=Stensgard, Aslaksen.=
STENSG. Ma che diavolo venite voi a far qui?
ASLAK. Voi mi avete promesso ieri il resoconto della fondazione della
nostra Società.
STENSG. Aspettate ancora un po’.
ASLAK. Ma è impossibile, signor Stensgard. Il giornale esce domattina.
STENSG. Che, che! Noi entriamo in una nuova fase, bisogna cambiar
tutto: circostanze impreviste m’obbligano a ritirare ciò che ho detto
ieri riguardo al ciambellano Bratsberg.
ASLAK. Riguardo a lui? ma è già composto.
STENSG. Levatelo: bisogna modificarlo. Voi mi guardate! Mi credereste
incapace di dirigere degnamente la nostra Società?
ASLAK. Sono lontanissimo da simile pensiero. Vorrei solamente farvi
osservare....
STENSG. Non tollero nessuna osservazione.
ASLAK. Signor avvocato, sapete voi che io sono sull’orlo della rovina?
Quest’inverno, prima che voi arrivaste, il mio giornale andava assai
meglio. Lo redigevo io stesso, guidato da un principio incrollabile: è
il grande pubblico che tiene in vita i giornali; ma siccome il grande
pubblico val poco, così ci vuole un giornale che valga pochissimo.
Tutti i numeri erano ispirati a quest’idea.
STENSG. Male, indiscutibilmente.
ASLAK. Sì, ed io ne ero soddisfattissimo. Ma siete arrivato voi, colle
vostre idee innovatrici; il mio giornale ha preso un colore, e allora
gli amici di Lundestad m’hanno abbandonato: e quelli che mi rimangono
pagano troppo poco.
STENSG. Ma il vostro è diventato un buon giornale.
ASLAK. Grazie mille: ma un buon giornale non dà da vivere. Se un po’
di movimento, un po’ di vita si facesse una volta in questo benedetto
paese, come avete promesso voi ieri, allora si comincierebbe a mettere
in berlina o l’uno o l’altro dei personaggi altolocati, e il mio
giornale pubblicherebbe degli articoli, che tutti leggerebbero con
interesse. Ma sul più bello, voi mancate di parola.
STENSG. Ma che cosa v’eravate messo in mente? che io volessi sollevar
degli scandali, per fare un piacere a voi? No, no, caro mio.
ASLAK. Signor avvocato, non riducetemi alla disperazione, potrebbe
finir male.
STENSG. Che cosa volete dire?
ASLAK. Che sarò costretto a ricorrere ad altri mezzi, perchè il mio
giornale mi renda ancora qualche cosa. Prima del vostro arrivo io lo
riempivo tutto di fatti di cronaca, aggressioni, incendî, suicidî, più
o meno veri, s’intende; e il pubblico s’accontentava. Ma da che siete
venuto voi a mettere sottosopra ogni cosa, il pubblico esige un altro
alimento.
STENSG. Ebbene, io non ho da rispondervi che questo: se voi mi
disubbidite, se volete agire a modo vostro, io vado immediatamente dal
tipografo Halm, per fondare un altro giornale. Persuadetevi bene, che
del denaro noi ne abbiamo abbastanza.
ASLAK. (_pallidissimo_). Non fate questo.
STENSG. Sicuro che lo farò; a me non manca la capacità di redigere un
giornale, che sappia cattivarsi la maggioranza del pubblico.
ASLAK. Quand’è così, io vado immediatamente a parlare col signor
ciambellano.
STENSG. Voi? e per dirgli che?
ASLAK. Oh, credete voi ch’io non abbia capito perchè egli vi ha
invitato qui? Perchè vi teme e voi ne abusate. Io imiterò il vostro
esempio: egli dovrà temere anche me, per quello che gli minaccerò di
stampare: e un po’ di vantaggio lo avrò anch’io, almeno una volta!
STENSG. Ah, voi osereste?.... un intrigante come voi?...
ASLAK. Ma certo, certo. Perchè il vostro discorso non esca sul mio
giornale, bisognerà bene che il signor ciambellano mi paghi.
STENSG. Provatevi a farlo! Ma voi siete ubbriaco, caro mio!
ASLAK. Sarà benissimo; e mi vedrete diventare un leone per difendere
il mio ultimo tozzo di pane, giacchè si vuol portarmelo via. Ah, voi
non avete idea di ciò che di triste, di miserabile è la mia casa: una
povera donna sempre a letto, un ragazzo infermo....
STENSG. E che me n’importa? Pretendereste ch’io m’imbrattassi del
vostro fango? Peggio per voi se avete la moglie ammalata ed i ragazzi
storpi! Ma ricordatevi bene: se osate mettervi sul mio cammino, fra un
anno.... vi garantisco, farete parte dell’asilo di mendicità.
ASLAK. Signor avvocato, aspetterò ventiquattr’ore.
STENSG. Ah, cominciate a diventar ragionevole!
ASLAK. Avviserò i miei lettori che in seguito a leggera indisposizione,
il redattore non ha potuto....
STENSG. Ebbene, fate così per ora: chi sa che in seguito non
c’intendiamo meglio.
ASLAK. Dio lo volesse.... Pensateci bene, signor avvocato! (_Esce dal
fondo_).