Con la prima distribuzione non ebbi alcuna lettera. Risolsi di passare
al Museo germanico le tre ore che mancavano alla seconda. Mi aggiravo
da un'ora per quel laberinto di alte sale, di scale marmoree, di
chiostri gotici, dove zampilli mormorano nella penombra e una fioca
luce cade dai cristalli dipinti, colora sculture sepolcrali. Sostavo
talora a guardare da una porticina aperta il vivo verde di un cortile,
a respirar l'aria chiara e pura, e guardavo appunto il colossale
Orlando di Brema nel cortile, non so se ventesimo o decimonono, quando
udii dietro a me una voce che mi parve riconoscere. Mi voltai; un
vecchio signore dall'aspetto ecclesiastico parlava adirato con un
custode che lo ascoltava sorridendo. Conoscevo una voce simile, sì; ma
l'uomo non l'avevo mai veduto. Egli inveiva contro l'asineria di chi
aveva levato non so qual San Giorgio di pietra da una casa di
Norimberga, per collocarlo nel Museo. Poi lasciò il custode e mi passò
davanti tutto fremente per uscire nel cortile a vedere d'appresso
l'Orlando. Nel passare mi piantò in viso gli occhi furibondi come per
dirmi «e Lei non mi dà ragione?» Vestiva tutto di nero, era piccolo e
alquanto curvo; al fuoco degli occhi contraddiceva l'apparenza senile
della persona. Fece rapidamente il giro dell'Orlando e ripassandomi
davanti mi borbottò con una spallata «Cement!» Mi domandai ancora dove
diamine avessi udita quella voce.
Lo ritrovai in una cappella della chiesa che ha le collezioni di arte
ecclesiastica. Era seduto davanti al quadro di Kaulbach, dove il
giovane Ottone III, dopo un banchetto in Aquisgrana, irrompe con i
suoi compagni d'orgia, per un capriccio di ebbro, nella tomba del
grande imperatore Carlo, e ne scopre al chiaror delle fiaccole il
cadavere in trono, maestoso e terribile. Lo sconosciuto sfogava la sua
ammirazione da solo, ripetendo «bello! bellissimo!» Si alzava dal suo
sgabello, correva a fiutare, quasi, col suo lungo naso aguzzo, le
figure, e tornava frettoloso a sedere. Mi vide e mi disse, tutto
ancora scintillante in viso, ma di piacere:
--Questa è una consolazione.--La mia memoria ebbe un lampo; era la
voce dell'uomo che aveva conversato con Violet la sera prima, davanti
al caffè Sonne. Mi affrettai a parlare, a consentire con lui, ma solo
in parte, per pungerlo e trattenerlo. Ammirai la composizione del
quadro e feci qualche appunto al colore, torbido e languido. Non so
come glielo dicessi, perchè parlo un tedesco assai stentato e
scorretto. Credetti che mi volesse mangiare.--_Wie! Wie! Wie! Es ist
ja eine Gruft! Est ist ja eine Leiche!_--Come? Come? Siamo in una
fossa! Vi è un cadavere!--Mantenni la mia opinione. Le ombre del
quadro sono scure, ma non hanno profondità, la luce delle fiaccole sul
cadavere è gialla ma non viva, il rilievo delle figure è scarso.
Discutendo, lo sconosciuto diventava più mansueto.--Finalmente--disse
egli--io non posso discorrere molto sul colore, io vado all'idea;
l'idea è la linea che in natura non esiste, che esiste nella mente. La
mia mente vede in quella del grande poeta che ha dipinto qui. Una
grande idea! Una grande visione del passato! Cosa m'importa che sia
languida o torbida? Mi fa più impressione così. Lei è francese,
signore? Quando udì ch'ero italiano, mostrò una vivissima e lieta
sorpresa. Mi afferrò le braccia.
--_Aus Rom, mein Herr? Aus Rom?_--Intesi che la mia risposta gli
riuscì una delusione. Sperava che fossi di Roma o almeno di Venezia, o
di Firenze; ma si rassegnò subito alla mia modesta patria lombarda.
--Oh Italia, Italia!--diss'egli--_Ille terrarum mihi præter omnes
angulus ridet!_ Lei capisce?
--_Ubi non Hymetto_--risposi--_mella decedunt_....
Credo che mi avrebbe abbracciato; oramai eravamo amici.
Si visitò assieme le collezioni ecclesiastiche. Lo sconosciuto
discorreva molto e piacevolmente. Non era la prima volta che visitava
il Museo; non ne voleva vedere se non due o tre sale per volta.
Infatti i custodi lo conoscevano. Ne udii uno che lo additava ad un
collega, e diceva ridendo: _der Schwabe!_ Intanto era venuta l'ora
della seconda distribuzione postale e mi congedai dal mio compagno,
che volle ci scambiassimo le nostre carte di visita. Trasalii leggendo
sulla sua: Dr. STEPHAN TOPLER. Non ero sicuro se fosse un prete o no;
ma che fosse il fidanzato non era possibile!