I due galeotti furono menati via.

— Slegate le gambe a quell'uomo: comandò il Commissario accennando al

_medichino_ con una mossa del capo.

L'ordine fu tosto eseguito.

— Potete camminare? domandò allora il signor Tofi.

— Desidero una carrozza; rispose il _medichino_ con tono di orgogliosa

superiorità: me la volete concedere?

— Potete camminare? ripetè ruvidamente il Commissario.

Gian-Luigi lo guardò con inesprimibile disdegno e gli volse le spalle.

— Sono con voi: disse al brigadiere dei carabinieri. Dove avete da

condurmi?

Il brigadiere interrogò collo sguardo il Commissario.

— Al palazzo Madama: comandò questi; e poi rivolgendosi al prigioniero,

soggiunse: fra un quarto d'ora ci troveremo colà di nuovo faccia a

faccia, signore.

Il _medichino_, le braccia così legate come aveva che le cordicelle gli

entravano nella carne intorno ai polsi e gli facevano gonfiare le vene

da parere dovessero scoppiare, andò a porsi in mezzo ai carabinieri che

lo dovevano accompagnare e disse loro semplicemente:

— Andiamo pure, signori.

Le gambe, per la stretta legatura che avevano sofferto sino a quel

momento, gli dolevano così che sembravagli da principio non poter mutare

pure un passo; ma la sua fisionomia non rivelò nemmeno con una smorfia

il tormento ch'egli soffriva: impose al suo corpo d'obbedire alla

volontà, alla sua mente di non sentire il dolore, e con passo franco si

partì scortato dai carabinieri.

Il Commissario e Barnaba si avviarono da parte loro verso il Palazzo

Madama: e la debolezza del secondo rese necessaria una carrozza. Tofi

fece passare quest'essa nella strada ove abitava il generale Barranchi e

fermarsi alla porta del palazzo. Per fortuna il capo supremo della

Polizia era appunto in casa e, fatto introdurre senza ritardo il

Commissario, ne apprendeva tosto le importanti novelle delle catture e

della scoperta avvenuta quella sera.

Il bravo sor Generale lodava con moderazione e sussiego il buon successo

del Commissario, e poi tosto soggiungeva:

— Spero che quelle tali lettere di cui vi ho parlato saranno già in

poter vostro.

— No, Eccellenza, non ancora: rispose Tofi, e disse come nei luoghi da

esso perquisiti non le si fossero rinvenute.

Barranchi corrugò la sua piccola fronte superba.

— Diavolo! Codesto ve lo avevo tanto raccomandato!

— La non dubiti, s'affrettò a soggiungere il Commissario: le si saranno

trovate alla casa di quel mariuolo od in qualcuna di quelle altre camere

mobiliate ch'e' teneva a pigione.

— Va bene: e ricordatevi che appena le abbiate me le recate voi stesso.

— Sì signore.

Tofi discese, tornò nella carrozza dove Barnaba era stato aspettandolo,

e fu dopo pochi minuti nel suo bugigattolo al Palazzo Madama. Gli agenti

che avevano fatto la perquisizione al domicilio del _medichino_ e nei

varii suoi altri ricoveri, traendone in arresto i servi e taluni di

coloro che gli affittavano le camere, già stavano colà per fare la

relazione del loro operato. Il Commissario li interrogò sollecitamente e

se ne fece rimettere le carte che avevan preso: ve n'era di molte, ed

alcune abbastanza importanti, ma quelle benedette lettere tanto cercate

non v'erano. Tofi fu preso dalla stizza: mandò via con mal garbo tutti

que' suoi subordinati, e rimase solo con Barnaba, il quale in questo

affare era naturalmente elevato al grado di suo confidente e

consigliere.

— Che quello scellerato le abbia distrutte? disse il Commissario: non

posso crederlo. Mi vien voglia d'interrogarlo e cercare di

strappargliene la verità.

Barnaba fece un moto che indicava come alla riuscita di questo tentativo

credesse poco, ma disse che era forse spediente interrogare l'arrestato

in quel primo sbalordimento che certo gli aveva prodotto il suo arresto.

Tofi diede ordine il _medichino_ gli fosse condotto dinanzi.

Gian-Luigi era arrivato pur allora e stato rinchiuso in una delle

segrete delle torri. Fino a che era stato in presenza di gente, la sua

faccia aveva conservata una tranquillità quasi sprezzante, una fierezza

quasi minacciosa: ma quando fu rimasto solo, al buio in quella piccola

cella, di cui udì chiudersi con infausto rumore le serrature e tirarsi i

catenacci alla porta, dritto in mezzo alla carcere, la sua fisionomia

ebbe un'espressione di spasimo, di disperata rabbia, di selvaggia

ferocia che avrebbe fatto paura e pietà a chi l'avesse potuto vedere.

Sollevò verso la volta le sue mani ancora strettamente legate ai polsi e

ruppe in orribili bestemmie.

— Ecco: si disse: tutto è finito. Stolto ch'io fui! Non ho saputo

evitarla questa sorte che superbamente mi dicevo non sarebbe mai stata

la mia. Qui fanno capo tutte le mie audacie e tutti i miei sogni!... E

non ho nemmeno saputo uccidermi!...

Pensò scaraventarsi col capo contro la muraglia ed infrangervisi la

cervice: ma era tanto buio là dentro che non si vedeva abbastanza per

misurare il colpo e l'aire. In quella udì riaprirsi le varie serrature e

i chiavistelli dell'uscio, una luce rossiccia penetrò nel carcere, e gli

si disse che doveva comparire innanzi al Commissario. Egli aveva

ricomposto il suo volto alla superba calma di prima.

— Il vostro nome? gli domandò Tofi squadrandolo col suo burbero

sembiante.

— Lo sapete: rispose brusco Quercia stando innanzi all'interrogatore

colla mossa di un principe.

Il Commissario proruppe coll'accento che intimoriva qualunque:

— Ah! non vi crediate di fare il bell'umore con me, chè sono capace di

ridurre alla ragione anche voi.

Gian-Luigi levò le sue mani legate all'altezza dei suoi occhi e si mise

a guardare le profonde incavature livide e sanguigne che gli facevano

nella carne le cordicelle.

Tofi vide quell'atto; diè una volta per lo stanzino, e chiamò dalla

prossima camera una guardia con voce minacciosa e tonante.

— Slegate il prigioniero: disse bruscamente alla guardia che accorse.

L'ordine fu obbedito. Il _medichino_ non disse nulla, non ringraziò

nemmeno con uno sguardo, non mandò neppure un sospiro di sollievo: alzò

le braccia in su ed agitò lievemente le mani per farne discendere il

sangue agglomeratovisi tanto da renderne turgide le vene e gonfie le

carni.

— Risponderete? disse allora il Commissario.

— No: rispose asciutto il prigioniero.

— Alla croce di Dio!

— Non bestemmiate, sor Commissario. Non ho nulla da dire, non voglio dir

nulla. Rimandatemi nella carcere, risparmierete a voi l'irritazione e la

collera, a me il fastidio di queste scene.

Tofi stette un istante in silenzio a guardare il suo prigioniero; poi

gli si accostò lentamente.

— Lascierò il carico d'interrogarvi ai signori giudici; ve la caverete

con essi come vi parrà; io vo' farvi una sola domanda che ha tratto ad

un vostro interesse particolare, e rispondendo alla quale potrete averne

giovamento.

Accostò le labbra all'orecchio del _medichino_ e susurrò:

— Dove sono le lettere della contessa?

Un lampo sfavillò negli occhi di Gian-Luigi.

— Ah, ah! diss'egli scherzosamente: vi ha gente che s'interessa di molto

a quella prosa?... Or bene, prima di rispondere, ditemi un po', sor

Commissario, quale sarà il giovamento che m'avete annunciato io ne

avrei?

— Sareste trattato con più riguardi.

— Eh che cosa m'importa dei vostri riguardi? Esclamò con superbo

disdegno il _medichino_. Avreste dovuto vedere ormai s'io sono una

femminetta..... Quelle lettere sono in luogo sicuro, e dite a chi se ne

interessa, ch'io non isvelerò questo segreto fuorchè ad una persona

sola: alla contessa medesima che si degni venire a fare un'opera di

carità, visitandomi carcerato.

Non fu possibile cavarne altro. Quercia fu ricondotto alla sua prigione,

e il Commissario per disperato, esclamò avrebbe fatto qualunque cosa per

venire a capo di spuntarla e metter la mano su quelle carte. Barnaba che

aveva taciuto sino allora, accasciato com'era e mezzo disteso in un

angolo, si levò e venne dire al Commissario:

— Credo avere indovinato chi è il depositario di quelle lettere.

— Chi? domandò Tofi con tutto l'interesse che meritava una simile

circostanza.

— Una donna che fu la confidente di quest'uomo, che forse ne è complice

e che si farebbe molto bene ad arrestare eziandio: Zoe, detta la

_Leggera_.

Il Commissario strabiliò.

— La mantenuta del Duca!... Siete matto? Volete perderci tuttidue?

— Se si facesse una perquisizione colà, son certo che si troverebbero

quelle lettere che vogliamo avere.

Tofi pensò un momento.

— Converrebbe che a far ciò ci fosse un agente dei più sicuri...

Barnaba si fece ancora più pallido di quello che era, disse mettendo una

mano sul braccio del Commissario:

— Ci andrò io stesso.

— Voi! Se non potete più reggervi in piedi!

— Avrò forza bastante anche per ciò... Lo desidero, la prego di

concedermelo.

— Ebbene sia.

Era presso la mezzanotte quando Barnaba con sufficiente scorta

s'introduceva nella casa abitata dalla Zoe e suonava all'uscio della

celebre cortigiana.

La plebe, parte IV · 第 31 / 44 题