(Appendice al capitolo XV, vedi pag. 147 e seguenti)
Nuovi casi di patologia del genio, di calcolatori, ecc.
1. _Atassìa precoce in poeta geniale_. — In questi ultimi tempi moriva
giovane un forte poeta dopo 15 anni di atassìa: Luigi Duchosal, nato
nel 1862, di famiglia savoiarda stabilita a Ginevra[152].
Dai primi anni di sua vita fu morbosamente sentimentale, fino ad
innamorarsi di una testa di cera e venirne ammalato. A 15 anni lo
colpiscono i primi sintomi dell'atassìa; ma egli, illuso e acciecato di
speranze, non se n'addava e cantava:
"... Bonjour, grand soleil: voici mon espoir,
Voici mon orgueil, fais-leur un peu signe;
Ils voulent la grappe, ils ont une vigne,
Je t'offre un baiser, étoile du soir.
"Je suis comme un roi, je porte une épée;
Et l'ambition me brûle le sang.
Je vais te conter mon âme, o passant!
Mon cheval hennit pour une épopée"...
in quel bellissimo _Libro di Thulé_, in cui non abbandonava alcuno dei
suoi sogni, malgrado le gambe fossero già paralizzate; appena vi si può
intravvedere la lotta dolorosa con l'impotenza in qualche verso, come
per esempio:
"Je veux, fruyant ces murs ou je vis oppressé,
M'en aller vers la mer endormie où Venise
Dans un silence morne et fatal, agonise
Sous le fardeau trop lourd d'un passé glorieux.
Oubliant les combats du sort mysterieux,
J'y passerai le temps que je dois encore vivre
À regarder l'eau grise et miroi tante, à suivre
La musique des flots ou boir les jeux follets,
Des rayons sur les quais et parmi les palais
Qui, noirs et hauts, les pieds enfoncé dans le vase,
Semblent encore plonger dans une antique extase
Et, devant eux, songeant à mon mal sourd et lent,
Ce sera mon plaisir et le plus constant
D'établir une intime et suprème harmonie
Entre la cité morte et l'âme à l'agonie".
E in questi altri:
"Tu t'es dit: — Le pauvre homme à besoin de baiser! —
Et te voici m'offrant le lait de la tendresse.
Mais tes yeux ont mal lu dans l'oracle vermeil,
Ta pitié seule est là, les mains pleines de choses;
Marguerite, aux yeux d'or, passe et garde tes roses,
O belle au bois dormant, reprends ton bleu sommeil".
Se non che la malattia progrediva; fin le braccia stesse gli mancarono,
e nemmeno le stampelle bastavano a sorreggerlo: doveva lasciarsi
trascinare in vetturetta. Finalmente anche la parola gli venne meno.
Lo si disse modesto, rassegnato al triste destino; invece egli in
fondo era un orgoglioso, un ribelle, sconoscente alle simpatie che lo
circondavano, fino a disgustarle. Ma quelle ribellioni stesse erano
fonte d'ispirazione: egli avrebbe voluto conseguire i massimi trionfi
con tanta maggior energia quanto più gli sfuggiva la potenza; sentiva
una parte dell'anima armata per la vittoria, vi credeva con fierezza
e fervore, e la mano invisibile del male lo inchiodava sul sito; egli
aspirava alla gloria, all'amore, alla gioia, mentre la sua povera mano
ricadeva sulle ginocchia paralizzata.
Chi l'ha seguito in questa lotta dolorosa attraverso ai suoi versi,
comprende quanto fu grande la sua sventura e come essa contribuì alla
sua opera poetica.
2. _Caso di memoria straordinaria in deficiente._ — Il dott.
Giuffrida-Ruggeri mi comunica questo caso:
"Sfogliando un libro di De Cesare, mi è occorso di veder riferito,
a titolo di semplice curiosità, un caso di memoria straordinaria in
individuo probabilmente deficiente[153].
"Un ragazzo di 12 anni, nativo di Ginopalena, povero come Giobbe, che
si chiamava Daniele Nobile, per virtù congenita e senza educazione di
sorta risolveva estemporaneamente i più astrusi problemi di aritmetica.
Piccolo, quasi deforme, nevrotico, dalla bocca enorme[154] e dagli
occhi sporgenti, balbuziente, apata e col cuore non aperto ad altri
affetti tranne quello per sua madre, egli, entrato in collegio, imparò
a memoria quanto nessun uomo potrebbe imparare in tutta la vita.
Recitava la _Divina Commedia_ dalla prima all'ultima terzina, senza
mettere una parola in fallo: ripeteva lunghi brani di classici e giunse
persino ad imparare il dizionario italiano-latino. Ma i superiori,
temendo che gliene venisse male, ricorsero alla influenza del suo
confessore, e questi ottenne che il ragazzo si fermasse alla lettera
d. La sua virtù singolare stava nel rispondere prontamente e senza
riflessione apparente e con mirabile precisione a tutti i quesiti più
difficili di aritmetica. Ferdinando II, andato a Chieti nel maggio del
1847, ricevette ragguagli di questo giovanetto e volle conoscerlo. Gli
mosse varie domande, ed ebbe pronte risposte, verificate esattissime.
Allora volle fargliene anch'egli una, che formulò così: _Io nacqui nel
giorno tale dell'anno tale, alla tale ora, e fino a questo momento_
(cavando l'orologio e notando i minuti primi e i secondi) _quanti
anni, mesi, giorni, ore, minuti primi e secondi ho vissuto_? E il
Nobile prontamente rispose, e le cifre furono raccolte e sottoposte
a riprova dagli ufficiali, che accompagnavano il re. La prova però
non riuscì, essendosi verificato che le cifre date dal Nobile erano
di molto superiori alle vere. Egli spalancò gli occhi, contrasse la
bocca e parve impazzasse. Il re ne ebbe pietà e lo incuorò, dicendogli:
_Ripensa bene_. Egli tacque per pochi istanti, tenendo gli occhi fissi
sui numeri scritti dagli ufficiali. Ad un tratto ruppe in un urlo
di gioia e, balbettando, esclamò: _Voi, voi non avete calcolati gli
anni bisestili, con le differenze delle ore_. Gli ufficiali rifecero
i calcoli e riconobbero che Nobile aveva ragione. Il re gli concesse
sei ducati al mese, vita durante. Fatto adulto, non ebbe fortuna, e in
quegli anni era bidello del collegio... Morì dopo il 1860".
Specialmente dal fatto del non essere riuscito ad altro che a fare
il bidello e dai segni somatici, dalla balbuzie, dalla mancanza di
sentimenti affettivi, giustamente Giuffrida crede si tratti qui di un
deficiente.
3. _Rossi Felice, calcolatore, di Lesa_. — Certo Rossi, d'anni 12, di
Lesa, veniva segnalato sulla _Domenica del Corriere_ dal Biazzi come un
calcolatore-prodigio, malgrado fosse quasi illetterato. Ne domandai al
dott. Martelli e al signor Gabardi, che mi scrissero:
"Le sue specialità sono le moltiplicazioni e massime quelle che servono
a tradurre gli anni in mesi, giorni, ore, minuti primi, ecc.
"1º Un gerlo di castagne — gli chiesi — di 47 chili costa 7 lire al
quintale. Quanto l'ho pagato?
"E la risposta venne esatta, precisa, dopo un istante, tre secondi
d'orologio, il tempo di turarsi coll'indice delle mani gii orecchi e di
guardare fisso per terra: "L. 3,29"[155];
"2º Compro una giovenca, che pesa 133 chili, a L. 1,30 al chilo. Quanto
l'ho pagata?
"Non avevo finito la domanda, che ne sapevo il prezzo in L. 172,90;
"3º Io ho 22 anni. Quanti mesi e minuti ho vissuti?
"Volevo controllare, ma non ero a metà della prima operazione, che già
sapevo d'aver vissuto 264 mesi e 11.563.200 minuti;
"4º Volendogli fare una domanda più difficile, gli chiesi,
promettendogli un regalo, quante ore e quanti minuti ha vissuto un uomo
a 58 anni. Ed egli, affatto come bimbo, m'interrogò:
"Me la compra la bicicletta, quando va a Milano? Me la compra proprio?".
"Ripromisi.
"Si tappò le orecchie un'altra volta, perchè, a suo dire, i rumori
gli tolgono _i sentimenti_, guardò fisso il suolo, eppoi esclamò:
"Scriva!", e mi dettò una per una queste cifre: ore 508.080, minuti
30.484.800, avvertendomi che ogni 4 anni fa d'uopo aggiungere 24 ore,
vale a dire 1440 minuti".
Il dott. Martelli, poi, così me lo descrive:
"È nato il 6 marzo 1890, da genitori sani, punto alcoolisti, e sofferse
fin da bambino epilessia dopo una meningite. Nulla degno di rilievo
negli ascendenti. Un cugino in primo grado soffre di epilessia; una sua
sorellina morta a 9 mesi soffriva di convulsioni.
"Egli ha sviluppo regolare (altezza cm. 142), circonferenza massima del
capo cm. 51, curva longitudinale cm. 28, trasversale cm. 29. La testa è
trococefala.
"_Pare_ che in vicinanza degli accessi epilettici più viva si faccia
la memoria calcolatrice; è certo che, dopo aver calcolato molto, più
intense si fanno le convulsioni e che già mentre calcola (Vedi figg.
4 e 5), si fa strabico e poi chiude gli occhi ed assume una faccia
convulsa.
"A tre anni conosceva a memoria tutte le carte dei tarocchi per nome
e ne sapeva il valore, stando attento alle mosse e alle parole dei
giuocatori qui in bottega. Poi, improvvisamente, cominciò a fare dei
calcoli, moltiplicando le cifre con una celerità straordinaria. E
sempre mentalmente, perchè a mala pena sa scrivere il suo nome!
"Il Rossi non ha mai frequentato scuole a causa del suo male. È molto
espansivo, bacia facilmente qualunque persona gli rivolga benevolmente
la parola, è inquieto sempre, ad ogni emozione soffre di convulsioni,
ed è, a vero dire, limitatissimo di intelligenza.
"Ha — mi scrive Gabardi — un'irruenza di parole e certi gesti sì recisi
e strani in un bimbo della sua età, che subito compresi d'aver di
fronte un anomalo".
[Illustrazione: Fig. 4 Fig. 5.
La fig. 4 rappresenta la sua fisionomia normale; la fig. 5 lo
rappresenta _in azione_, durante i suoi calcoli.]
4. _Midriasi volontaria ed epilessia in uomo geniale_. — Ho potuto
studiare lungamente, col suo consenso e con la sua collaborazione, la
nevrosi di uno scienziato di genio, d'anni 25.
E cominciamo dall'eziologia:
_Anamnesi_. — Nato da cugini primi, figli di fratelli, con sorella
soggetta a convulsioni e canizie precoce e di vivacissimo ingegno.
N. N., sorella X., isterica, P., banchiere Y., fratello
di X., altissima onesto, ma di X.:
piccolissima, vive mangiava vetro violentissimo epilettico fin
tuttora più che in polvere, e collerico, dall'infanzia,
ottantenne: 2 vestì cilicio; padre di Z. Z. morì di
volte monaca, 2 fu in carteggio epilessia
volte fuggì dal con Mazzini:
convento. morì apoplettica
a 69 anni; madre
di:
________________________________
Z. Z., tendenza S., banchiere,
alla apoplessia, onesto e
vertigini, iracondo, normale,
emotivo, scialacquatore. fratello di P.,
Esoftalmia, ammogliato
micrognatismo a M., suicida
e canizie precoce; a 32 anni,
ammogliato a colta e geniale
nelle arti, con
nonna materna
di genio, madre
di
_______________________
L., donna geniale,
di solida e
vasta coltura.
_Appunti autobiografici_. — "Infanzia: nato molto più pesante della
media. Il primo mese di vita fui allattato da balia incinta e per
poco non ne morii. A 8 o 10 mesi, ossia prima di parlare, guardavo gli
angoli oscuri delle stanze con manifesto terrore, così da impensierirne
medici e parenti.
"Pubertà piuttosto ritardata.
"Ebbi _pavor nocturnus_ ed insonnia, che perdurarono fino all'età
adulta.
"Ho instabilità: melanconia estrema e depressione alternanti con
ismodata allegrezza, che esprimo con salti e grida selvaggie anche per
la strada. Iracondia, con bisogno di rompere oggetti di porcellana
o di vetro, che s'alterna a facilità al pentimento ed al rimorso e
bisogno estremo di confessare il male fatto. Tendenza al vagabondaggio
ed incapacità ad un lavoro metodico; fui curato a 20 anni per paranoia
rudimentale; parevami che tutti ridessero della mia bruttezza, il che
però non era del tutto immaginario, perchè allora impressionava il
mio aspetto cadaverico. Frequenti le illusioni dell'udito, rare le
allucinazioni.
"A 19 anni ebbi un accesso epilettico motorio. Una volta, in un momento
di agitazione, mi getto da una finestra, cadendo sopra un vetro; corsi
poi (epilessia propulsiva) in giardino per due ore (a 2° sotto zero)
senza camicia, senza raffreddarmi".
_Esame antropometrico_. — Statura a 20 anni m. 1,85; ora m. 1,86; a
braccia distese m. 1,85. Peso chilogr. 75. Circonferenza orizz. 0,60.
Capacità cranica ester. 1661. Indice cefalico 82 mm.
Capo: seni frontali esagerati; fronte sfuggente; acrocefalìa; _torus
occipitalis_.
Mentre la sorella e la madre ebbero precoce canizie, egli notò su sè
annerimento dei capelli che erano imbianchiti a 12 anni.
Faccia: faccia allungata; denti sani e ben disposti; dente della
saggezza mancante; lobulo dell'orecchio aderente; mobilità degli
orecchi.
Riflessi: addominali aboliti; vascolari esagerati; scrotali aboliti;
rotulei ottusi.
_Tic_ alla spalla, alla faccia ed alle palpebre.
Forza muscolare: dinamometria chilogr. 56 a sinistra, 52 destra;
straordinaria agilità.
Ha vertigini, specie dopo essersi coricato di giorno o chinato per
raccogliere qualche cosa.
Con la scala fotometrica De Wecker et Masselon (Pl. VI) l'acuità
del senso luminoso (L) risulta alquanto superiore alla norma, e
precisamente di 11/10. Con la scala cromometrica (Pl. VII) degli
stessi A. l'acuità cromatica è pur superiore alla norma: precisamente
C = 12/10. Inoltre, il discernimento del rosso dal giallo si effettua
per superficie colorate di 1 cm. q. su fondo nero ad una distanza di
14 metri, dando perciò C = 14/5, cioè quasi il triplo dell'acuità
cromatica normale per i colori suddetti. — Il campo visivo, quasi
normale pel bianco, è notevolmente ridotto pel rosso e più pel bleu, in
ambidue i lati, ma più a destra e quest'ultimo con grandi scotomi (Vedi
fig. 6).