=Hejre, Stensgard, Monsen, Bastiano, Aslaksen.=
HEJRE (_miope, guarda da una parte e dall’altra e si avvicina al
gruppo_). È permesso di occupare questo posto libero? mi siederei
volontieri.
MONSEN. Veramente di banchi solidi non ne mancano.... ma se volete
accomodarvi alla nostra tavola....
HEJRE. Alla vostra tavola? Con molto piacere. (_Siede_) Vediamo un
po’.... è _champagne_ questo?
MONSEN. Sì; ne gradireste un bicchiere con noi?
HEJRE. No, grazie davvero: _champagne_ della signora Rundholmen!
Però.... però.... un bicchierino alla salute di lor signori,
bisognerebbe pur berlo! Se avessi un bicchiere peraltro!
MONSEN. Bastiano, va a cercarne uno.
BAST. Aslaksen, cercate voi questo bicchiere. (_Aslaksen entra sotto la
tenda. Alcuni secondi di silenzio_).
HEJRE. Ma forse io vi disturbo, signori. Ho interrotto qualche
discorso.... Ma prego, non prendetevi soggezione di me.... Grazie,
Aslaksen. (_Saluta Stensgard_) Oh, un forestiero? siete da poco nel
paese? forse l’avvocato Stensgard?
MONSEN. Precisamente. (_Presenta_) L’avvocato Stensgard; il signor
Daniele Hejre....
BAST. Capitalista....
HEJRE. D’or in avanti, per esprimersi con esattezza. Pel momento dei
miei capitali mi sono liberato, e con che sollievo.... e senza aver
fatto bancarotta.
MONSEN. Bevete, bevete fintanto che spuma.
HEJRE. Sì, sì.... lasciamo andare queste corbellerie.... basta!
Speriamo che sia una calamità passeggera. Ora che i miei processi sono
finiti, ho per le mani un alto personaggio che.... Alla sua salute!
Come? non volete bere alla sua salute?
STENSG. Ma scusate: si potrebbe almeno sapere chi è questo gran
personaggio?
HEJRE. Ah, ah! e non lo indovinate? Non crederete certo ch’io parli
di Monsen!... Di lui non si potrebbe dire certamente che sia un gran
personaggio! È del ciambellano Bratsberg che si tratta, mio caro amico!
STENSG. Oh, oh! in affari egli è sicuramente un uomo d’onore....
HEJRE. Vi pare, eh giovanotto? Sentite. (_Si avvicina_) Qualche anno fa
io valevo tant’oro quanto peso: mio padre m’aveva lasciato una grande
sostanza. Avrete inteso certamente parlare di mio padre il vecchio
signor Hejre: lo chiamavano il «milionario». Era armatore, e aveva
guadagnato delle somme enormi all’epoca del libero commercio. Nella sua
casa c’era un lusso strepitoso.... aveva persino fatto dorare le porte
e le finestre!
ASLAK. E le cappe dei camini, non è vero?
HEJRE. Che, che! Questa è una storiella che inventarono i giornali, a
quell’epoca. Ma egli spendeva il suo denaro come meglio gli piaceva;
ed io ho fatto altrettanto.... Un viaggio a Londra, costosissimo....
Non avete inteso parlare del mio viaggio a Londra? Avevo portato con me
un vero seguito.... ma, davvero, non ne sapevate niente?... E quanto
denaro ho pure speso per l’incremento delle arti e delle scienze! E
quante giovani intelligenze sono sbocciate per merito mio!
ASLAK. (_alzandosi_). Domando scusa, signori.
MONSEN. Come? volete lasciarci?
ASLAK. Sì, ho bisogno di fare un po’ di moto. (_Si allontana_).
HEJRE. Eccone uno, per esempio, di questo numero; e me ne ricompensa
come gli altri. Lo sapete voi che egli ha studiato a mie spese per un
anno intero?
STENSG. Ah, così? Aslaksen ha studiato tanto?
HEJRE. Sì, come il giovane Monsen.... ma non è mai giunto a capo di
nulla, così che dopo un anno ha dovuto smettere gli studii: io avevo
già notato la sua malaugurata passione pei liquori....
MONSEN. Ma scusate, non è questo certo che volevate raccontare al
signor Stensgard a proposito del ciambellano Bratsberg.
HEJRE. Già, è vero. Oh è una storia lunga. All’epoca in cui la fortuna
di mio padre era all’apogeo, gli affari del vecchio ciambellano
andavano di male in peggio.... Si tratta del padre dell’attuale
ciambellano, ciambellano anche lui.
BAST. Naturalmente.... qui tutto è ereditario.
HEJRE. Tutto!... Fatto sta che il ribasso dell’argento, le idee
grandiose del vecchio, le imprudenze che commise nel 1816, lo
obbligarono a vendere una parte delle sue terre.
STENSG. E vostro padre le comperò?
HEJRE. Le comperò e le pagò. Quando poi divenni io il possessore di
questi beni, cercai con ogni mezzo di farli prosperare.
BAST. Naturalmente....
HEJRE. Sicuro: feci eseguire molti lavori, tagliare i boschi,
restaurare vecchi fabbricati, ecc., ecc. Passa qualche anno, arriva
l’attuale ciambellano e distrugge il contratto.
STENSG. Per Bacco! E voi non siete stato capace d’impedirlo?
HEJRE. Eh, non fu possibile! Egli si valse di certe piccole formalità
che nel contratto erano state realmente omesse.... d’altra parte io
mi trovavo in serii imbarazzi finanziarii, allora passeggeri, ma che,
poco a poco, divennero cronici. E come si fa, Dio mio, al giorno d’oggi
quando non si hanno capitali?...
MONSEN. Anche questo è vero.... fino a un certo punto però; anche
possedendo dei capitali, non si va molto lontani, l’ho esperimentato,
ed i miei, poveretti, lo provano adesso.
BAST. Oh se potessi tenere certa gente nelle unghie!
STENSG. I vostri figli dite voi?
MONSEN. Sicuro; guardate Bastiano: non ha egli ricevuto una buona
educazione?
HEJRE. Anzi triplice educazione, se vi piace. Prima studente; poi,
di punto in bianco, pittore; infine, e più rapidamente ancora, eccolo
ingegnere civile.
BAST. E me ne vanto, perdio!
MONSEN. Sicuro egli è ingegnere, eppure se c’è un lavoro da eseguire
pel comune, a chi viene affidato? A degli stranieri, a gente della
quale non si ha garanzia alcuna.
HEJRE. È vero. Accadono qui delle cose vergognose. L’anno scorso, per
esempio, ci fu bisogno d’un amministratore per la cassa di risparmio:
non si volle Monsen.... e fu data la preferenza a un uomo, che col
denaro.... in genere.... (_tosse_) ha un po’ troppo confidenza! Ed
è sempre così.... se nel comune c’è un qualunque lavoro o restauro
da fare, non è mai Monsen il favorito delle autorità. Ah, il _comune
sufragium_ del diritto romano!.... in questo paese non è che un
naufragio negli affari comunali! Beh! che porcherie! Alla vostra
salute!
MONSEN. Grazie; e, tanto per cambiar discorso, dite un po’ come vanno i
vostri famosi processi?
HEJRE. Eh! non sono male avviati: ma per ora non posso dirvene di
più. E anche a proposito di ciò quante ingiustizie, quanto vessazioni
ho dovuto subire. La settimana prossima io mi troverò nella dolorosa
necessità di citare tutto il consiglio comunale davanti alla
commissione degli arbitri.
BAST. Ma è vero ciò che si dice, che una volta vi siate citato voi
stesso dinanzi a tale commissione?
HEJRE. Sì, sì, è vero: ma poi non vi sono comparso.
MONSEN. Ah, ah, non ci siete andato?
HEJRE. Avevo un buon pretesto legale! Bisognava passare il canale;
e disgraziatamente era proprio l’epoca in cui Bastiano aveva
appena costrutto il ponte.... sapete, quel ponte che poco dopo....
patatrac.... precipitò nelle onde!
BAST. Ah, sì! tutta colpa di quel maledetto!...
HEJRE. Calma, calma, giovanotto. Quanta gente qui tende l’arco fino
a che la corda si spezza! Così è accaduto delle arcate del vostro
ponte..... Eh, so ben io quel che mi dico!
MONSEN. Sì, sì, bevete intanto. (_A Stensgard_) Lo sentite, eh, il
signor Hejre? Egli ha il privilegio, vedete, di dire tutto ciò che gli
pare e piace.
HEJRE. Ma per buona fortuna, signor mio! La libertà di pensiero e di
parola è l’unico diritto civile al quale io tenga davvero.
STENSG. Ma anche a questo diritto però la legge impone un limite,
purtroppo!...
HEJRE. Ah, ah! sicuro, eh? Già vi vien l’acquolina in bocca, non è
vero, signor avvocato? Voi già pensate quanto sarebbe piacevole per
voi se mi si intentasse un processo per ingiurie verbali? Eh, eh, non
crediate di darmela da intendere.... ho dell’esperienza!
STENSG. In fatto d’insolenze, non è vero?
HEJRE. Là, là, non vi riscaldate, giovanotto, sebbene questo
faccia onore al vostro cuore; e perdonate se ho detto un po’ troppo
liberamente la mia opinione su un amico vostro, assente!...
STENSG. Sopra un amico mio assente?
HEJRE. Sì, sì; il figlio è certamente degno di rispetto e di stima....
la figlia anche. E sapete.... quando io lancio ogni tanto, qualche
frecciata al ciambellano....
STENSG. Al ciambellano? Ma credete voi che il ciambellano e la sua
famiglia siano i miei amici?
HEJRE. Eh, sicuramente: non si fanno visite ai propri nemici, mi pare!
MONSEN e BAST. Delle visite?
HEJRE. Ahi, ahi, ahi! m’è sfuggita una sciocchezza!
MONSEN. Voi avete fatto visita al ciambellano, dunque?
STENSG. Ma no.... è una ridicola invenzione!
HEJRE. Mi dispiace proprio.... ma come potevo imaginare che fosse
un segreto? (_A Monsen_) Del resto non bisogna pigliare alla lettera
quello che dico.... Per visite, intendo visite ufficiali, di cerimonia,
in frac e guanti gialli....
STENSG. Ed io vi ripeto che non ho mai parlato nè col ciambellano, nè
con altri della sua famiglia.
HEJRE. Ah, davvero? Nemmeno la seconda volta siete stato ricevuto?
giacchè so benissimo che la prima volta vi fecero dire che non erano in
casa.
STENSG. (_a Monsen_). Dovevo consegnargli una lettera da parte di un
amico.
HEJRE (_alzandosi_). Ah, questa è proprio grossa! Ecco qua un
giovinotto pieno di anima e di vita, ancora inesperto, che va a far
visita a un uomo di mondo, a casa sua, che si raccomanda a lui....
L’uomo di mondo gli fa chiudere la porta sul naso! Non è in casa....
già non si è mai in casa quando accomoda d’esser fuori.... Oh quest’è
una villania!...
STENSG. Oh Dio, lasciate codeste noiose istorie!
HEJRE. Non era in casa! Egli che dice continuamente: Per le persone
come si deve sono sempre in casa!
STENSG. Egli dice così?
HEJRE. Oh, è un modo di dire come un altro! Neanche Monsen non è mai
stato ricevuto! Ma per voi poi, non saprei il perchè, ha un’antipatia
feroce.... sapete che cos’ha detto ieri?
STENSG. Non m’importa affatto di saperlo.
HEJRE. Allora, punto fermo! Ciò che ha detto non m’ha sorpreso venendo
da lui: soltanto non capisco perchè poi ha soggiunto che siete un
avventuriero.
STENSG. Un avventuriero?
HEJRE. Sì, e se desiderate saperne di più, vi dico che egli ha
dichiarato che voi siete un avventuriero e un cavalier d’industria.
STENSG. (_balzando in piedi_). Che cos’ha detto?
HEJRE. Avventuriero e cavalier d’industria, semplicemente.
STENSG. E voi avete inteso questo?
HEJRE. Io no, perchè se fossi stato presente vi avrei difeso, come
meritate.
MONSEN. Ecco ciò che accade, quando....
STENSG. Ah, ma ci vuole una grande imprudenza da parte di quel signore,
sapete!
HEJRE. Andiamo, andiamo, non riscaldatevi tanto. Avrà parlato senza
dubbio in.... senso figurato! Del resto domani potrete chiedergli una
spiegazione, poichè siete stato invitato al banchetto.
STENSG. Io non sono invitato a nessun banchetto!
HEJRE. Come? due visite, e neppure un invito, oh, oh!...
STENSG. Avventuriero e cavalier d’industria! Che intendeva egli
dire....?
MONSEN. Guardate! Basta parlar del diavolo perchè se ne vedano le
corna! Andiamo, Bastiano. (_Si allontana con Bastiano_).
STENSG. Dunque che cosa intendeva dire il conte, signor Hejre?
HEJRE. Non saprei che rispondervi in proposito, caro avvocato. Ne avete
dispiacere?... qua la vostra mano, giovanotto, scusate se sono stato
troppo franco! Vedrete, quanta dolorosa esperienza dovrete fare nella
vita! Voi siete giovane, ardente, pieno di fiducia.... ciò è nobile,
commovente.... ma credete a me: «La fiducia è d’argento, l’esperienza è
d’oro.» È un proverbio di mia invenzione. A rivederci. (_Esce_).