pini sulle
alpi o fra gli aranci sull'azzurro mare, fra il verde boscoso di un
colle o nella distesa di smeraldo d'un'ubertosa pianura; le ho detto di
nascondere la sua felicità, esile fiammella, come si protegge la lampada
con la mano...