=Detti= e =Hejre=.
HEJRE. Ma per tutti gli dei d’Olimpo, che cosa c’è? Ah! ah! prego,
prego, state comodi! Sapete che effetto mi fate tutti e due? Di una
notte d’estate al polo nord.
LUND. Che paragone sublime!
HEJRE. Eh, eh, non c’è male: ne volete un’altra? Il sole che nasce,
e il sole che tramonta in tenera unione. Splendida, non è vero? Ma
a proposito, sapete che cosa c’è di nuovo? Tutta la gente laggiù in
città, par diventata matta: tutti gridano, corrono, s’urtano, cantano;
mi sembrano tante mosche senza capo.
STENSG. Questa giornata ha una grande importanza.
HEJRE. E dagli con questa importanza! Non è questo, no: si mormora
invece di una rovina improvvisa, di una bancarotta, non politica,
signor Lundestad, no, grazie a Dio!
STENSG. D’una bancarotta?
HEJRE. Eh, eh! V’interessa questo, non è vero, avvocato? sicuro; si
dice precisamente in città che un pezzo grosso stia per cadere; la
rovina è imminente. Hanno veduto passare di qui due o tre forestieri:
ma dove andassero, perchè fossero venuti, nessuno lo sapeva. E voi,
signor Lundestad, non avete inteso dir nulla?
LUND. Io so tacere, signor HEJRE.
HEJRE. Naturalmente: voi siete un uomo politico, un uomo di Stato, eh,
eh! Io invece me ne andrò in cerca di notizie su questa faccenda. È
bellissima questa! Già tutta questa gente d’affari vive d’espedienti!
Mi fan l’effetto d’una collana di perle.... il paragone è troppo
lusinghiero, eh, eh, che quando se ne sfila una, tru!... tutte le altre
le corron dietro. (_Esce_).
STENSG. Che cosa c’è di vero in queste chiacchiere?
LUND. Voi mi facevate vedere una cambiale: mi è sembrato che portasse
il nome del giovane Bratsberg.
STENSG. E quello del padre pure.
LUND. Mi avete chiesto se è autentica.
STENSG. Sì, guardatela dunque.
LUND. Essa non è delle più autentiche.
STENSG. Allora si tratta d’un falso!
LUND. Le cambiali false sono sempre le più sicure: sono quelle che si
pagano prima delle altre.
STENSG. Ebbene, che vi sembra dunque di questa? È, o non è falsa?
LUND. Temo che ve ne siano altre del medesimo stampo, signor Stensgard.
STENSG. Ma come? Eppure non è ammissibile che....
LUND. Se il giovane Bratsberg va a fondo, quelli che stanno vicino a
lui dovran fare altrettanto; capite?
STENSG. (_afferrandogli il braccio_). Chi sono «quelli che stanno
vicino a lui?» Spiegatevi meglio.
LUND. Si può star più vicini che padre e figlio?
STENSG. Ma, Dio mio....
LUND. St! fate conto ch’io non abbia detto nulla: ricordatevi che è
stato Daniele Hejre a parlar pel primo di bancarotta e di rovina.
STENSG. Questo è un colpo di fulmine a ciel sereno!
LUND. Oh, ciò accade sovente anche alla gente più onesta di questo
mondo. Un povero diavolo si lascia abbindolare, garantisce per gli
altri; viene il momento di pagare, e il denaro manca: i possedimenti
son messi all’asta, e venduti per una miseria.
STENSG. E allora.... naturalmente.... anche i figli....
LUND. Eh, sicuro, restano anch’essi senza niente. Mi dispiace proprio
per la ragazza, che ha pochissimo da parte di sua madre, se pure si
potrà salvare quel poco.
STENSG. Ah, ora capisco il consiglio di Fieldbo! Che ottimo amico!
LUND. Che cosa v’ha detto il dottor Fieldbo?...
STENSG. È troppo leale e prudente per dir cosa alcuna; ma lo comprendo
ugualmente; e comprendo anche voi, signor Lundestad.
LUND. Ma.... e prima non mi capivate?
STENSG. Non interamente.... Dimenticavo la favola dei topi che fuggono
dalla casa incendiata....
LUND. Vi prego di credere che non è veramente il caso, però.... Che
cos’avete? siete diventato pallido! Vi ho dato forse qualche notizia
cattiva?
STENSG. Che notizia?
LUND. Oh, sì, sì: ora capisco. Povero signor Stensgard! Ma eppure
sentite: se l’amate davvero quella fanciulla, che cosa v’importa se
essa sia ricca o povera?
STENSG. Che cosa me ne importa?...
LUND. La ricchezza non è necessaria alla felicità domestica.
STENSG. Naturalmente.
LUND. Voi siete giovane, avete del coraggio e della buona volontà. Col
lavoro, riuscirete a farvi una bella posizione. Ma non scoraggiatevi
ora. So anch’io che cos’è l’amore, perchè ho letto molto su
quest’argomento, quand’ero giovane.... Le gioie domestiche.... una
moglie fedele. Amico mio, pensateci ora, per non aver rimpianti poi.
STENSG. Ma allora, la vostra rinuncia?
LUND. Non potrei disgraziatamente mantenerla. Credete che io possa
esigere un simile sacrificio dal vostro cuore?
STENSG. Oh, lo farò questo sacrificio. Vedrete che ne avrò la forza.
Una città intera aspetta l’opera mia, e mi chiama a sè. Come potrei
ritirarmi? Io vedo aprirsi dinanzi a me un nuovo orizzonte. Io rinuncio
alla felicità del mio cuore, ne faccio un sacrificio alla felicità e al
benessere di questo paese. Io dirò al mio popolo: Eccomi a te! son cosa
tua.
LUND. (_lo guarda con muta ammirazione e gli stringe la mano_). In
verità, voi siete un grand’uomo, signor Stensgard! (_Egli esce.
Stensgard cammina su e giù, agitatissimo. Un momento dopo arriva
Bastiano_).