Giulia mi ha detto che non tutte le signore possono usare del magico
specifico, cui accennai ieri, per occupare il tempo. Certo; ma molte
però possono impiegarlo vivendo nello spirito dei sommi che nella
solitudine scrissero per la solitudine. Tutte poi possono procurarsi il
sano diletto intellettuale di leggere un libro che non sia dei soliti
romanzi e neanche un arido sfoggio di erudizione. Uno di quei libri di
cui non scarseggia la moderna letteratura italiana; che aiutano a
formarsi criterii e gusti proprii, e che ci permettono di seguire con
discernimento, oltre che con amore, gli studi dei nostri figliuoli.
E il pianoforte non è un potente ausiliario nelle sere di solitudine? Si
può suonare tutta la sinfonia o la suonata classica, o la «fuga» senza
annoiare nessuno: si può ripetere a sazietà e canterellare anche, senza
giudici incomodi, la pagina preferita dello spartito; si può umilmente
eseguire degli studi e pazientemente compitare il pezzo di musica, senza
fare in presenza di testimoni la parte di scolarine.
E i lavoretti destinati a una persona cara, che non devono essere veduti
da nessuno, proprio da nessuno? E le sorprese per i bambini? i
raffazzonamenti segreti all'abito e al cappellino per una data
circostanza? L'esercizio delle lingue straniere? L'adornamento nuovo per
il salottino o per la tavola da desinare? E i corredini, i corredini per
i piccoli incogniti che si aspettano dal regno dei sogni e che le mamme
amano preparare nel raccoglimento, quasi sgomente d'uno sguardo
indifferente, come d'una profanazione?
Oh, no, no: sono gli uomini i più da compiangere nelle sere di
solitudine, non noi!