=Detti= e =Monsen, Aslaksen, Bastiano, Stensgard= che si spingono
innanzi attraverso la folla, un =Cameriere=.
MONSEN. In verità, che questa volta egli vuol morire!
ASLASK. Ancora ha parlato dei nostri interessi locali, ah, ah!
MONSEN. È il discorso che ci regala tutti gli anni. Venite di qui.
STENSG. No, non di là, signor Monsen, potremmo perdere di vista vostra
figlia.
MONSEN. Oh, Anna saprà ben ritrovarci!
BAST. E poi non è necessario: essa è accompagnata dallo studente Helle.
STENSG. Helle?
MONSEN. Sì, Helle. (_Lo urta amichevolmente nel gomito_) Ma intanto con
voi ci sono io, andiamo, venite: qui discorreremo assai meglio (_Prende
posto alla tavola di sinistra_).
RINGD. Scusate, signor Monsen, la tavola è riservata.
STENSG. Riservata? E per chi?
RINGD. Per Sua Eccellenza il ciambellano e per la sua famiglia.
STENSG. Che importa? Essi non sono qui, ora.
RINGD. Noi li aspettiamo da un momento all’altro.
STENSG. Va benissimo: ebbene, le «Loro Eccellenze» prenderanno posto da
un’altra parte. (_Prende una poltrona_).
LUND. (_mettendo una mano sulla poltrona_). Ma scusate, non avete
capito che questa tavola è riservata?
MONSEN (_si alza_). Venite, signor Stensgard, dei buoni posti ce ne
sono anche laggiù. Cameriere! neanche un cameriere c’è! Il Comitato
della festa avrebbe dovuto pensarci. Allora, Aslaksen, abbiate
pazienza: andate voi a prendere quattro bottiglie di _champagne_:
chiedete del più caro e dite che è Monsen che paga. (_Aslaksen entra
sotto la tenda_).
LUND. (_si avvicina e si rivolge a Stensgard_). Spero che non ve ne
avrete a male....
MONSEN. Ma che! niente affatto!
LUND. (_sempre a Stensgard_). Non sono io personalmente che ha disposto
così; è il Comitato della festa....
MONSEN. Naturalmente: il Comitato ha dato i suoi ordini: noi dobbiamo
ubbidire.
LUND. (_sempre a Stensgard_). Qui ci troviamo in casa del signor
ciambellano; egli ha messo a nostra disposizione parco e giardino: era
doveroso quindi....
STENSG. Ma noi stiamo benissimo qui, signor Lundestad, purchè ci
lascino tranquilli: parlo della folla.... si capisce!
LUND. (_amichevolmente_). Sì, sì, infine tutto va bene. (_Si allontana
verso il fondo_).
ASLAK. Il vino lo portano subito.
MONSEN. Una tavola riservata, e della quale il Comitato s’incarica con
speciale cura.... Eh, per un anniversario di libertà non c’è male! Come
cammina il mondo, ora!
STENSG. E voialtri brava gente perchè lo sopportate?
MONSEN. Che volete?... È la forza d’abitudine.
ASLAK. Voi siete qui da poco, signor avvocato. Se conosceste un po’
meglio lo nostre condizioni locali!
CAMERIERE (_porta lo champagne_). Eccovi serviti, signori. È a vostre
spese non è vero, signor Monsen?
MONSEN. Ma sicuramente, non aver paura. (_Il cameriere esce. Monsen
brinda con Stensgard_) Siate il benvenuto fra noi, signor avvocato!
Posso proprio dire che è un onore pel nostro paese che voi siate venuto
a stabilirvi qui. Abbiamo sempre inteso parlare di voi dai giornali; e
dei discorsi che tenevate alle società letterarie, musicali ed altre:
sappiamo che avete un gran talento e che l’interesse pubblico vi sta a
cuore assai. Vi sia concesso dunque di prender larga e coraggiosa parte
nella.... uhm.... uhm....
ASLAK. Ai nostri affari locali.
MONSEN. Sì, ai nostri affari locali. Alla vostra salute! (_Bevono_).
STENSG. Grazie.... Per ciò che riguarda il coraggio e la buona volontà,
non dubitate, signori!
MONSEN. Bravo! Un bicchiere ancora per la buona promessa!
STENSG. Grazie.... ho terminato adesso....
MONSEN. Andiamo dunque: un altro bicchiere non fa male (_toccano i
bicchieri e bevono_). E a proposito; giacchè siamo sull’argomento,
bisogna che vi prevenga di una cosa; qui il vero padrone, non è il
ciambellano, come parrebbe, ma è il vecchio Lundestad che, senza averne
l’aria, tiene, come si dice, il filo dei burattini!
STENSG. Me l’avevano detto: ma non capisco in che modo un liberale come
lui....
MONSEN. Lundestad? E voi credete che Anders Lundestad sia un liberale?
Sì, ai tempi della sua gioventù, egli si è dato un po’ di verniciatura
di liberalismo.... sapete: quel tanto che abbisogna per percorrere la
propria strada!
STENSG. Ecco uno stato di cose che non può durare.
ASLAK. Ah, sì per Bacco! Sarebbe ora di mettere un limite a tutto ciò!
STENSG. Eh, sicuro ci vorrebbe....
ASLAK. Ci vuole il vostro intervento, signor avvocato: voi siete l’uomo
adatto a ciò. La lingua l’avete sciolta, non è vero? scrivere sapete, e
bene. Il mio giornale è, come sempre, a vostra disposizione.
STENSG. Sentite, signor Monsen: se gli elettori fissassero su di voi la
loro scelta rinuncereste ad occuparvi dei vostri interessi privati?
MONSEN. I miei interessi privati ne soffrirebbero certamente: ma se
il bene pubblico lo esigesse, metterei da parte ogni considerazione
personale.
STENSG. Bravissimo, signor Monsen.... Io già mi sono accorto che voi
avete un partito.
MONSEN. Oh sì, mi lusingo che la maggioranza della nuova generazione,
di questa vigorosa gioventù....
ASLAK. St! Mi pare che stiano spiandoci....