Io le dicevo tutti i miei pensieri, tutti i movimenti buoni e cattivi
dell'anima mia con la stessa sete di sincerità, per così dire, che
avrei dovuto provare parlando a Dio, Quanto più era penoso e umiliante
per me di confessarmi a lei, con tanto maggior ardore lo facevo. Se
talvolta ho dubitato di un atto o di un pensiero che fossero o non
fossero riprovevoli, mi bastò sempre a chiarirmi di ogni dubbio e mi
basta ancora il giudizio recatone dentro a me da quella invisibile
Violet che sempre fu ed è nella mia coscienza; giudizio sicuro e
severo, ben più severo di quello che ne recava la Violet esterna,
visibile. Pensando a ciò mi colpì un'analogia singolare e ne vennero
questi versi composti sul battello a vapore, andando a Magonza:
Nel mio mortal tu vivi, imago eterna:
Ami negli amor miei, ne' pensier pensi,
E, più divisa da' terreni sensi,
A la mia coscienza sei più interna.
Giusto ministro a Dio, quivi governa
L'occhio tuo, speglio a' Suoi chiarori immensi;
Levando in core mal vapor non viensi
Che l'ombra ei non ne segni e non ne scerna.
Ma se da te rimorso, idea severa,
Dico tremante la fralezza mia
A la mortale tua persona vera,
Sorridendo mi bacia tanto pia
Ch'io veggo in te come in arcana spera
Quanto il Signor giusto e clemente sia.
Violet era rimasta a Rüdesheim perchè certi suoi conoscenti di
Norimberga le avevano promessa una visita; ed io avevo scelto quel
giorno per andare a Magonza dove intendevo acquistare un dono per lei.
Tornai con un braccialetto assai semplice e con questi versi di cui
ella comprese subito il concetto benchè avesse bisogno di qualche
spiegazione speciale. Il concetto le piacque; i versi non le parevano
miei, li trovava così differenti da tutti gli altri che le avevo dati.
Lo capivo perfettamente, ma tuttavia le domandai in che li trovasse
differenti. Mi rispose ch'erano più difficili, che le ricordavano
molto più degli altri le sue letture di classici italiani e le
facevano un poco l'effetto d'essere stati scritti da un pittore
quattrocentista.
--Ho letto e riletto non so quante volte la poesia--mi diss'ella
all'indomani--ed è una cosa strana ciò che provo. La forma mi pare un
poco meno viva che negli altri tuoi versi, ma mi compiaccio assai più
di ritrovarmi in questi che in quelli.
Osservai che ciò avveniva per il loro concetto.
--No--rispose--sento chiaramente che non è solo per il concetto; è
anche per il linguaggio che l'aria così antica, spirituale. Dimmi se
in Italia piace più questo genere o l'altro.
--Lasciamo stare il mio sonetto--risposi.--In Italia piacciono i versi
migliori di questi. Non vi manca del resto chi dice che si dovrebbero
scrivere versi di concetto moderno e di forma antica, ma è un errore
perchè bisogna che il concetto nuovo si generi la sua forma nuova e
anche la sua nuova armonia.
Violet pensò un poco, diventò rossa, mi prese il capo a due mani, mi
sussurrò sulla fronte:
--Io ti amerò sempre sempre come adesso, ma il mio viso invecchierà,
la mia povera voce che ti piace non sarà più dolce. Cosa farai tu
allora?
Le sue mani mi strinsero alle tempie quanto forte poterono.
--A che pensi mai!--risposi.--Allora non sarò più buono a far versi,
non saprò che ripeterti questi ogni giorno.
Poi scherzai sulle nostre tenerezze senili. Violet se ne offese, un
po' sul serio, un po' da burla, e mi disse ch'ero un cinico odioso,
che trovavo dappertutto il ridicolo, che questo le era molto piaciuto
in me da principio perchè è una follia della donna d'innamorarsi degli
uomini cattivi, ma che adesso non mi voleva più così.
--Anch'io--diss'ella--una volta ero sarcastica come te; adesso non lo
sono più.
Dovette ridere dicendolo, perchè lo era molto spesso ancora; aveva
sorrisi fini e parolette brevi ch'entravano nella gente come spilli.
Lo riconobbe, ma protestò d'essere sempre in lotta, a questo
proposito, colla sua inclinazione e sostenne che il sentirsi tanto
felice, l'amare e l'essere amata la rendevano insensibile al ridicolo.
--Dunque--diss'ella--questo senso del ridicolo non dev'essere una cosa
buona, non deve potersi accordare con la pienezza della felicità e
dell'amore. Anche tu cercherai di perderlo, non è vero?
Rise ancora, vedendo la mia faccia dolente, quasi sgomentata; e mi
domandò se fosse un'impresa tanto difficile. Risposi che sì ed ella mi
replicò, che essendo artista, potevo sfogarmi senza malignità nei miei
libri.
--Però--dissi--sarebbe meglio di frenarmi anche lì?
--Forse sì--mi rispose sottovoce--forse i libri più nobili non
rappresentano il ridicolo.
Sostenni con calore, con troppo calore, che ciò non era esatto; e
cercai quindi scusarmi dalla taccia di malignità, dissi che quando ero
ridicolo io stesso ne avevo il senso acuto ed esilarante.--Sei
maligno verso di te--rispose Violet--E in me troverai tu mai il
ridicolo?
--Che peccato!--risposi sospirando.--Temo di no.