Fu appunto a bordo della bianca e verde _Criemhilt_, tornando da una
gita a St. Goar che Violet mi disse:
--Cosa ti scrivono i tuoi amici? Lo sanno che fai questa follia?
Eravamo in mezzo a una folla di signore e signori e Violet si
divertiva a dirmi ogni sorta di cose da farsi baciare o mordere,
sapendo che non potevo fare nè l'una nè l'altra cosa.
--Tu taci--soggiunse con gli occhi maliziosi di quella Violet che
avevo veduta un istante nei boschi di Heidelberg.--Si vede che non
l'hai osato. Ti vergogni di me. Tu vorresti abbracciarmi adesso tanto
per non avere a rispondere, ma non hai neppure il coraggio di far
questo. E io sarei tanto felice se tu sapessi disprezzare per amor mio
questi rispetti umani; io sarei capace di disprezzare tutta la gente
intorno a noi.--No, pietà, no, ti scongiuro--diss'ella sottovoce,
atterrita dall'atto ch'io feci di pigliar sul serio le sue
provocazioni. Mi rifece più tardi la stessa domanda di prima, sul
serio. Dovetti allora confessarle che in Italia nessuno sapeva niente
dei miei amori tranne mio fratello.
Violet tacque un poco.
--Ecco--disse poi--se ora cadessi nel Reno in Italia non si saprebbe
neppure che ci siamo conosciuti. Perchè tu non diresti mai niente, non
è vero?
Tardavo a rispondere.
--Oh sì--diss'ella--promettimi che non diresti niente! Mi basta di
vivere in te, non mi piace di pensare che il nostro amore vada, senza
necessità, per le bocche di tanta gente. Parleresti solo se in Italia
si venisse a sapere qualche cosa e si dicesse ch'ero un'amante non una
fidanzata.
--Violet--risposi--non rattristiamoci inutilmente così! Pensiamo
invece a preparare la lista di tutti i nostri parenti e conoscenti
d'Italia, di Germania e d'Inghilterra a cui si dovrà mandare la
partecipazione.
--Sì--diss'ella--questo è necessario; lo faremo. Però mi pesa, molto
più ora, sapendo che nè tu nè io abbiamo amici nè parenti che possano
esser felici di vedere felici noi. Ma lo faremo, lo faremo.
Ella tornò quindi a domandarmi se, avendo a perderla, parlerei mai più
di lei con alcuno e non mi diede tregua fino a che non ebbi risposto
che avrei sofferto moltissimo di non poter parlare di lei a cuore
aperto, con qualcuno che fosse contento di ascoltarmi. Feci allora una
vaga allusione a Lei, amica mia.
--Hai Emma Steele--diss'ella.
--A proposito, quei poveri Steele!--esclamai per cambiar discorso.--Li
lasciamo un po' troppo soli, mi pare.
Ci alzammo dal nostro posto di prora e li raggiungemmo alla poppa.
Violet si mise a discorrere colla signora Emma e l'amico Paolo mi fece
una dissertazione sui vigneti che, scarsi di vegetazione e mondi
affatto d'erba, avevano un aspetto fra giallognolo e grigio, quasi
triste, sotto i boschi vigorosi delle cime. A Oberwesel mi parve veder
salire sul vapore, con ombrello e bastone, certo piccolo personaggio
da me conosciuto; mi spiccai dalla compagnia e andai a stringer la
mano al mio caro amico Topler seniore dopo essermi bene assicurato che
Topler juniore non era con lui.
Egli fece, ravvisandomi, un gran chiasso da quel buon _Schwabe_
ch'era, e durai fatica a fargli intendere di star cheto, perchè miss
Yves era sul battello e non avevo piacere, desiderando evitarle ogni
emozione, ch'ella si avvedesse di lui.
--Geloso, geloso, geloso!--diss'egli.--Avete ragione; era innamorata
di me.
Mi raccontò che era andato a Oberwesel a trovare un amico pittore, che
aveva visitato non solamente _die Katze_, ma anche _die Maus_ (due
rovine di castelli) e che adesso andava a trovare una signora a
Kreuznach, per cui sarebbe disceso a Bingen. Conosceva molto
imperfettamente gli avvenimenti di Norimberga e mi domandò come ci
trovassimo lì. Io non gli avrei chiesto del professore; fu lui che mi
disse d'essere abbastanza contento, senza spiegarsi di più.
Intanto il cielo s'era venuto oscurando e un improvviso rovescio di
pioggia mise lo scompiglio sul battello. Corsi da Violet, ma ella era
già discesa sotto coperta, e trovai una tal ressa di gente sulla scala
che dovetti rinunciare a scendere io pure e mi rifugiai sotto
l'immenso ombrello verde di Topler. Egli sapeva il Reno a memoria, ma
n'era entusiasta come un giovane che lo vede per la prima volta, si
affacciava ai parapetti del vapore col lungo naso al vento, tutto
ridente di ammirazione, noncurante della pioggia; mi domandava se
fossi stato qua, se fossi stato là, mi suggeriva gite opportune anche
per Violet, mi fece promettere di visitar con lei il Drachenfels nel
Siebengebirg. Gli dissi che avevo il progetto di andare a Wetzlar per
le memorie di Goethe e lo vidi rannuvolarsi tutto.
--No, no--diss'egli bruscamente--non andate a Wetzlar.
--Perchè?--esclamai sorpreso--Che male ci sarebbe?
--Non ne vale la pena--rispose Topler, e si mise a parlarmi di
Rheinstein, la cui bandiera e i baluardi merlati, ritti sopra uno
scoglio a picco, apparivano allora dietro ondate di pioggia tra le
boscaglie della riva sinistra, in faccia ad Assmannshausen. Questo
contegno del mio vecchio amico mi pareva misterioso e non me lo sapevo
spiegare se non supponendo che Topler juniore fosse a Wetzlar. Non
avevo ancora parlato con Violet di questa gita e risolsi subito in
cuor mio di non parlargliene più.
Topler discese a Bingen. Prima ancora che si ripartisse smise di
piovere e si fece la traversata da Bingen a Rüdesheim con un riso
splendido di cielo e di Reno. Violet era felice, scherzava, rideva;
quanto a me non mi sentivo allegro, mi pareva aver qualcosa sul cuore,
e non sapevo che.