SCENA VI.

=Bratsberg, Stensgard.=

STENSG. Vostra Eccellenza parlava di Daniele Hejre, non è vero? A dire

il vero, fui molto sorpreso di vederlo qui.

BRATSB. Hum! Hejre ed io siamo amici d’infanzia, e in seguito abbiamo

avuto molte occasioni di trovarci riuniti.

STENSG. Appunto a questo proposito, Hejre ci raccontava ieri delle cose

assai curiose....

BRATSB. Hum!

STENSG. Senza di che, non sarei stato così eccitato. Ha un certo modo

di parlare degli uomini e delle cose.... in verità, egli è proprio una

cattiva lingua!

BRATSB. Mio caro e giovane amico, il signor Hejre è ospite mio. Io

accordo la più completa libertà a chi frequenta la mia casa, con una

sola riserva: che non si dica male della gente che è in buona relazione

con me!

STENSG. Allora le mie scuse....

BRATSB. Bene, bene, voi appartenete alla nuova generazione, che in

certe cose non la guarda tanto nel sottile. In quanto poi al signor

Hejre, temo che non lo conosciate bene; è un uomo al quale io debbo

molti servigi.

STENSG. È quello che egli dice: ma non credevo che....

BRATSB. Io debbo a lui, per la massima parte, la mia felicità

domestica. Signor Stensgard, io gli debbo mia nuora: davvero, sapete.

Daniele Hejre l’adottò giovanissima. Era una bimba meravigliosa. A

dieci anni dava dei concerti: forse l’avrete sentita nominare: Selma

Sjoblom?

STENSG. Sjoblom? Certo, certo; suo padre era uno svedese.

BRATSB. Professore di musica, sì. Molti, molti anni or sono venne

a stabilirsi qua; poveretto, sapete che un maestro di musica non

nuota nell’abbondanza. Allora Hejre viveva nel mondo artistico,

faceva il mecenate: s’interessò alla piccola pianista, e la mandò a

Berlino. Intanto il professore morì, e la ragazza dovette tornarsene a

Cristiania, dove fu ricevuta nella più alta società, si capisce. Ed è

così che mio figlio ebbe l’occasione di conoscerla.

STENSG. E così il signor Daniele fu l’istrumento....

BRATSB. Eh, è appunto così che si combinano le cose nella vita. Noi

siamo tutti dei semplici istrumenti.... Voi stesso, non siete un

istrumento di demolizione?

STENSG. Oh! Vostra Eccellenza mi confonde.

BRATSB. E perchè?

STENSG. Sì, fui assai inopportuno ieri....

BRATSB. Sì, capisco, la forma non era correttissima; ma l’intenzione

era buona. Ed appunto perciò d’or innanzi, quando avrete qualche cosa

sul cuore, venite a trovarmi, ditemela francamente. Persuadetevi che

anch’io desidero e ci tengo assai che tutto vada per il meglio.

STENSG. Mi permettete di parlarvi francamente?

BRATSB. Certo. Ma credete che non mi sia accorto anch’io che la nostra

società non è più quella d’una volta e che va pigliando una cattiva

piega? Ma che posso farci io? All’epoca di re Carlo Giovanni, io

abitavo quasi sempre a Stoccolma; adesso sono vecchio, non è nella mia

natura di fare innovazioni, di prender parte attiva agli affari. Voi

invece, signor Stensgard, avete le doti necessarie per riuscire a ciò,

e se lo volete, noi faremo insieme un trattato d’alleanza.

STENSG. Grazie, grazie.

La lega dei giovani · 第 20 / 69 题