Mentre lavoravo è venuto Ettore S. che ha posato sul mio tavolino un
libro soffuso di aristocratica e soave femminilità. È quello intitolato:
«Poesie d'una regina», la regina di Romania che si vela dello squisito
pseudonimo di Carmen Sylva. Il volumetto piccolo, bianco, fregiato d'oro
e contenente un ritratto e un autografo della regina-artista; tutto
palpitante di onesti sensi di madre e di donna, ha messo una nota fine e
ideale di più nel mio salottino. La traduzione dal tedesco, quantunque
lodata anche dall'autrice, a me par molto mal riuscita; ma se pur è
possibile astrarsi dalla forma e rintracciare lo spirito originale che
circola dentro, l'impressione è fragrantissima. Questa dama, che dalla
vergine rozzezza silvestre distilla arte raffinata, mi fa pensare alle
favolose ninfe dei boschi, diafane e bionde nella selvaggia natura. Il
mio amico interpretando i miei gusti o il mio sentimento aveva messo il
segno ad una pagina dove si legge questa poesia: