La Maddalena, sferratasi a quel modo che abbiamo visto, dalle mani
dell'_arciere_, si diede a correre per le viuzze scure e tortuose di
quella antica parte della città, senz'altra direzione e senz'altro scopo
fuor quelli d'allontanarsi dalla bettola e il più presto possibile. Si
temeva inseguita, e non cessò dal correre, finchè non la si trovò fuori
della città, sopra uno dei viali che circondavano allora Torino, in una
perfetta oscurità ed in un più perfetto silenzio. Allora la si fermò
alquanto, e per riposare, e per riavere un po' di respiro affatto
impeditole dall'affanno, e per pensare che cosa dovesse fare.
La prima cosa che voleva era sapere del _medichino_. S'accorse che le
gambe l'avevano portata su quel viale dove era la casetta isolata dei
misteriosi ritrovi, e per prima cosa pensò accostarsi cautamente a
quella palazzina, per tentare di scoprirvi alcun che. S'accorse di
subito, appena l'ebbe vista, che la casa era occupata, e non dubitò
punto che non ci fossero gli agenti della Polizia. Indugiatasi in quelle
vicinanze un po' di tempo, ora venendo presso al muro nella speranza di
scorgere cosa che le svelasse il vero, ora allontanandosene per timore
d'esser vista da qualche poliziotto messo a guardia ed in agguato,
avvenne che ad un punto ella vedesse uscire di là un gruppo di più
persone, fra le quali non tardò a conoscere _Graffigna_ e
_Stracciaferro_, posti in mezzo e legati alle mani.
Suo primo impulso fu spingersi innanzi, mostrarsi ai due mariuoli,
interrogarli con uno sguardo che essi avrebbero capito ed a cui
avrebbero saputo rispondere per apprenderle la sorte di Gian-Luigi. Ma
se ne trattenne, con più prudente consiglio, che mostrandosi correva
rischio, anzi era certa di essere arrestata anch'essa, ed allora non
avrebbe più nulla potuto per _lui_, al quale, senza sapere ancora il
come, era suo proposito, sua speranza, suo unico pensiero il giovare.
Vide allontanarsi il gruppo de' prigionieri, ed ella rimase colà,
nascosta nell'ombra, dietro il tronco d'un grosso albero, i piedi nella
neve, la testa scoperta, le spalle non difese, all'aria frizzante di
quella notte d'inverno, che la era quale al momento dell'invasione de'
poliziotti trovavasi nella calda atmosfera della bettola, incerta
l'animo, palpitante, tremante.
Che cosa era successo in quella palazzina? Che cosa in _Cafarnao_? Era
egli finito colà l'atto della tragedia in cui era in giuoco ciò ch'ella
aveva di più caro sulla terra? Pareva di no, perchè nella casetta
continuavano ad esser lumi e vedersi moto di ombre traverso i cristalli.
Maddalena era nella più ansiosa dubbiezza del mondo. Mentre la non si
poteva staccar di lì, perchè una voce segreta pareva avvertirla che in
quel luogo si decideva la sorte di _lui_, la quale era la sua sorte; una
quasi rampognante riflessione le diceva che forse avrebbe potuto altrove
spender meglio quel tempo che lì consumava inutilmente in sì febbrile ma
sì inerte aspettazione, che avrebbe dovuto esser già corsa
all'abitazione di lui, dove avrebbe sentito di certo, senza pur
interrogare, dalle ciarle della strada, se il _medichino_ colà fosse
stato colto, o no, che avrebbe potuto già far qualche cosa per
adoperarsi in favore di lui, per salvarlo.
L'istinto che la teneva inchiodata a quel luogo ebbe ragione. Dopo una
lunga attesa, che a lei parve eterna, udì nuovo rumore di gente che si
moveva dalla palazzina, vide un altro gruppo di persone uscire da
quell'uscio, scendere lo scalino, venir lentamente traverso il cortile,
accostarsi al cancello di ferro. Non ebbe mestieri che d'un'occhiata
sola per conoscere al chiaror della luna, chi fosse quell'uomo che più
legato ancora dei due che erano usciti precedentemente, veniva fuori in
mezzo ai carabinieri, camminando con uno stento che si sforzava a
dissimulare.
Era lui! Maddalena sentì il sangue darle un rimescolo: ebbe appena tanto
di prudenza e di forza da trattenere nella gola il grido di dolorosa
sorpresa, di spasimo e di rabbia che voleva scoppiare; si tenne al
tronco dell'albero dietro cui si riparava, e nella rugosa corteccia
dell'olmo piantò le sue unghie, tra per sorreggersi in piedi chè le
gambe le mancavan sotto, tra per dare un subito sfogo alla tanta
passione tormentosa che l'invase.
Come le apparve bello al pallido chiaror della luna! Più pallido di quel
raggio, che illuminandole, pareva accarezzarne le sembianze, ma fermo,
ma tranquillo, ma con una leggera amarezza d'ironia che pareva una nota
di superiorità a quelli che lo circondavano, all'umana schiatta, alla
sua sorte, egli rappresentava una sfera di gentilezza, un ideale di
distinzione a quella giovane plebea dal sangue ardente, in cui
tumultuava la passione, cui spingeva un'aspirazione d'istinto verso il
bello e l'eletto, come spinge anche la farfalla notturna una ignota
possa verso la lucentezza della fiamma.
Avrebbe voluto slanciarsi addosso a lui ad abbracciarlo; avrebbe voluto
aver le forze di Sansone per atterrare quei rappresentanti della
tirannia sociale e liberarlo; non voleva a niun conto lasciarlo passare
senza fargli sentire che ella era lì, che il cuore di lei non si mutava
e traboccava di passione per esso, che a costo anche della vita avrebbe
ella tentato giovargli. Ma non dimenticò la prudenza, camminando pian
piano, con accorta cautela, venne a portarsi innanzi ad uno dei rari
lampioni che avevano ufficio, e non lo adempivano, di rischiarare il
viale, e si pose in modo che ella, stando nell'ombra, vedesse chi
passava nel ristretto cerchio di luce rossastra, mandata dal lampione.
Quando Gian-Luigi fu a quell'altezza, ed ella ne potè ancora mirare le
dilette sembianze, Maddalena levò la voce in quel silenzio della notte,
che non era turbato fuorchè dal passo in cadenza dei carabinieri, gridò
una sola parola:
— Spera!
I carabinieri si riscossero e gettarono acuti sguardi nell'oscurità da
quella parte ond'era venuta la voce; ma nulla scorsero. Gian-Luigi
quella voce la riconobbe: volse a quel punto un sorriso di
ringraziamento, di gratitudine, d'affetto e continuò tranquillamente la
strada.
Maddalena era sparita.
Prendendo la corsa lungo il viale nella direzione opposta a quella che
avevano i carabinieri col loro prigione, nell'intento di rientrare in
città per un'altra parte, Maddalena non sapeva bene ancora che cosa
avrebbe potuto fare, che cosa avrebbe fatto in pro del suo amante.
Agire, la doveva, la voleva; sentiva una interna agitazione che non la
lasciava stare alle mosse. Ma che fare? che fare, ella povera fanciulla
della plebe, senz'altre attinenze che coi miserabili perduti nelle più
basse regioni della infima classe, nel fango sociale della povertà, dei
vizi e del delitto? Avrebbe dato tutta la sua vita, la sua bellezza fin
anco, la sua parte di paradiso (se pur osava sperar d'avere possibilità
d'entrarci) per arrivare un momento, un solo momento, a possedere forza
e potenza, l'autorità del grado, del nome, della ricchezza, la balìa
delle cose del mondo. Un'idea spuntò finalmente nel suo cervello
affaticato a immaginare spedienti dalla sua volontà incitata dalla
passione. Si ricordò che quel Barnaba medesimo, che era stato messo di
certo alla caccia del _medichino_, parlandole di costui appunto, le
aveva rivelato come Quercia fosse l'amante della Zoe, cortigiana
sfarzosamente elegante, mantenuta d'un Principe, della contessa di
Staffarda, nobilissima fra le nobili dame della città. Queste donne
dovevano avere quello che a lei mancava, l'influenza; ed esse al pari di
lei dovevano desiderare ardentemente di adoperarsi in pro del giovane,
poichè lo amavano. Non c'era altro adunque per allora da fare che
correre da una di queste, da tuttedue, raccontare il fatto e spingerle
subitamente all'opera. A quale doveva ella dare la precedenza? Editò
alquanto, e poi si decise per Zoe. Quantunque in altro ambiente, in
altro grado, direi quasi, quest'ultima era pure una cortigiana; e
Maddalena sentiva quindi con essa maggiori i punti di contatto, e per
ciò glie ne pareva più facile l'abbordo e che le sarebbe meno
impacciato, quando si trovasse in faccia a lei, il discorso. Da Barnaba
essa s'era fatto dire l'indirizzo dell'abitazione dell'una e dell'altra
dalle sue rivali: senza perder più tempo, corse dalla _Leggera_.
Costei, ancora in iscrezio col suo principesco amante, si faceva
consolare dell'abbandono di lui dalle galanterie del signor Bancone, il
re di denari nel mondo bancario d'allora; galanterie quotate alla borsa
del cuore della celebre cortigiana, e presentemente in rialzo. Quando la
confidente megera, che le serviva anche da mezzana sotto il pretesto di
farle da fante, venne a susurrarle nel padiglione di un'orecchia che una
povera popolana, giovane, belloccia, agitata, ansante era colà che
chiedeva parlarle di cosa gravissima e che premeva assai, la Zoe non
ebbe altro miglior pensiero fuor quello di mandarla ai cento mila
diavoli e risparmiarsene il fastidio d'una visita e d'un colloquio che
non poteva e non sapeva attribuire a cosa che lei potesse riguardare.
Fra la schiera immorale e tuttodì crescente con sempre più audace
spudoratezza delle venditrici d'amore, la _Leggera_ teneva un poco
invidiabile e pur da molte e da molte invidiato primato; invidiato non
che dalle compagne di vergogna cui la bellezza o la fortuna non
favorivano di tanto, ma, e questo è doloroso a pensarsi, dalle ragazze
di povere famiglie che stentavano la vita e si frustavano la non sorrisa
giovinezza ad un povero lavoro, e cui la mancanza d'attrattive, il caso
solamente, la sorveglianza de' genitori soltanto, non più un'onestà che
era sparita nelle dure prove della miseria, impediva di avere con sì
facile infamia vesti di seta ed ebbrezza di vizi. Per ciò all'antica
saltatrice di corda e danzatrice sul dorso di cavalli, avveniva sovente
quello che suole avvenire ad artisti da teatro di gran fama, a cui,
cioè, molti, o spinti dalla vocazione, o dalla molla d'una vita che
appare al pubblico piena di soddisfazioni e di gaudii, o dalla mattana,
o dall'irrequietezza dell'indole, ricorrono per aver consigli,
avviamento ed aiuti per intraprendere quella carriera in cui il
consultato è giunto già a sì elevata meta. Dalla Zoe ricorrevano povere
fanciulle abbandonate dall'amante, perseguitate dalla tirannia d'un
padrigno, od anche d'un padre ubriacone, perseguitate dalla miseria,
solleticate dalla smania dei piaceri mondani, dall'infingardaggine e
dalla voluttà, per imparare come si doveva fare a vendere utilmente quel
poco d'onore che loro ancora rimaneva. La Zoe, o loro rispondeva con
disprezzosa ironia, o le respingeva con indegnazione, o si commoveva
alle narratele miserie e veniva largamente in soccorso della sventura:
imperocchè per un'anomalia, che trovasi frequente in questa fatta di
donne, ella, spietatissima a pelare i giovani che le cadevano sotto le
unghie, non dandosi il menomo pensiero pur mai de' guai, delle
dissensioni o de' danni che recava in oneste famiglie, era poi a volta a
volta pietosissima per le sofferenze dei poveri, per quelle strette
della miseria traverso le quali ricordava pure esser passata la sua
infanzia, e di cui non esente la sua adolescenza.
Quando adunque la cameriera osò violare la soglia del gabinetto in cui
la padrona e il banchiere milionario stavano fronte a fronte
nell'intimità d'un _petit-souper_ inaffiato del vino spumeggiante di
Sciampagna, la Zoe credette che la fanciulla presentatasi a domandare un
colloquio con lei fosse una di quelle sventurate, a cui l'urgenza del
pericolo o della miseria facesse impaziente di gettar via al più presto
quel poco fardelletto di virtù e incaricò la fante della risposta che
accennai poc'anzi: ma quando la cameriera medesima tornò a riferire che
quella giovane con aria della maggior disperazione insisteva per vedere
subito la signora, affermando trattarsi di vita o di morte d'una persona
che a lei pure era carissima, la cortigiana non fu mossa da nessuna
inquietudine, sibbene da una certa curiosità che le fece sperare nel
domandato colloquio, uno spasso, un'occupazione d'un quarto d'ora —
tanto di rubato alla fastidiosa compagnia del Giove della banca che
l'aveva visitata in Anfitrione.
— Che cosa c'è? domandò appunto questi veggendo i sommessi parlari della
cameriera colla padrona.
Zoe guardò la faccia melensamente vanitosa del banchiere ringalluzzito
dal vino di Francia, i ciondoli d'oro che oscillavano e tintinnivano sul
madornale di lui ventre, e sentì viemmaggiore il desiderio di un
diversivo.
— È una povera giovane che dice avermi da parlare di cose di rilievo...
La vogliamo far venire?... Chi sa che le sue ciancie non ci
divertano!.... La è anche bellina.
Bancone ebbe un sorriso, in cui erano armoniosamente fusi quello d'un
Satiro e quello di Sileno.
— Ah ah! la è bella? domandò egli alla fante, facendo saltare i gingilli
dell'orologio.
— Signor sì.
Il banchiere si sdraiò di meglio sulla poltrona cui occupava col suo
corpo da elefante, ponendo in vista maggiormente la potenza della sua
pancia da Epulone; prese in mano un bicchier da Sciampagna e guardò con
occhio ammiccante il rifrangersi della luce traverso il liquore rosato.
— Va bene, va benissimo. Fate pure entrare quella ragazza.
Nell'entrare in quel luminoso e caldo camerino pieno di tanti profumi
che salivano impetuosamente al cervello: fiori, acque nanfe, vapori di
vivande e di vini, Maddalena rimase come abbagliata e sbalordita. La
veniva dal freddo e dall'oscurità della notte, e trovavasi di botto,
come per un colpo di verga magica, trasportata in mezzo ad uno splendore
di Eden sensuale. Stanca ed ansimante per la corsa che aveva fatta, la
si arrestò un momento sulla soglia e gettò nel gabinetto uno sguardo di
stupore, di curiosità quasi selvaggia. Gli occhi accesi dalla passione
del cuore e dall'animazione del sangue, le guancie infiammate per la
violenza del moto, pel flagellare dell'aria ghiaccia notturna, pel
rapido passaggio dal freddo intenso della strada al calore pieno di
effluvii di quello stanzino, la bellezza proterva della popolana aveva
una tale espressione di temerità, di sfacciataggine direi, che il vizio
intelligente del vecchio libertino ne fu sovraccolto.
— Oh oh! esclamò egli posando il suo bicchier da Sciampagna sul
candidissimo mantile: ecco una mariuola che deve sapere l'affar suo.
Venite avanti, venite avanti, ragazza.
La Zoe aveva piantato i suoi occhi smaglianti e a fior di pelle in volto
alla nuova venuta, e col tatto che è dote naturale delle donne, in lei
fatto più fine per codesto uso dall'esperienza, aveva subitamente
giudicata la strana visitatrice; la non era di quelle solite che vengono
a chiedere consigli di corruzione o soccorsi; ella non aveva bisogno di
andare a prendere da nessuno lezioni d'audacia o d'arte per torsi
d'impaccio. Ma per che cosa veniva ella dunque? Vi era nella sua
risolutezza qualche cosa di amaramente doloroso, nell'attenzione con cui
guardava quella innanzi a cui aveva domandato essere introdotta, v'era
alcun che d'ostile e insieme di espansivo. Zoe guardò con non celata
curiosità quel mistero in gonnella cui non sapeva spiegarsi. Maddalena,
nel medesimo tempo, esaminava con un sentimento assai complesso la
famosa cortigiana. Ne scrutava con occhio critico di rivale la bellezza,
ne studiava nell'espressione dei tratti l'indole, per indovinare che
cosa potesse sperarne. Quei due esseri simili, in quel mutuo raffronto,
non ostante un certo elemento di ripulsione che sentivano fra loro, si
riconobbero un'anima compagna, un'origine comune, una sorte medesima ed
un inesplicabile legame che le avvinceva.
Zoe fece un gesto invitativo colla mano e disse a sua volta:
— Venite avanti.
Maddalena venne fin presso alla tavola su cui specchieggiavano i
cristalli e gli argenti, appoggiò una mano al tessuto finissimo di quel
mantile di tela di Fiandra candido come la neve appena caduta, e disse
con voce che l'affanno della corsa e l'emozione del momento rendevano
saltellante e velata:
— Scusi se vengo a disturbarla, ma si tratta di cosa che preme
cotanto!...
— La è un pezzo di consistenza: disse col cinismo del ricco corrotto e
corruttore, Bancone, che guardava con occhio cupido le forme procaci
della giovane plebea. Avete freddo, eh carina? Sedetevi qui presso me,
innanzi a questa bella fiammata. Ve' la non può manco trarre il fiato.
Aspettate: bevete questo bicchiere e ne sarete rinfrancata.
Riempì sino all'orlo di vino di Sciampagna un bicchiere fatto a calice e
glie lo porse. Maddalena lo prese, guardò chi glie lo stendeva con una
malvogliosa indifferenza, come si fa d'un fastidioso che secca
incontrare, e bevve d'un fiato.
— Da brava: esclamò Bancone, tornando ad arrovesciarsi sulla sua
poltrona e scoppiando in un riso grossolano e sgangherato che gli era
solito. Che ne dite eh, cara la mia giovane?
Allungò un braccio per prenderla alla vita; Maddalena si trasse in là e
lo guardò con dispettosa impazienza.
— Tacete: disse severamente Zoe all'Anfitrione, e state fermo.
Poi volta alla giovane:
— E voi, che cosa avete da dirmi di tanta premura?
Maddalena accennò con moto del capo al grosso banchiere.
— Ho bisogno di parlare a Lei sola.
La _Leggera_ si levò e disse alla giovane:
— Venite meco.
— Ecchè? Voi mi piantate in questo bel modo? Esclamò Bancone volendo
dare al suo aspetto ed alla voce l'espressione del corruccio d'un uomo
che paga per essere divertito.
Zoe, che già era avviata all'altra stanza, non volse che la testa verso
il milionario.
— Se volete aspettarmi, siete padrone: diss'ella: se vi rincresce
l'indugio, siete padrone eziandio di andarvene.
Il banchiere borbottò una filza di rimproveri al battente dell'uscio che
si rinchiuse dietro le spalle delle due donne, e sfogò la sua bizza
sulla bottiglia di Sciampagna che aveva a tiro della mano.
— Ebbene? domandò la _Leggera_, piantandosi in faccia alla popolana. Ora
siamo sole e potete parlare.
Maddalena avvicinò il suo al capo della interrogatrice, le affondò, per
così dire, gli occhi negli occhi e disse con voce sommessa, ma vibrata:
— Gian-Luigi fu arrestato.
Zoe ebbe un sussulto di tutta la persona e una fiamma le balenò nello
sguardo; ma raffrenatasi tosto, disse freddamente:
— Chi? Quale Gian-Luigi?
— Quercia: rispose sempre a voce bassa ma con una veemenza quasi
indignata la Maddalena: il _medichino_, il vostro amante... ed il mio!
— Chi siete voi? domandò allora la cortigiana, serrando al suo petto le
braccia. Come mi conoscete? Perchè siete venuta da me? Ditemi tutto, e
siate schietta e veritiera.
La giovane contò ogni cosa, dalla prima conoscenza da lei fatta di
Gian-Luigi che aveva visto con abiti da popolano, frammisto a popolani,
introdursi nella taverna di Pelone, alla compiuta fiducia che presso di
lui le aveva acquistato la sua devozione amorosa, agli avvenimenti di
quella sera che avevano finito coll'incarceramento del _medichino_.
— Ed ora che cosa bisogna fare? disse la _Leggera_, quasi interrogando
se stessa, quando Maddalena ebbe finito.
— Bisogna salvarlo: esclamò la popolana con forza e calore. Bisogna che
lo salviamo noi, donne che lo amiamo. Io, sventurata, non ci posso nulla
che metterci la mia vita. E son pronta a dare tutto il mio sangue. Ma
Lei e la contessa di Staffarda che sono potenti: loro possono e debbono
toglierlo dal mal passo... Io imparai l'indirizzo di casa sua, con ben
altri intendimenti che di venire ad un amichevole colloquio, sa!... Fui
gelosa di Lei con una rabbia feroce, e mi sarei sentito il cuore e la
forza di sbranarla. Ma ora ch'egli è colpito dalla sventura, ho pensato
che non avremmo più che una volontà sola, che uno scopo... Lo salvi, ed
io le sarò riconoscente più che se me avesse tolta alla morte...
Zoe meditava. Recarsi dal Principe non le pareva in quel momento il
mezzo migliore; per riafferrare tutta la sua influenza su di lui era
necessario lasciare che S. A. fosse la prima a venirsi umiliare alla
bassezza della cortigiana: ed andarlo a cercare essa per supplicarlo in
favore appunto di colui che era stato la cagione del suo principesco
furore, era un'imprudenza e non altro. Il cenno che Maddalena fece della
contessa di Staffarda le richiamò alla mente una circostanza che in quel
punto non ricordava, e la pose sulla vera strada.
— La contessa di Staffarda! diss'ella. Sì! Ecco il filo che si ha da
tirare. — Ella per amore e per paura... e suo marito... sì, anche suo
marito ci ha da concorrere — il marito colla minaccia della pubblicità.
— A ciò pensava Luigi dandomi quelle lettere... Le sono un vero
talismano.
Si volse a Maddalena e disse ratto:
— Aspettatemi un momento, ed usciamo insieme.
Suonò con forza il campanello.
— Si attacchi subito subito e in tutta fretta: disse alla fante che
accorse. A me un cappellino, una mantiglia, una cosa qualunque da
mettermi sulle spalle...
La non era vestita che di una stupenda veste da camera di _cachemir_
foderata di seta; e nelle biancherie del collo e nella chioma aveva un
disordine, effetto di quella orgia a due che la Maddalena era venuta ad
interrompere. La cameriera domandò qual abito avesse da recare, per
indossarle.
— Nessuno: disse con impazienza la Zoe. Dove vo non avranno campo nè
voglia da guardarmi l'acconciatura.
Si avviluppò in un mantello e passò nel gabinetto dove Bancone
combatteva la noia dell'attesa con gli avanzi del banchetto.
— Mi capita una delle maggiori sciagure che mi potessero mai capitare:
disse affrettatamente la cortigiana a Bancone sbalordito. Bisogna ch'io
corra subito a tentar di rimediarvi. Non vi dico più di aspettarmi e
perchè non so quando potrò essere di ritorno, e perchè tornata, non avrò
tale umore da esservi di piacevole compagnia.
E senza aspettar risposta, fatto cenno alla Maddalena di seguirla, uscì.
La carrozza era pronta, le due donne vi salirono, e pochi minuti dopo
arrivavano alla porta del palazzo di Langosco.
— State qui dentro ed aspettatemi: disse Zoe alla sua compagna, ed
aperto l'usciòlo saltò leggermente a terra, corse per l'andito, su delle
scale, e si presentò nell'anticamera degli appartamenti, dove parecchi
domestici stavano sbadigliando.
— Vorrei parlare alla contessa: disse vibratamente la _Leggera_ e con
tono di comando.
— Non si può: rispose uno dei domestici: la signora contessa è a letto
malata e non riceve nessuno.
La cortigiana guardò con aria di superba superiorità i domestici, e
soggiunse fieramente:
— Andate dire alla vostra padrona che sono la Zoe, detta la _Leggera_,
che ho da dirle cose che la riguardano molto da vicino, e che non mi
parto di qua senza averle parlato.
Candida che sapeva pur troppo qual unico punto d'attinenza esistesse fra
sè e quella donna, indovinò riguardo a che ed a chi le si voleva
parlare: e benchè una grande ripugnanza fosse in lei a mettersi a
contatto con simile rivale, la curiosità, l'ansia, il pensiero di
apprendere qualche importante circostanza, la paura d'uno scandalo
fecero ch'essa tal ripugnanza superasse, e la Zoe venne introdotta nella
camera da letto della contessa di Staffarda.
Quelle due donne di sì diversa classe, educazione e qualità, che ora si
trovavano a fronte per sì strano giuoco di caso, già si conoscevano di
veduta, già, senza che paresse, incontratesi parecchie volte per istrada
ed a teatro, s'erano esaminate con occhio di rivali, non ostante la
immensa distanza che ne separava la condizione, ed avevano recato l'una
dell'altra reciproco, dispettoso e sprezzante giudizio della bellezza.
S'erano odiate: la Zoe perchè nella nobile dama invidiava quella
superiorità sociale contro cui, anche in lei, si ribellava il sangue
plebeo; la contessa perchè con vergogna sapeva che la vil cortigiana le
disputava l'amante. Si disprezzavano eziandio: e in un contrasto fra
loro, Candida aveva da riuscir meno forte e risoluta, perchè non aveva
più nemmeno di se medesima la stima, e l'autorità del grado e del nome
ch'essa aveva coscienza d'avere macchiato, non bastava a tener luogo di
quella della virtù che aveva perduta, contro la sfacciataggine della
donna, che del disonore faceva il suo mestiere. Si guardarono un poco
senza parlare, anche quando, per ordine della contessa, furono lasciate
sole; e l'imbarazzo e l'onta apparvero sulla fronte della padrona di
casa che accoglieva una tal visitatrice, e non su quella di costei.
Povera Candida! Com'era ella mutata in poco tempo! Il pallore ordinario
delle sue guancie — una delle sue bellezze — che le dava un'espressione
di sentimento e rivelava l'essere della sua anima appassionata, era
diventato un pallore morboso, segno di sofferenza; il viso dimagrato, le
labbra scolorate, le occhiaie infossate ed allividite, gli occhi
brillanti d'una luce febbrile colle palpebre rosse rivelavano le ansietà
e i patemi dell'animo suo, le mal celate lagrime dolorose. Sollevandosi
alquanto della persona, col gomito puntato ai cuscini, ella stava
aspettando, come si aspetta l'annunzio d'una sventura, le parole che
erano per uscire dalle labbra della cortigiana; ma questa, come se
godesse di quell'ansietà e di quell'imbarazzo, si teneva immobile, in
silenzio, innanzi a lei, le braccia incrociate al petto, con mossa d'una
insolente famigliarità, con un certo piglio di ostile osservazione, di
ironia e di minaccia.
La contessa si decise a provocare con una richiesta le parole della Zoe.
Esitò un momentino se avesse ad usare il _voi_ od il _lei_ parlandole; e
per allontanare la difficoltà, disse nel modo seguente, non senza sforzo
e con voce non del tutto sicura:
— Siamo sole; si può parlare liberamente e credo non vi sia ragione
d'indugiare. Sono qui ad ascoltare tutto quello che mi si vuol dire.
La _Leggera_ fece ancora un passo per avvicinarsi di più al letto, si
curvò alquanto della persona, come per diriger meglio le sue parole
sulla faccia della contessa, e guardandola sempre a quel modo
impertinente e minaccioso, disse con voce sommessa, ma vibrata:
— Luigi..... il _nostro_ Luigi fu arrestato questa sera..... E se non lo
salviamo noi, egli dovrà salire sulla _forca_!...
Per Candida fu, come se ricevesse nella faccia e nel petto l'urto d'un
colpo materiale: si lasciò andare indietro sui cuscini impallidita come
una morta, gli occhi sbarrati da uno sgomento indicibile; ma la riazione
fu lesta a venire. Quella che le tornava un'esagerazione, le apparve con
tutti gl'indizi della falsità. L'azione, le parole, l'aria del volto
della cortigiana non furono più per lei che un sanguinoso oltraggio, cui
quella donna perduta aveva avuto la temerità di venirle ad infliggere
nella sua casa medesima. Il sangue le salì di bel nuovo alla faccia a
ricolorarle più vivacemente le guancie, a ridonare più fuoco allo
sguardo. Fulminò d'un'occhiata imponente la sciagurata che le stava
dinanzi, e il disprezzo non consentendo al suo sdegno di pronunziare
pure una parola, non fece altro che allungare il braccio verso il
cordone del campanello. La Zoe, con un balzo da tigre a ghermir la
preda, le fu sopra, le afferrò quel braccio e stringendolo colla sua
mano nervosa, da lasciarvi sulla pelle liscia e finissima l'impronta
delle sue piccole dita, disse piano, con un fiero sogghigno:
— La badi, non faccia imprudenze. Cacciarmi per mezzo de' suoi domestici
di casa sua, è presto detto, ma non può farsi così presto e così piano
che non ne nasca uno scandalo. Il darmi retta è non solo nell'interesse
di Luigi, che deve starle a cuore a Lei, come sta a me, ma
nell'interesse suo: la lo dovrebbe capire, senza ch'io mi sfiati a
dirglielo.
Candida fu quasi dominata da quella violenza; non pensò a riluttare; il
suo braccio rimase inerte; il suo capo si trasse in là, e gli occhi si
sottrassero allo sguardo ardente di quelli della cortigiana. Successe un
momento di silenzio.
— Lasciatemi: disse poi la contessa con accento di comando e di superba
impazienza, movendo il braccio per isvincolarlo dalla stretta di quella
mano il cui contatto le era più doloroso d'un'offesa.
Zoe lasciò andare la mano della contessa e incrociò nuovamente le
braccia al seno.
— Che cosa volete da me? Che siete venuta a pretendere qui colle vostre
menzogne?
— Menzogne! ripetè la cortigiana col suo sogghigno. Ah Lei ricorre al
comodo spediente di non credere. Le ripeto che Luigi Quercia fu
arrestato e che lo aspetta la _forca_, perchè gli è accusato di parecchi
assassinii e depredazioni...
Abbassò ancora la voce e soggiunse:
— E l'accusa è vera. Quercia è il famoso _medichino_ capo della _cocca_.
Candida non ebbe altra forza che quella di mandare un fievol grido.
— Che cosa voglio e pretendo? continuava la Zoe: che voi sua amante...
al pari di me... più di me... mi aiutiate a salvarlo; che non lo
lasciate passare dalle vostre braccia a quelle della morte la più
ignominiosa.
La contessa chiamò a raccolta tutta la dignità e tutto il coraggio che
ancora le rimanevano.
— Strano modo di venire ad implorare la mia protezione pel _vostro
amante_, assalendomi con calunnie e minaccie, non so se più assurde o
ridicole... Uscite; io non posso e non voglio far nulla per voi nè per
quel cotale... E s'egli è quello sciagurato che voi dite, ben lo
colpisca la vendetta delle leggi.
La _Leggera_ guardava con profondo stupore la donna che così le parlava;
ad un punto proruppe con un'esclamazione che pareva un ruggito:
— Ah sì?.... Ah gli è così che la prendete?..... Implorare io?..... Dove
avete visto, da che avete capito che io venga ad implorarvi?... vengo a
comandare.... Voi non volete far nulla per _quel cotale?_... Vi dico io
che farete.... Potevate addirittura affermare che voi non l'avete mai
visto, nè conosciuto... Ecco come sono queste gran dame che si chiamano
oneste, e che non hanno per noi che disprezzo. Ci vengono a rapire i
nostri amanti, a rubare il mestiere, e quando si sono saziate dei loro
vergognosi capricci, con fronte spudorata vi negan tutto, coprono la
loro infamia del loro blasone; fanno cacciare alla porta quella ch'esse
chiamano una donna perduta, abbandonano nella disgrazia colui che pur
ieri onoravano dei loro amplessi.... Infamia ed ipocrisia!.... Voi
valete assai meno di noi, signora.... Ma vi dico che io — la quale non
abbandono chi amo — io non permetterò che sia così. Ho in mano il mezzo
di farmi obbedire, e mi obbedirete.... Conveniva essere più prudente per
prepararvi il comodo spediente del diniego.... Ho in mano io le lettere
d'amore che avete scritte a Quercia l'assassino.
Candida, senza più forza, non seppe dare altra risposta che mandare una
voce di disperazione; ma di botto la sua fisionomia espresse ancora
maggiore l'angoscia, la vergogna e lo spavento, mentre gli occhi
fissavano atterriti appiè del letto. La Zoe si volse a guardare, e vide
colà apparire il cranio giallo e gli occhi viperini del conte Langosco.
— Voi insultate mia moglie, credo: disse il marito di Candida con
espressione di supremo disprezzo ed autorità: v'impongo di rispettarla.
La cortigiana, come domata da quell'aspetto, dallo sguardo e
dall'accento, fece un passo indietro e non ribattè parola. Langosco si
avanzò così da mettersi in mezzo fra Zoe e sua moglie, e senza pur
volgere un'occhiata a quest'ultima, ripigliò a dire:
— Ho udito nominare certe lettere..... che possono essere interessanti
per noi..... Ho io inteso bene?
— Sì, signor conte: rispose la _Leggera_.
— E le sono in poter vostro?
— Sì signore.
— Bene!... Gli è dunque un affare.... Si tratta di compra e vendita...
Non è alla moglie che dovevate indirizzarvi, ma al marito... Venite meco
di là.
Zoe parve esitare un momento: guardò la contessa che si sarebbe detta
svenuta, se non avesse avuto larghi e spaventati i suoi grandi occhi
neri, guardò il conte che nascondeva il suo furore sotto il solito
ghigno sardonico delle labbra sottili, ed alla moglie prestava tanta
attenzione, come se non esistesse, e rispose con una insolente
crollatina di spalle:
— La moglie o il marito fa il medesimo: fra loro se l'aggiusteranno come
lor piace; in faccia al mondo è una causa sola ed un medesimo interesse.
Passarono nell'appartamento del conte. Questi, appena entrato nello
stanzino che avrebbe potuto chiamarsi il suo studio, se mai fosse stato
presumibile ch'egli studiasse, piantato a mezzo la stanza, fermò que'
suoi occhi grifagni in volto alla cortigiana e le disse con accento in
cui il disprezzo e la minaccia non erano temperati che da quel certo
riguardo che la sua galanteria serbava pur sempre per qualunque giovin
donna in qualsiasi grado e condiamone la fosse:
— Gli è dunque un ricatto, un _chantage_, quello che vieni ad esercitare
qui da noi, la mia bella giovane?..... Bene! Non perdiamo tempo. Quanto
ne vuoi di quelle lettere?
— La libertà di Luigi.
Langosco crollò le spalle con impazienza.
— Non dire e non farmi dire delle parole inutili. Due mila lire ti
bastano?
Zoe tentennò il capo.
— Tre?... Cinque?... Otto mila lire, via.
— Nè anco venti... Le ripeto, signor conte, che voglio la libertà di
Luigi. Non è per altro che son venuta.
— Non ti capisco: spiegati.
— Quelle lettere darò a Lei od a sua moglie quel dì, in cui Luigi sarà
uscito di carcere.
— Sei matta... Bisogna domandare alla gente cosa che si possa fare.
— E questo, Lei, se vuole, lo può fare.
— Come?
— Con quel denaro ch'Ella è disposta a spendere per riavere quelle
lettere, si può comprare qualche guardiano; coll'autorità e le
protezioni di cui Ella dispone si può ottenere che qualche occhio si
chiuda..... Quercia può di questa guisa trovare aperta la sua prigione,
pronta una carrozza ed un passaporto e....
Il conte l'interruppe.
— È questo il solo partito che tu venga a propormi, il solo che tu
voglia accettare?
— Il solo.
— Olà! Che interesse ci hai tu cotanto a salvar la pelle di quello
sciagurato?
Gli occhi della cortigiana brillarono stranamente, ed ella rispose con
accento di voce più sommesso, quasi cupo:
— L'amo.
— Oh oh, tu!... Esclamò il conte; ma l'espressione scettica e sardonica
del suo sorriso mefistofelico si dileguò in presenza della risolutezza e
della serietà che erano impresse sulla faccia della Zoe; egli riconobbe
lo stampo della passione, e meravigliato di quel miracolo che aveva
creduto impossibile nell'animo di quella venduta, s'inchinò leggermente:
— E tu fuggiresti con lui?
— Forse!
— Per andare a vivere da tortorelle in una solitudine: _une chaumière et
son cœur_. Che strana razza di gente che siete!... Senti, Zoe. Tu mi
domandi una cosa che non si deve fare. Capirai che non si può rispondere
lì su due piedi un sì, e neppure un no, quando tanto interesse è in
giuoco. Lasciami pensare. Promettimi intanto una cosa: che di quelle
tali lettere non farai uso nessuno, finchè tu non abbia perduta ogni
speranza di salvare... colui.
— Glie lo prometto.
— Io ti farò sapere la mia decisione fra pochi giorni.
Zoe si mosse per partire; ma fatti pochi passi, s'arrestò, e venendosi a
piantare di nuovo in faccia a Langosco, disse con forza quasi feroce:
— Badi che vane promesse non mi potranno ingannare; e che saprò
ricorrere a tali cautele da premunirmi contro ogni tradimento.
Il conte non rispose; lasciò partire la cortigiana, poscia avvoltosi ben
bene entro la sua pelliccia, senza servirsi della carrozza, a piedi
s'avviò di buon passo verso l'abitazione del generale Barranchi.
Questi aveva ricevute le relazioni compiute ed esatte delle importanti
operazioni eseguite quella sera dalla sua Polizia: stupito, egli stesso,
lieto e superbo dei risultamenti ottenuti, si fregava le mani per un
trionfo di cui egli non aveva il menomo merito.
La comparsa di Langosco lo fece ricordarsi che a quel successo mancava
una sola circostanza per essere compiuto: ed era che non si aveva potuto
trovare quelle lettere di cui aveva promesso il ricupero al suo buon
amico. Ma quando appena ebbe incominciato a dire tale non affatto lieta
novella al marito di Candida, questi lo interruppe.
— So che non le avete rintracciate, diss'egli: ma so eziandio dove le
sono e dove si possono pigliare.
— Ah sì? esclamò il generale con aria tra meravigliata ed incredula.
Sentiamo un po'.
— Le ha in suo potere Zoe, la mantenuta del Principe.
Barranchi guardò Langosco con un certo stupore, ma nello stesso tempo si
rimpettì, ed atteggiò la sua persona ad una mossa di orgoglioso
soddisfacimento.
— Ah ah! voi credete, caro conte, di venirci ad apprendere una novella
mai più sospettata... Udite, ed ammirate come la mia Polizia è ben
fatta. In questo stesso momento uno de' nostri più fidi, più segreti,
più sicuri agenti, quello a cui molto si deve nello scoprimento di
questa rete infernale, trovasi in casa la _Leggera_ a farvi una minuta
perquisizione, appunto per trovarvi quello che voi desiderate. Domani
mattina prima che siate levato, riceverete il plico che conterrà tutte
quelle carte; potete dormir tranquillo con questa certezza.
Ma il domattina, invece del plico che Barranchi gli aveva promesso, il
conte di Staffarda ricevette il bigliettino seguente:
«Conviene che le relazioni avute da voi e quelle che a me pervennero
fossero false, o che quel demonio d'una Zoe sia stata avvisata in
qualche modo; il fatto è che per quanto minutamente siasi perquisita
tutta la sua abitazione, nulla si rinvenne, nè quelle tali lettere, nè
altro che la potesse compromettere. Ho dato tuttavia ordine che la si
arrestasse; e vedremo se la prigione la farà parlare.»
Langosco sgualcì con mano rabbiosa quel pezzo di carta, stette un poco a
meditare, e poi rispose al comandante della Polizia:
«Credo inutile sostenerla in carcere; quella donna non parlerà. Libera,
potrò trattare con essa ed ottenere la consegna di quei fogli, che
voglio avere a qualunque costo; e poichè nessuna prova ci avete contro
di colei, io vi consiglio e vi prego di metterla in libertà. Eviterete
così anche la collera del Duca.»
Mandò sollecitamente il biglietto al suo indirizzo.
— Purchè, disse fra sè, quella sciagurata nello sdegno di vedersi presa,
non pensi di subito a vendicarsi con quell'armi che ha tra mano.
Ma la Zoe, in grazia del maggior interesse che aveva in vista, represse
il furore onde in fatto era occupata. Ecco il bigliettino che a sua
volta, appena libera, scrisse al conte Langosco:
«Ella aveva promesso di non ricorrere a tradimenti. Ho imparato che
valore hanno le sue promesse. Ecco ora l'ultimo patto che le vengo a
dettare: se fra una settimana L. non è libero, quelle lettere faranno il
giro di tutta Torino. Nè creda impedire in altro modo qualsiasi questo
fatto. Dovessi anch'io sparire dalla faccia della terra, quei documenti
sono in luogo sicuro ed in mano di tale che eseguirà ad ogni costo la
mia volontà.»
Or ecco di che guisa l'accorta Zoe aveva sottratto le lettere di Candida
alla ricerca della Polizia.
Uscendo dal palazzo di Staffarda, dopo i colloquii avuti colla contessa
e col conte, la cortigiana era salita nella carrozza, dove stava
attendendola palpitante la Maddalena.
— Ebbene? Aveva domandato costei colla sollecitudine della maggiore
ansietà.
— Ebbene: aveva risposto la _Leggera_, tutto ancora agitata dalla
passione che l'aveva mossa in que' narrati abboccamenti: ebbene li tengo
per i capelli e li farò marciare a mio talento.... Vi è tutto da
sperare.
Maddalena in uno slancio di gioia riconoscente, prese la mano della Zoe
e la baciò con calore.
— Oh oh! esclamò la elegante mantenuta del Principe con un accento
strano in cui c'era ironia, commozione, sdegno e simpatia nello stesso
tempo: cara la mia ragazza, tu ami dunque molto quel birbone di Luigi?
— Tanto, tanto! rispose la giovane col più sincero espandersi della
passione.
— Dovremmo essere nemiche ed odiarci, poichè l'amo anch'io. Ma tu non
sei come quella superba impostora di contessa. Tu lo ami per lui e non
per te. Possiamo intenderci, noi due. Ah! due donne che amano sono una
gran potenza, sai; e lascia fare che fra noi due lo salveremo. Di poi,
per contrastarcelo, ci caveremo anche gli occhi....
— Ah no! proruppe Maddalena, cui la bellezza, la risoluzione, la
vivacità, la passione della cortigiana soggiogavano. Io sento di non
esser nulla, di non poter nulla. La mi adopri come vuole, prenda la mia
vita se occorre: lo salvi solamente, ed io sparirò nell'ombra per
lasciarla felice con lui.
— Povera fanciulla! disse Zoe, passandole un braccio intorno al collo.
Sei tu forse quella che merita più d'essere amata.... E gli uomini son
essi degni di un simile amore?... Bah! Forse che si ama per merito e
ragione?... Quello che avverrà fra noi non so; per ora sento che ti
voglio bene e t'ammiro.
E tratta a sè la faccia animata della ragazza del volgo, le diede un
bacio di sorella.
— Di te, dunque: continuava: mi fido come di me stessa. Dà ben retta.
Per obbligare ad agire secondo le nostre voglie il conte e la contessa
ho un talismano che solo fa tutta la mia forza, e di cui per ciò essi
hanno massimo interesse a spogliarmi. Questo talismano sarà più sicuro
nelle tue mani che nelle mie. Conviene che tu mi prometta di non
mostrarlo a nessuno, di non farne cenno con anima viva, di nasconderti
con esso e di non restituirlo poscia che a me, nelle mie mani, quand'io
te lo ridomandi.
Maddalena promise.
— Or bene, vieni meco nella mia casa ed io te lo consegnerò di presente,
perchè temo qualche tentativo per privarmene.
Entrando in casa, Zoe apprese che vi era tuttavia Bancone; senza
preoccuparsene il meno del mondo, ella condusse Maddalena nel suo
elegante camerino da _toelette_, e chiuse là dentro le consegnò il pacco
delle lettere della contessa di Staffarda.
— Ed ora dove pensi tu andarti a rimpiattare?
— Ci ho la mia camera; ma colà non oso riparare per paura ci vengano gli
_arcieri_.
— Hai ragione. Bisogna assolutamente trovare altro ricovero. Aspetta un
poco. Te lo procurerò io.
Passò di là nel salotto da pranzo, dove trovò il banchiere milionario,
sbottonato il panciotto, disfatto il nodo della cravatta, arrovesciata
la testa sulla spalliera della poltrona, russare con voce sonora,
saporitamente addormentato.
La _Leggera_ inzuppò nell'acqua l'angolo d'una servietta, e bagnò al
dormiente la fronte e le tempia. Bancone si svegliò senza sussulto e,
vistasi innanzi la bellezza sorridente della cortigiana, fece un beato
sorriso ancor esso.
— Tò, m'ero addormentato... Tanto meglio! Così il tempo della tua
assenza mi è passato più presto... Sognavo di te, sai, sognavo che tu mi
facevi sul ventre i passi di danza che ballavi con tanta grazia sul
dorso nudo del cavallo al galoppo... Sei stata lungo tempo fuor di
casa?... Hai finito i tuoi misteriosi affari?... Sei tornata
definitivamente e possiamo stare allegri insieme senza che nessun più
venga a disturbarci?
— Quante domande! rispose Zoe con tutta la grazia seducente di cui era
capace. Vi risponderò pregandovi di farmi un piacere... che sarà un
piacere anche per voi.
— Che cosa? domandò Bancone stirandosi.
— Non ci avete mica nessun'abitatrice nel vostro appartamentino, dove,
di nascosto dalla moglie, andate a fare delle orgie da scapolo,
viziosone che siete?
Il banchiere fece saltare la sua pancia enorme in una grassa risata di
soddisfazione.
— Eh eh! Bisogna bene darsi un po' di buon tempo. La bellezza virtuosa
di mia moglie m'annoia come una quaresima; vado a fare di quando in
quando un po' di carnovale.
— Sentite. Si tratta di ricoverare e nascondere in quel vostro così ben
riposto quartieretto una bella ragazza.
Il vecchio satiro drizzò le orecchie e si levò sulle anche.
— Oh oh! esclamò egli, guardando incredulo la cortigiana: una bella
ragazza! Davvero?
— Sicuro: quella medesima che avete visto qui poco fa, e che non vi
dispiacque, io me ne sono accorta, vecchio peccatore.
— Sì, la è un discreto tocco di grazia di Dio. Ma perchè ricoverarla,
perchè nasconderla?
— Vi rincresce fare a me ed a lei questo piacere, procurare a voi
medesimo questo vantaggio?..... Lasciate stare: ricorrerò ad un altro.
— No, no. Sono disposto ad obbedirti.
— Quella giovane è perseguitata da qualcheduno, è venuta a raccomandarsi
a me; voglio salvarla, ed ho pensato il meglio fosse di affidarla alla
vostra generosa protezione.
— Affidala pure: disse il vecchio libertino, nei cui occhi brillavano le
fiamme d'una oscena cupidigia: la sarà in buone mani.
— Va bene... Vengo a consegnarvi tosto la giovane... La mia carrozza è
ancora bella ed allestita sotto il portone. Voi salite in essa colla
ragazza e... e buona notte.
— Come! Come! esclamò il banchiere meravigliato: così subito?
Ma la _Leggera_ già era sparita dietro le cortine dell'uscio.
Bancone si mescette un bicchiere di Sciampagna e lo bevette d'un fiato
per rischiararsi le idee. Cinque minuti dopo vide ricomparire la Zoe che
si traeva per mano la Maddalena. Si levò in piedi e sorresse alla tavola
il suo corpo oscillante.
— Dunque, diss'egli, aitandosi della persona colla grazia d'un orso che
si dimena entro la gabbia di un serraglio, mia bella giovane tu hai da
essere la mia ospite?
Maddalena lo guardò colla sua petulante figura e fece un sorriso poco
rispettoso; la _Leggera_ le si chinò all'orecchio e le susurrò alcune
parole, alle quali ella non rispose che con una crollatina di spalle
chiaramente significante: «Bah! ciò poco m'importa.»
— Non perdete più tempo: disse Zoe: sono le undici e mezzo, e più.
Andate.
Il vecchio libertino osò abbandonare l'appoggio della tavola e fece due
passi barellando verso la cortigiana.
— Crudele! mormorò con occhi che volevano essere espressivi d'un amoroso
rimprovero ed erano in realtà imbamboliti dall'ebbrezza: hai il coraggio
di scacciarmi di casa tua...
Zoe lo afferrò ad un braccio per aiutarlo a rimettersi in equilibrio
sulle gambe podagrose, e gli accennò Maddalena che aspettava presso
l'uscio con una certa impazienza.
— Avrete un fortunato compenso... nella buona opera che state per fare.
— Ah birbona!... susurrò il Creso della banca con quel suo certo
sorrisaccio; poi, parlando a Maddalena: vieni qua, soggiunse, vienmi
presso, biricchina... Così; dàmmi il braccio... Perbrio! che braccio
sodo... Dunque, buona notte, Zoe. Andiamo.
Appena furono usciti, la _Leggera_ chiamò a sè i servi.
— Chiunque v'interroghi, non direte che qui venne una giovane e che la è
partita con Bancone.
Ottenutane questa promessa, ordinò si spegnessero tutti i lumi, si
ridusse nella sua camera, e in pochi minuti fu spogliata ed a letto.
Eravi essa appena coricata, quando si udirono forti colpi al portone da
via. Il portinaio svegliato si recò a vedere che fosse: successe un
breve e vivace parlamentare fra quelli che picchiavano di fuori e il
portiere all'interno, quindi il portone s'aprì e i passi pesanti di
molte persone suonarono su per le scale. La Zoe stava ascoltando questi
rumori con interesse, quasi con ansia, dubitosa che quest'incidente la
dovesse riguardare, quando a levarle ogni dubbio sentì una violenta
scampanellata all'uscio del quartiere.
— È una visita della Polizia, ci scommetto: disse ella fra sè con un
sorriso di trionfo. La Maddalena è partita a tempo.
La sua fante le si precipitava in istanza, mezzo spoglia, assai
sgomenta.
— Ah signora, esclamava con voce tremante, è la forza, è l'autorità,
vogliono entrare ad ogni costo... Domandano di Lei... o mio Dio! o mio
Dio!
La _Leggera_ si sollevò un poco in mezzo alla candida neve delle sue
lenzuola, puntando il gomito ai guanciali ornati di ricche balze di
mussolina ricamata, incrociò al petto il suo giaco da notte ricco di
trine stupende e con atto superbo ed imponente da regina esclamò
imperiosamente:
— Qui non ha da entrare nessuno... Non lasciate entrare nessuno.
— Siamo già entrati: rispose una voce fiacca, affranta, ma in cui
suonava una certa maligna ironia, e in mezzo alle cortine dell'uscio Zoe
vide la faccia pallida ed infermiccia di Barnaba, e dietro lei i ceffi
caratteristici degli _arcieri_ da cui s'era fatto accompagnare.
La Zoe riconobbe di subito nell'uomo che le si affacciava, quel cotale
che da assai tempo si aggirava intorno all'abitazione di lei, gli occhi
rivolti alle finestre della medesima, e che la sua vanità femminile
aveva preso per un timido amatore. Luigi aveva avuto ragione: egli era
invece una spia. Essa lo fulminò con un'occhiata di sdegnoso disprezzo e
con un accento degno compagno di quello sguardo, domandò:
— Chi siete? Che volete? Che modo è questo d'introdursi nella casa d'una
donna?
Barnaba parve esitante; si sarebbe detto che su quella soglia trovava un
inciampo che stentava a superare; nella sua faccia scialba e sempre
impassibile eravi pure come un'ombra di misteriosa emozione; i suoi
occhi al fondo delle incavate occhiaie, velati quasi sempre, avevano ora
uno strano bagliore, mentre, trascurato ogni altro oggetto, si fissavano
sulle forme giovanili, leggiadre, procaci della cortigiana a mezzo
seduta sul suo letto.
Era davvero un'originale, irritante, potente bellezza quella che
splendeva dagli occhi, dal volto, da tutte le membra della giovine
donna. Le sue chiome abbondanti di color fulvo, slacciate, le pendevano
in ciocche ondulate che avevano i riflessi dell'oro, intorno al collo
candidissimo ed a perfezione tornito, sulle spalle, venivano a battere
come una carezza su quel turgido seno, il cui candore appariva traverso
le trine, come l'argenteo chiaror della luna traverso le squarciate
nubi. Sacerdotessa della voluttà, la sua espressione suprema, quella in
cui tutte s'appuntavano le espressioni delle sue sembianze, de' suoi
atti, d'ogni sua mossa, era l'espressione della voluttà. Anche nello
sdegno di quel momento c'era una grazia, un fascino malvagiamente
provocatore delle sensuali passioni dell'uomo.
Dopo un istante ella ripetè, ancora più sdegnosa di prima, le sue
richieste a Barnaba, il quale gli occhi fissi su di lei, il respiro
leggermente affannoso, nè parlava, nè si moveva. Allora l'agente della
Polizia si riscosse, vinse la sua emozione, ricoprì nuovamente la faccia
della maschera d'una gelata indifferenza, e con voce sorda ed affaticata
rispose:
— Siamo la Polizia; e veniamo a perquisire la vostra casa. Nessuno si
mova e nessuno fiati. Dobbiamo frugare scrupolosamente cose e persone.
Credo che ad alcuno non verrà in mente la pazzia d'una resistenza.
La donna con un sobbalzo si drizzò del busto sui cuscini ricamati del
suo letto.
— Cose e _persone_ avete detto? Domandò ella con inesprimibile accento
di fiero disdegno:
— Sì: disse freddamente Barnaba: e per togliervi più presto a questa
seccatura e lasciarvi tosto libera e tranquilla comincieremo da voi.
Fece alcuni passi verso il letto della cortigiana, ma più incerta che
mai era la sua andatura e le mani gli tremavano.
Le pupille di Zoe mandarono fiamme: con un moto rapido e violento si
torse della persona verso il comodino, ne aprì il cassetto e toltone uno
stile damaschinato, di bella fattura, lo impugnò risolutamente colla
piccola destra nervosa. L'avreste detta una Lucrezia romana.
— Guai chi mi tocca! gridò essa fremendo.
Il poliziotto ebbe sulle pallide labbra un sogghigno indefinibile
d'ironia insieme e di compassione e di profonda mestizia.
— Tanto sforzo di coraggio starebbe bene, diss'egli, se si volesse
attentare alla vostra virtù, ma questo non è ora il caso. Dovreste
sapere che contro la forza non vale la ribellione dello sdegno. Se
voi... od altri per voi... tentò un giorno salvare la vostra innocenza
dalla brutalità d'un prepotente, che valse?
Queste parole che le ricordavano un tristo episodio della sua prima
adolescenza, quasi della sua infanzia infamemente corrotta da uno
scellerato, sovraccolsero potentemente e stranamente la donna. Quella
disgraziata ventura ella non aveva raccontata mai; il miserabile che
l'aveva fatta sua vittima era morto; il suo compagno di stenti che era
stato testimonio inorridito ed impotente era scomparso. Come poteva
sapere alcuna cosa di quel dramma quest'ignoto? E sapeva egli veramente,
od era il caso soltanto che gli aveva posto in bocca quelle parole che
sembravano fare allusione alla sventurata vicenda? Non ebbe campo per
allora a meditare su codesto, perchè l'agente di Polizia, assumendo un
tono imperioso e solenne continuava:
— E noi siamo la legge, signora, noi siamo l'autorità, ed a noi non si
resiste.
Si volse agli _arcieri_ che dietro di lui s'erano inoltrati nella
stanza.
— Disarmate quella donna: comandò.
In un attimo due uomini furono allato della Zoe, le ebbero afferrate le
braccia e toltole di pugno il ferro. Allora ella vide avanzarsi su di
lei e starle sopra la faccia terrea di Barnaba; allora sentì sulla sua
persona il contatto di due mani che parevano frementi. Trasalì, come
corse le vene da un brivido di ribrezzo, mandò un gridolino di rabbia
repressa, slanciò uno sguardo di ferocia impotente su quel volto
pallido, macilento, incavato, che incombeva sul suo. I loro sguardi
s'urtarono come due saette che s'incontrino per aria volando, parve se
ne sprigionassero scintille. Nessuno dei due cedette e si abbassò
innanzi all'altro; ma nelle pupille di quell'uomo che le parvero in
fondo alle occhiaie come belve appiattate in fondo ad una caverna, Zoe
travide un fuoco profondo, cupo, terribile, credette travedere un
pauroso mistero.
— Chi è quest'uomo? domandò a sè stessa. Che vuol egli da me? Perchè mi
pare che costui debba entrare nella mia vita?
La perquisizione, come già sappiamo, non ebbe risultamento di sorta. Zoe
arrestata venne il giorno dopo messa nuovamente in libertà. Verso sera
di quel giorno medesimo, ella riceveva da mano ignota un bigliettino
scritto col lapis che riconobbe tosto di pugno del _medichino_.
Esso non conteneva che queste poche righe:
«Sono nelle carceri senatorie. Confido in te. Oro e protezioni ci vuole.
Verrà a tempo opportuno un uomo a mettersi teco in rapporto. Per ora
agisci con prudenza. Quell'uomo che ci ha spiato, che mi ha arrestato,
Barnaba, ha qualche ragione personale contro me o contro te. Cerca
d'accostarlo, studialo, tenta di sedurlo. Non mi pare impossibile.»
Erano due giorni che la Zoe non poteva scacciare di mente il pensiero di
quell'uomo cui anche Luigi veniva ora a ricordarle. Per quanto avesse
frugato e rifrugato nelle sue memorie, non aveva trovato nulla che le
rammentasse aver avuta con lui relazione.
— Lo cercherò; si disse; voglio penetrare questo mistero.
Come il _medichino_ fosse riuscito a far pervenire quel biglietto alla
_Leggera_, vedremo di poi. Ora torniamo indietro d'alquanto e rechiamoci
al letto di morte dell'usuraio Nariccia.