I versi che seguono furono probabilmente scritti alcuni giorni dopo
Heidelberg perchè so di averli pensati alla finestra dell'albergo,
appena sorta la luna; e ricordo ch'era oltre la mezzanotte. La luna si
alzava a sinistra, rossastra e falcata, di là dal Reno, sopra
Ingelheim; un obliquo raggio dorato tagliava le tenebre del fiume.
--Sai--dissi a Violet l'indomani mattina in presenza degli
Steele--stanotte si è trovato il tesoro dei Nibelunghi.
Lo dissi con un tale accento di sincerità che la signora Steele si
lasciò sfuggire un _oh!_
--L'ho trovato io--soggiunsi--Ed è tutto per miss Yves.
E le diedi questi versi:
Sorge la luna e l'oro
Brilla nel fiume nero;
Lo splendido tesoro
Toglier a l'onda io spero.
Rugge il Reno, i giganti
Pioppi fremon su i lidi,
Mi corre il vento avanti,
Mi cinge d'alti stridi.
Il fulgido tesoro
Nel sacro Reno immerso
Pe' tuoi capelli d'oro
Rapisco nel mio verso.
Or buia piange l'onda
I suoi perduti rai;
A la tua testa, bionda
Non si torran più mai.
Dovevamo andare a Bingen, quella mattina, col vaporetto e quindi al
Maüsethurm, e ci eravamo dato convegno allo sbarco. Violet vi era
andata quasi un'ora prima per farvi uno studio di acqua e di cielo.
Prese i versi e mi ringraziò con un lungo sguardo mentre gli Steele
consideravano il suo lavoro.
--Violet lo ha già dipinto e Lei lo dipingerà, il nostro Reno--mi
disse la signora Steele.
--Lo ha già dipinto anche lui--mormorò Violet.
--Io?--esclamai, sorpreso.
--Pare di sì--disse la signora Steele con un sorriso interrogativo.
--Ma è la prima volta--replicai--che vedo il Reno.
--Faccia così--disse il signor Steele--ce lo dipinga adesso, ci scriva
cosa vede. Sentiamo come vede un poeta e sapremo se dipinge meglio Lei
o miss Yves.
Gli Steele erano come ragazzi che quando passa loro per la testa
un'idea assurda se ne ubriacano e nessuno è capace di levargliela. Non
ci fu verso ch'io potessi sottrarmi a un tale capriccio quantunque mi
sentissi ridicolo. Avrei creduto che Violet mi aiutasse; invece si unì
agli altri due contro di me e volle darmi ella stessa la carta e la
matita.
Là dov'eravamo il fiume ci discendeva da levante diritto incontro,
chiaro come il cielo a perdita d'occhio, con la sua larga distesa
d'acque egualmente veloci, che appena una sottile striscia di case e
di alberi divideva, in faccia a noi, dall'orizzonte, fra il tozzo nero
Adlerthurm di Rüdesheim a sinistra e verdi pioppi di isole, sfondi
azzurri di colline a destra. Presso a noi, lungo la riva destra, una
riga di barche nere si dondolava sull'acqua tutta bollimenti e
luccicori intorno alle catene tese delle ancore. Il fumo di un vapore,
la _Criemhilt_, alzandosi a globi s'inargentava nel sole. Credo avere
indicato così, o presso a poco, ciò che vedevo; non ho più quel
foglietto che gettai subito nel fiume.
--Ecco--disse Steele--io, che non sono poeta, vedo una grande quantità
di acqua, molta più del necessario; non guardo i pioppi ma il mio
vigneto del Rochusberg che ha un'aria assai malinconica; la mia vista
prima di arrivare all'Adlerthurm, si ferma sulla gobba del suo
cameriere dell'_Hôtel Krass_ che sta pescando alla lenza qui vicino;
la quale gobba non mi pare poi indegna di essere osservata da un
poeta. Del resto mi permetta di dar la palma a miss Yves perchè Lei
non ci ha nemmeno detto che colore abbia l'acqua del Reno.
Risposi che davanti a tedeschi avrei preferito definire il colore
della metafisica di Hegel anzi che quello del Reno. Violet mi disse
più tardi, sul vaporetto, che quanto avevo veduto io, l'aveva veduto
anche lei come pittrice, ma che quella non era poesia, non era il
Reno, era un fiume qualsiasi. Il Reno lo avevo veduto più da poeta,
parevale, la prima volta, nel mio pensiero eccitato dal Rüdesheimer,
lo avevo meglio dipinto senza dipingerlo, in un verso solo:
Bevo e mi veggo sorgere dentro al pensier profondo
Il Reno sacro, i clivi, torri, vigneti e fior.
--Questo è il Reno vero--diss'ella.