Chiedevo invano ai boscosi poggi, ai pendii fioriti, all'Eisack sonoro
se avessero veduto Violet. Che inesprimibile senso d'incertezza e di
angoscia mi possedeva, come mi accresceva trepidazione il corso
violento e sicuro della locomotiva! Se miss Yves, pensavo, non fosse
ritornata, se mi allontanassi da lei! Era la prima volta che passavo
il Brenner e ancor più mi pareva solenne quell'uscire dalla patria,
quel novo aspetto delle cose, quel sentire al di là di tante gelose
montagne enormi il mistero ormai vicino di un grande paese non
conosciuto se non per le nuvole che me ne portavan fantasmi, per i
venti che me ne portavano suoni di poesia malinconica e di musica
strana. Le acque deserte del Brennersee, vive come un occhio profondo,
mi parvero, quanto il lago di Nemi alla signorina tedesca,
_märchenhaft_: e poco dopo, alla stazione di Innsbrük, passeggiando
lungo il treno, in un vento furioso, tra il viavai della gente
straniera, credevo veramente sognare, aver varcata la soglia di un
mondo fantastico.
Ero, durante il viaggio, in questo singolare stato d'animo, che più mi
avvicinavo alla meta lontana, a Norimberga, più avrei voluto differire
il momento di giungervi, differire i giorni in cui, se trovavo Violet,
avrei conosciuta la sorte mia. Il mattino dopo il mio arrivo a Monaco
passeggiavo per tempo le verdi solitudini dell'_Englischer Garten_,
tutte placido sole e sfondi nebbiosi, tutte vive d'ali per le ombre e
di trilli. Sostai in riva al lago torbido e immobile, contemplando
quella pace di natura che tanto riposa dopo un lungo viaggio. La
sensazione che avevo provato ad Innsbrük tra i rumori delle
locomotive, della gente e del vento mi riprese più forte. Il sogno era
stavolta così dolce e torbido, _so süss, so trüb_! Ero nel paese dove
aveva vissuto miss Yves, respiravo quasi, nell'aria, i pensieri di
lei, e l'acqua opaca, i vapori in cui sfumava ogni cosa lontana mi
circondavano del mistero che circonda i sogni.