SCENA XII.

=Stensgard, Lundestad.=

LUND. E così, caro avvocato Stensgard?

STENSG. Oh, signor Lundestad!

LUND. Siete solo? bene: vorrei chiacchierare un pochino con voi.

STENSG. Ai vostri ordini.

LUND. Prima di tutto, debbo prevenirvi di una cosa: se qualcuno vi

venisse a raccontare che io ho detto qualche cosa di spiacevole sul

conto vostro, non ci credete, sapete.

STENSG. Sul conto mio? E che cosa potreste aver detto?

LUND. Oh, niente affatto! Ma, sapete, i maligni ci sono sempre: c’è

tanta gente che si diletta a mettere la discordia fra gli amici.

STENSG. Sì, infine.... eccoci qui di fronte l’uno all’altro, in una

posizione falsa.

LUND. Ma è una posizione naturalissima, al contrario, signor Stensgard:

è la posizione della gioventù dirimpetto alla vecchiaia.

STENSG. Ma no, signor Lundestad, non siete poi così vecchio!

LUND. Sì, sì, sento che invecchio. È fino dal 1839, sapete, che siedo

in Parlamento; è ora di pensare a ritirarmi!

STENSG. A ritirarvi?

LUND. Eh, i tempi cambiano, vedete. Sorgono nuovi doveri da compiere, e

per compierli delle nuove forze sono necessarie.

STENSG. Dite la verità, signor Lundestad: volete cedere il vostro posto

a Monsen?

LUND. A Monsen? No, non è lui che deve sostituirmi.

STENSG. Allora non capisco.

LUND. Supponiamo che io voglia cedere il mio posto a Monsen, credete

che egli abbia qualche probabilità di essere eletto?

STENSG. Ma.... è un po’ difficile prevederlo: la votazione del primo

collegio avrà luogo dopodomani; e ancora si è lavorato poco per

ottenere un risultato.... ma....

LUND. No, no, credo che non riuscirebbe a nulla. Il mio partito e

quello del ciambellano Bratsberg non voterebbero per lui. Dico: «il

mio partito» per modo di dire.... Intendo i possidenti, le antiche

famiglie del paese, che hanno solide basi; tutti questi non vogliono

neanche sentir parlare di Monsen, che è un immigrato, un forestiero per

noi; no, no, egli non ha un partito. Per farsi strada qui, ha dovuto

lavorare duramente, ed abbattere non pochi ostacoli, vi assicuro!

STENSG. Allora se voi credete che abbia così poca probabilità....

LUND. Eh! chi sa perchè voi, signor Stensgard, che avete tante belle

qualità, non siete anche un pochino ambizioso?...

STENSG. Io?

LUND. Sì, voi: perchè vi dedicate tutto agli altri e non pensate un po’

al vostro interesse?... Infine, perchè non vorreste voi stesso farvi

eleggere deputato?

STENSG. Io? Ma voi scherzate, signor Lundestad.

LUND. No, parlo sul serio: questo sarebbe il momento opportuno per

voi.... profittatene, prima che qualcun altro, più agguerrito di voi,

non venga a soppiantarvi.

STENSG. Ma, in nome del cielo, è possibile ciò che voi dite?

LUND. Ma sì, possibilissimo.... Se non volete, però....

STENSG. Se non voglio?... Vi confesso che non sono così poco ambizioso

come voi credete. Gli è che mi pare impossibile....

LUND. Non ci pensate. Io farò quanto sta in me perchè possiate

riuscire: Sua Eccellenza, che apprezza i vostri meriti, farà

altrettanto. Voi avete la gioventù dalla vostra e....

STENSG. Signor Lundestad, voi mi siete veramente amico.

LUND. E voi dimostratemi d’essere altrettanto per me, caricando sulle

vostre robuste spalle il fardello che pesa un po’ troppo sulle mie....

STENSG. In quanto a questo, lasciate fare a me.

LUND. Allora, non avete nessuna difficoltà?...

STENSG. Eccovi la mia mano!

LUND. Grazie. E adesso, all’opera, ma con prudenza. Cerchiamo di farci

nominare tutti e due candidati al secondo collegio. Io vi proporrò

quale mio successore; voi esporrete le vostre idee e risponderete agli

avversari.

STENSG. Oh, quando saremo a questo punto, la partita sarà già nostra.

Mi dicono che voi siate onnipotente nelle riunioni elettorali.

LUND. Eh, anche l’onnipotenza ha i suoi limiti. Voi, sfoggiate il

vostro talento oratorio, fate un bel discorso, lasciando da parte,

s’intende, ogni allusione che potesse offendere qualcuno....

STENSG. Ma io non potrò romperla col mio partito!

LUND. Studiate la cosa con attenzione. Che cosa sono questi due partiti

in cui è diviso il paese? Uno è composto dalle famiglie benestanti

del paese, e da coloro che hanno qualche impiego nell’amministrazione

pubblica: è il mio partito: l’altro è quello della folla dei nostri

concittadini più giovani, che potrebbero essi pure aspirare alla

ricchezza e al potere. Ma quest’ultimo partito.... lo abbandonerete,

quando sarete entrato al Parlamento, e vi sarete fatta una posizione,

poichè anche questo è necessario, signor Stensgard.

STENSG. Lo capisco, ma il tempo vola; e non ci si fa una posizione da

un giorno all’altro.

LUND. No; ma pel momento potreste accontentarvi di buone speranze.

STENSG. Di speranze?

LUND. Sì, non vi sorriderebbe l’idea d’una buona dote? Vi sono delle

ricche ereditiere nel paese; e, per un uomo come voi, che un giorno

potrà occupare le più alte cariche.... credetemi, se voi avrete un po’

di tattica, nessuna vi dirà di no.

STENSG. Sì, ma io ho molto bisogno del vostro aiuto. Ah, voi mi aprite

un largo orizzonte, mi fate balenare una prospettiva magnifica! Tutti i

sogni dorati della mia fantasia si realizzerebbero così....

LUND. Bravo, bravo: vedo che la vostra ambizione è abbastanza

stimolata. Va bene, il resto verrà in seguito. Grazie, intanto. Non

dimenticherò mai che avete alleggerito le mie spalle dal pesante carico

del potere!

La lega dei giovani · 第 26 / 69 题