CAPITOLO XXI.

Gian-Luigi, appena si fu colla sua rapida corsa di tanto allontanato pe'

campi da non temer più pel momento d'essere raggiunto, si fermò

ansimante a pensare quel che meglio gli convenisse. Fuggire addirittura

la città e il paese, tentar di giungere ad estere contrade era certo la

prima idea che gli doveva venire, e fu quella che gli venne: ma non

tardò a crollare il capo con uno scoraggiato sorriso.

— E che farò io, disse amaramente a se medesimo, senza mezzi nessuni,

senza punto denari? Aver tanto raccolto e veder tutto sfumarsi dinanzi!

Aver con tanti sforzi costrutto un edifizio e vederselo tutto

crollare!.. Espormi alla vita della miseria in altri paesi, ricominciare

da capo la vita del baro e dell'assassino per vivacchiare.... oh no! non

io discenderò sì basso.... Piuttosto morire.... Poichè tutto mi ha

fallito ad un tratto, che mi cale gettar via questa vita che ha mancato

a tutte le sue promesse?

Trasse fuori un pugnaletto acuto e sottile e ne guardò stranamente il

luccicar della lama al raggio della luna.

— Su via: diss'egli con quel suo sogghigno in quella solitudine, a quel

momento, più amaro, più superbo, più temerario che mai.

Ma la mano già levatasi per ferire, si arrestò e poi si chinò

lentamente.

— Non è una viltà fuggire innanzi al pericolo perchè si è fatto

gravissimo? Vo' lottare fino all'ultimo con questa società matrigna che

suscita tutti i desiderii e nega all'onestà ogni soddisfazione di essi,

e che ora mi minaccia colla forca... Vivo non cadrò nelle loro mani a

niun patto... Dunque tanto vale tentare ancora. Se potessi fuggire con

parte almeno de' miei tesori, sarebbe tuttavia una vittoria.

La sua decisione era presa, ringuainò il pugnale e si diresse verso la

palazzina. Camminava prudentemente celandosi dietro i tronchi degli

alberi, poco diverso dal cauteloso procedere che descrivono i romanzieri

americani dei selvaggi che vogliono sorprendere il nemico. Intorno alla

casina del viale tutto era quieto: Quercia spiò attentamente e non vide

indizio d'anima viva. Si fece ardito tanto da entrare nel cancello ed

introdursi nell'abitazione. Una lieve speranza gli venne che il segreto

nascondiglio detto _Cafarnao_ non fosse ancora conosciuto dalla Polizia

e colà potesse non solo penetrare sano e salvo a prendere il denaro che

vi aveva, ma rimanervi alcuni giorni nascosto a sviare la vigilanza e le

ricerche della Polizia. E certo se nessuno avesse tradito, quel rifugio

avrebbe dovuto essere compiutamente ignorato; ma che vi fosse stato un

traditore fra i servi era pure la prima idea che gli si era affacciata,

quando aveva visto comparirgli Barnaba per arrestarlo.

Pel segreto passaggio dalla palazzina passò nell'andito sotterraneo che

conduceva al grande stanzone centrale. Camminava lento, gli occhi e le

orecchie tese con ogni sua possibile intentività; la mano destra teneva

sull'elsa del pugnaletto, colla sinistra veniva tastando la parete per

guidarsi, essendo che quella sera non fossero accese le lampade lungo il

corridoio, ed egli avesse pensato meglio non recar seco lume nessuno. Ad

un punto udì innanzi a sè un suono, che gli fece spavento, se pure può

questa parola usarsi per l'intrepida tempra di quella natura. Era un

rumore di lotta: alcune voci d'ira e di minaccia, alcuni gemiti che

parevano di feriti, colpi e percosse. Il _medichino_ ristette. Era

questa una rissa fra i soliti abitatori del _Cafarnao_, oppure una lotta

con nemici invasori? Il dubbio non durò a lungo. Si udì una voce che

Quercia riconobbe per quella dal commissario Tofi.

— Non fate fuoco, gridava la voce, e' si vogliono prender vivi; che

diamine! siete in tanti e non ci valete ad opprimere due uomini soli, di

cui uno ancora non è che la metà d'un uomo?

Al punto in cui era giunto Gian-Luigi, poteva scorgere una luce

rossiccia in fondo al corridoio. Erano delle lanterne che tenevano in

mano vari uomini che non tardò a riconoscere per guardie di polizia. Sui

gradini che conducevano a _Cafarnao_ stavano ritti _Stracciaferro_ e

_Graffigna_ che si difendevano bravamente, il primo con un palo di

ferro, il secondo col suo coltello affilato, contro l'assalto d'una

schiera di poliziotti: alcuni di questi già erano distesi per terra

malconci; dietro degli assalitori appariva l'alta persona del

Commissario, il quale, nel suo solito contegno, le mani affondate nelle

sue grandi tasche del soprabitone, incoraggiava i suoi uomini

all'assalto. Allo sbocco dell'andito che conduceva alla bottega di

Baciccia apparivano altri poliziotti appostati.

Il primo impulso di Gian-Luigi fu quello di gettarsi là in mezzo a

soccorso de' suoi; ma fu lesto a cambiar d'avviso, egli si perdeva

inutilmente senza salvare gli altri. Sola cosa da farsi era tornare il

più presto sui suoi passi, prendere in fretta tutto quello che si poteva

di valore che era nella palazzina, e fuggire se pure s'era tuttavia in

tempo. Retrocesse adunque affrettato; giunto dietro all'uscio segreto

che metteva nel salotto della casina sostò ed applicò l'orecchio alla

commessura per ascoltare; non udì rumore di sorta; colà non era dunque

ancora penetrato nessuno. Toccò la molla nascosta; l'uscio si aprì; egli

passò ratto e lo richiuse: ma aveva fatto appena pochi passi che udì

nell'andito a pian terreno gente che entrava, che si accostava alla

scala, che saliva. Si morse le labbra fino al sangue, gettò un'occhiata

disperata intorno a sè, come per cercare una via di scampo: non ce n'era

nessuna: tornare nel sotterraneo era peggio: gli occhi gli balenarono

orrendamente: si vide compiutamente perduto e si disse con una bestemmia

che la sua ultima ora era venuta; si piantò sulla soglia di quella

stanza, impugnò con mano convulsa il pugnale e stette ad aspettare.

Non aspettò a lungo; l'uscio della camera che precedeva si aprì e

comparvero agli occhi suoi quattro uomini — quei medesimi che già lo

avevano assalito nella casa dei Benda — e in mezzo a loro, come duce,

Barnaba. Nessuna parola fu scambiata: nè i poliziotti minacciarono, nè

il _medichino_ aprì labbro; gli _arcieri_ ad un cenno di chi li

capitanava fecero un moto per islanciarsi addosso a Quercia: questi

brandì il pugnale, solidamente piantato sulle sue gambe, in una mossa

robusta ed elegante da gladiatore antico. Era sì fiero l'aspetto di lui,

sì ferocemente lampeggiavano i suoi occhi neri, la profonda ruga

incavatasi nella sua fronte dava una tale sembianza di forza, di

risoluzione disperata, di volontà e di ferocia indomabili a quel suo

volto fatto per imporne altrui e per comandare alle turbe, che gli

_arcieri_, come intimoriti, s'arrestarono. Ciascun di loro sapeva che il

primo fosse arrivato a tiro di quella sottil lama, che brillava nel

pugno piccolo e nervoso del _medichino_, sarebbe stato un uomo morto; e

per quanto si sia sicuri che la nostra morte verrà vendicata, non è

questo pensiero abbastanza consolante per deciderci a farci accoppare

così di piano senza punto oscitanze.

Barnaba, il quale voleva finirla presto, si volse indietro e chiamò a sè

un uomo che era rimasto nell'altra stanza in coda degli altri.

— A te, gli disse, vieni qua e guardalo. È egli quel desso?

Gian-Luigi vide, dietro le spalle dei quattro _arcieri_, comparire la

faccia scema e gli occhi vitrei di Meo, il garzone di mastro Pelone.

— Ah! sei tu il traditore: mormorò fra i denti il _medichino_: che sì

ch'io ti darò qui stesso la tua paga... Ma tu non sei già il solo,

perchè il segreto di _Cafarnao_ non t'era noto.

Lo sguardo di Meo, fissandosi nel volto di Gian-Luigi, s'animò per

quanto quello sguardo poteva animarsi.

— È lui, esclamò, gli è proprio lui: lo riconosco, quantunque e' sia

vestito da signore.

Barnaba aveva giudicato egli pure che alcuno dei presenti doveva

sacrificare la vita per la cattura di quell'importantissimo personaggio;

ed avvisò che, fra quante aveva in quel momento a sua disposizione,

l'esistenza di quel poveraccio era la più sacrificabile, come quella

che, arrestato il famoso _medichino_, diventavagli affatto inutile.

— Or bene, gli disse piano all'orecchio, saltagli addosso ed afferralo

tu, se non vuoi che più ci scappi e ti porti via per sempre la

Maddalena.

Meo allungò il collo fra le spalle dei poliziotti che erano dinanzi e

misurò collo sguardo lo spazio che gli restava da percorrere per

arrivare al _medichino_.

— Animo! gli susurrò all'orecchio Barnaba: l'hai giurato che non te lo

lascieresti scappar più; e così ti vendicherai di lui e di lei.

Il garzonaccio diede in una specie di grugnito: fece come il cane che,

animato dalla voce del cacciatore, esita a slanciarsi addosso al

cinghiale attergatosi ad una pianta, e poi ad un tratto ei si decide e

corre addosso alle mortifere zanne: colle due mani trasse indietro due

degli _arcieri_ per farsi lasciare il passo, e coll'impeto d'una

catapulta, piombò addosso al _medichino_ di tutto il peso della sua

persona.

Gian-Luigi piegò un istante a quell'urto; ma le sue gambe s'irrigidirono

tosto ed egli riprese di subito la sua impostatura di difesa; però

l'assalitore l'aveva afferrato alla gola e gli stava ingombro sul petto,

facendo sforzi ad abbatterlo in terra. Si vide al lume rossiccio della

lanterna balenare per aria la lama sottile, ed una riga di sangue colare

ad un tratto e per più luoghi dalle reni di Meo. Questi tuttavia non

lasciò la presa: muggiva e rantolava in orribil guisa, ma le sue braccia

si stringevano convulse al collo del _medichino_, così che tutto

pavonazzo ne diventava il viso di costui; e negli squassi dell'agonia,

cadendo a terra come sacco buttato, Meo traeva seco, sempre stretto

dalla morsa feroce delle sue braccia contratte, Gian-Luigi a mezzo

soffocato. Ma quando aveva toccato il pavimento, il povero Meo già era

cadavere.

— Su, su, gridò Barnaba: saltategli addosso ora ed impedite ch'ei possa

uccidersi, e disarmatelo.

Gli arcieri tutti quattro piombarono su di Quercia nell'atto che stava

per divincolarsi dall'amplesso orrendo di quel cadavere e volgere su di

sè l'arma omicida; non senza sforzi riescirono a torgli di mano il

pugnale e legarne le braccia e le gambe, e finirono per lasciarlo

disteso in terra ansimante, sanguinoso, pesto e allividito dai colpi

ricevuti, ma terribile ancora a mirarsi. Il pittore che avesse voluto

rappresentare il Satana fulminato, non avrebbe potuto trovare modello

più acconcio e più efficace di quell'uomo pallido, dalle chiome nere

irte sul capo come serpenti, dagli sguardi feroci e rabbiosi d'una

ferocia impotente, il quale si mordeva il labbro inferiore da far

spicciar il sangue che gli colava lungo il mento, sulla cui fronte la

ruga profonda che vi si incavava fra le sopracciglia, pareva l'impronta

della maledizione di Dio.

Barnaba, che aveva assistito con trepidante interesse alla breve ed

aspra lotta, ora che si vide disteso ai piedi, vinto ma non domato,

quell'uomo; come se soltanto per questo fine gli avessero bastato le

forze che aveva raccolte mercè il conato perseverante della sua volontà,

si lasciò cader seduto sovra una scranna, mandando un lungo sospiro, e

parve presso a svenire.

Gli occhi neri del _medichino_ caduto lo saettavano con isguardi pieni

d'un odio feroce.

Dopo un istante in cui gli _arcieri_ medesimi parvero riposarsi ancor

essi, stupiti insieme e della forza che loro aveva opposto quel giovane

dalle forme eleganti e quasi della loro vittoria, e' si volsero al

caduto a vomitargli mille improperii, urtandolo co' piedi. Il

_medichino_ rimase impassibile, muto ed immobile, nè i suoi occhi

degnarono pure volgersi sopra i suoi insultatori, ma continuarono a

restar fissi con quella espressione sopra di Barnaba.

Questi, appena gli fu tornato tanto di vigore da poter alzare la voce,

gridò ai suoi subalterni:

— Silenzio olà, e fermi!... Lasciate in pace il prigioniero.

Obbedirono colla prontezza e colla sommessione della disciplina

militare: e messisi nell'impostatura del rispettoso aspettar gli ordini

dal superiore, uno di essi, il brigadiere, domandò:

— Che ci comanda ora?

— Procederemo alla più minuta perquisizione in tutta la casa. Chiamate

gli altri uomini che abbiamo lasciato abbasso: due rimarranno qui a

custodia del prigioniero, gli altri romperanno tutti gli scrigni,

apriranno tutti i mobili, così ch'io possa rifrugar tutto e dappertutto.

Fu fatto secondo questi ordini. Ogni carta fu attentamente esaminata da

Barnaba, quelle sopratutto che avevano apparenza di lettere di donna. Di

queste se ne trovò di molte, ma non quelle che cercava l'agente della

Polizia; altre carte che avessero importanza non se ne rinvennero.

— Ed ora, disse Barnaba quando la perquisizione fu finita e lo disse in

modo che il _medichino_ potesse udire: ora non ci resta che penetrare

nel sotterraneo.

Gli occhi di Gian-Luigi che rimanevano sempre fissi sull'agente della

Polizia, diedero un leggier guizzo.

Barnaba si accostò al giacente e, curvatosi verso di lui, gli disse:

— Vedete che sono informato di tutto. So che per quella grande

specchiera laggiù si penetra nel sotterraneo covo della vostra _cocca_,

e so che la si può aprire mediante una molla segreta che si preme.

Fareste assai bene ad indicarci questo segreto per avanzarci la fatica e

il tempo di rompere ed abbattere quell'uscio così ben dissimulato, senza

contare che gli è un peccato mandar a male un sì bel cristallo.

Il _medichino_ seguitò a guardar fieramente chi gli parlava, ma non

disserrò le labbra.

— Rompete quello specchio, comandò Barnaba accennandolo colla mano, e

sfondate l'uscio che esso nasconde.

L'ordine fu tosto eseguito. Dieci minuti dopo appariva il vano nel muro

e il tenebroso pozzo della scala che s'affondava. Allora il prigioniero

fece un movimento ed accennò colle pupille a Barnaba che gli stava

seduto dappresso.

— Sentite: diss'egli.

Il poliziotto, aspettandosi qualche rivelazione, si curvò su di lui con

sollecita premura.

— Che ragioni personali d'animosità avete voi contro di me? gli domandò

Quercia, facendogli penetrare negli occhi il suo sguardo acuto.

Per un ratto istante le pupille, abitualmente velate, di Barnaba ebbero

un improvviso bagliore; ma le si spensero tosto.

— Nessuna: rispose egli freddamente.

— Voi mi avete data la caccia con ispeciale accanimento; foste voi che

veniste a suscitare fra i miei seguaci un traditore.

— Era dovere del mio ufficio.

Gian-Luigi fece quel suo scettico amaro sogghigno che ora su quelle

labbra sanguinose era più penoso a vedersi.

— Troppo zelo: diss'egli ironicamente.

Barnaba si drizzò della persona ed accennò avviarsi verso l'uscio

atterrato.

— Aspettate: disse vivamente il _medichino_ con un accento che pareva di

comando.

Il poliziotto si fermò.

— Curvatevi di più verso di me. Quello che voglio dirvi dev'essere udito

da voi solo.

Barnaba si chinò più che poteva.

— Per fare codesto mestiere voi dovete non esser ricco.

— Sono poverissimo.

— Chi mi lasciasse scappare potrebbe avere venti mila lire.

— Bah! dove le prendereste? Tutto quello che avevate qui sotto già vi fu

sequestrato.

La risposta del poliziotto accese un po' di speranza nel cuore di

Gian-Luigi. Chi si preoccupa del modo onde gli può essere pagato il

compenso ad un atto che gli si domandi, è presso ad accettare di compire

quest'atto.

— Ho in serbo altrove delle somme: disse con vivacità il _medichino_.

Sono presso una persona, dalla quale potreste avere subito, questa sera

medesima, la mercede che vi dico.

— Chi è questa persona? domandò Barnaba i cui occhi tornarono ad

animarsi alquanto.

— Vi condurrò io stesso da lei, appena ci saremo tratti di qua.

— Forse la Zoe? disse l'agente poliziesco con voce che sibilava fra i

denti.

Quercia era troppo osservatore per non por mente alla fiamma che aveva

lampeggiato nelle pupille di Barnaba, al tremare dell'accento con cui

aveva pronunziato quel nome di donna: sollevò alquanto il torso dal

suolo, puntando il gomito d'uno de' suoi bracci insieme

strettissimamente legati, ed affondò i suoi negli occhi

dell'interlocutore.

— La Zoe!... Voi la conoscete?

Barnaba aveva chinato sulle pupille le ciglia, e volto il capo

dall'altra parte.

— No: rispose freddamente. Non la conosco..... Ma mi offriste anche un

milione non consentirei nemmeno a chiudere un occhio perchè voi poteste

riacquistare la libertà.

— Va bene: disse con tutta indifferenza il _medichino_, lasciandosi

ricadere lungo e disteso per terra: siete l'eroe della Polizia.

E non pronunziò più una parola.

— Scendiamo giù: disse Barnaba ai suoi uomini: due di voi rimangano qui;

gli altri vengano meco. Credo che a quest'ora il Commissario avrà finito

con quegli altri, e se no arriveremo appunto in suo aiuto.

E l'agente cogli _arcieri_, tolti i due che rimasero presso il

_medichino_, sparirono nell'oscuro della scaletta che scendeva al

corridoio sotterraneo.

La plebe, parte IV · 第 29 / 44 题