=Stensgard, Selma,= poi =Erik.=
SELMA. Sì, là in fondo, al disopra della cima degli alberi, si vede il
campanile della chiesa, e la parte alta della città.
STENSG. Davvero! Non l’avrei creduto.
SELMA. Non è vero che la vista laggiù è magnifica?
STENSG. Ma tutto è magnifico qui: il giardino, la vista, il sole e la
gente. Voi abitate qui tutta l’estate?
SELMA. No, mio marito ed io andiamo e veniamo; la nostra casa è in
città, ed è assi più bella di questa.
STENSG. E la vostra famiglia sta pure in città?
SELMA. La mia famiglia? Ma noi principesse dei racconti delle fate, non
abbiamo famiglia!
STENSG. Ah, ah!
SELMA. Tutt’al più possediamo una matrigna cattivissima.
STENSG. Una strega! Ah, ah, mia bella principessa!
SELMA. Nei castelli incantati si vedono gli spettri verso la
mezzanotte. Il dottor Fieldbo sostiene che ciò è piacevolissimo.... ma
non mi pare.... sentite....
ERIK (_dal giardino_). Ah finalmente, si ritrova la propria mogliettina!
SELMA. La mogliettina.... chiacchierina.... che racconta al signor
Stensgard il romanzo della sua vita.
ERIK. Brava! E che parte fai fare al marito?
SELMA. Quella del principe, si capisce. (_A Stensgard_) Sapete, arriva
sempre il principe, che distrugge l’incanto; e allora tutti sono
felici, il cielo è sempre azzurro, la foresta sempre verde, la gioia
senza confini, e la storia è bell’e terminata.
STENSG. Sì, ma è stata troppo corta.
SELMA. Forse, sotto un certo punto di vista.
ERIK (_cingendole la vita_). Ma da questa storia ne nasce un’altra, ed
ecco la principessa diventata regina!
SELMA. Ma precisamente come lo divengono le vere principesse?
ERIK. Vale a dire?
SELMA. Esse se ne vanno lontano lontano, in un altro regno.
ERIK. Un sigaro, signor Stensgard?
STENSG. Grazie, non per adesso.