Era una fredda mattinata invernale, e Maurilio Valpetrosa tutto avvolto
nel suo mantello stava passeggiando da un po' di tempo nella strada
innanzi alla sua abitazione, quando, visto da lontano due persone bene
imbacuccate ancor esse venire a quella volta, e' si piantò sulla soglia
del portone che metteva nella casa ove dimorava; e trattasi giù dal viso
la falda del mantello, lasciò scorgere le sue leggiadre fattezze. E' non
s'era ingannato nella sua previsione; que' due si fermarono a quella
porta, lui guardarono bene, si ammiccarono, scambiarono sommesso e ratto
due parole, ed avvicinandoglisi uno si scoprì la faccia del pari e gli
disse con un accento in cui sotto una finta cortesia nascondevasi
un'ostilità superba:
— Giusto Lei, signor Valpetrosa, è la persona di cui venivamo in
traccia.... La mi riconosce?
Valpetrosa fece un lieve inchino ed un gentile sorriso:
— Perfettamente, rispose, signor conte di Castelletto.
Il compagno di costui s'era pur egli scoperta la faccia, e il conte lo
presentava dicendone il nome.
— Ed ora, riprese Valpetrosa con elegante scioltezza, a che cosa debbo
attribuire l'onore che mi fanno cercandomi?
Rispose il conte di Castelletto:
— È cosa che richiede per dirsi altro luogo più acconcio che la strada;
ma spero ch'Ella indovinerà agevolmente la qualità della nostra
ambasciata, sapendo che ci manda il marchese di Baldissero figlio, il
quale è qui, a Milano, venuto apposta da Madrid.
— Capisco senza bisogno d'altra parola: disse Valpetrosa con una serena
tranquillità, ma benchè mi rincresca assaissimo il non poter aver
l'onore di accoglierli nella mia umile casa, capiranno, spero, senza
difficoltà anche loro le ragioni che mi tolgono di invitarli a salire
nel mio quartiere.