CAPITOLO XVII.

La psicosi del genio nell'opinione dei popoli primitivi e selvaggi.

Del rispetto che gli Ebrei antichi avevano per i pazzi, tanto da

confonderli con i santi, abbiamo una prova in quel passo della

_Bibbia_, in cui Davide si finge pazzo, per sottrarsi alle insidie

e alle uccisioni, ed il De Achis dice: "Non ho io abbastanza pazzi

qui, che mi viene costui?" (I, _Samuel_, XXI, 15, 16). — Questo

cenno è indizio della loro abbondanza e, sopratutto, della loro

_inviolabilità_, dovuta certamente al pregiudizio comune ancora agli

Arabi, ecc.; — del che prova sicura è l'usarsi che si fa alcune volte

nella _Bibbia_ della parola _navì_ (profeta) in senso di pazzo e

viceversa, come in sanscrito _nigrata_. Per es., Saul, che già prima

dell'incoronazione aveva profetato improvvisamente e con tanto stupore

dei circostanti, che ne nacque il proverbio: "Anche Saul è fra i

profeti", divenuto re un dì, lo spirito divino malvagio (_ruack eloim

navà_) pesò sopra lui... e profetava (qui _impazziva_) — _vait navà_

— nella casa, e con una lancia cercò trafiggere Davide (I, _Samuel_,

XIX, 9, 10, 23; Ricard Mead, _Medic. Sacra_, III). In _Geremia_,

29, 20 si legge: "Dio ti ha costituito sacerdote sopra i pazzi ed

i profeti (vaneggianti e profetanti) per metterli in prigione". — E

quando il figlio del profeta fu mandato segretamente a Jehu da Eliseò

per cingerlo re, i compagni di questo, vedendolo uscire dalla casa,

dissero: "Jehu, va ogni cosa bene? Perchè è venuto questo pazzo?"

(_mesugan_). — E Jehu: "Voi conoscete l'uomo e il suo senno". — Ma essi

dissero: "No, dichiarane schiettamente ciò che disse". — Ed egli: "Ei

m'ha detto così e così"; così disse Dio: "Io ti ho unto re" (_Re_, II,

cap. XI, v. 11, 12). — Ed essi, infatti, lo unsero re, il che prova

che quel _mesugan_, pazzo, avesse tutt'altro che un triste senso ai

loro orecchi. — Parrebbe che qualche volta venissero considerati i

pazzi come profeti, per lo stesso errore per cui i profeti venivano da

quell'empia plebe presi per insensati.

Il Kimchi commenta questo passo così: "Chiamavano i profeti per pazzi,

perchè talvolta nell'atto del profetare si comportavano a guisa di

pazzi — _ed anzi uscian di senno_ —, come è detto di Saul quando

profetizzò: "Si spogliò dei suoi abiti", e restavano insensibili ad

ogni moto corporeo. — Altri li chiamavano così per dispregio".

Nel XVIII del primo dei _Re_ vediamo 400 profeti delle selve e 450

profeti di Baal gridare come pazzi e tagliarsi le carni. — Nel primo di

_Samuele_ (XIX) pure vediamo torme di falsi profeti scorrere nudi pei

campi, e, altrove, li vediamo fare atti sconci in pubblico, tagliarsi

le mani, mangiare sterco, adire ai postriboli, vantandosene, ecc.

Ed altrettanto, accade oggidì fra gli Arabi e i Berberi, ecc.

Nell'opera colossale dell'_Exploration scientifique de l'Algérie,

Relat. di El Ajach_, leggesi: "Le genti di Tripoli sono rinomate per

la loro sincerità e per il gran numero di Medjdub" (p. 100); più oltre

parlando d'uno di essi: "Egli era il migliore dei Medjdub, il suo

_djedjeb_ (convulsione), era energico" (pag. 130).

"_Medjdubim_ — aggiunge il chiarissimo Berbrugger — si dicono li

individui che, sotto l'influsso di speciali circostanze, cadono in uno

stato, che rammenta esattamente quello dei convulsionari di S. Medardo.

— Sono numerosi in Algeria, e si conoscono meglio sotto il nome di

_aicaovi od ammarim_". — È pur credenza in Algeri che chi s'occupa di

chimica, o _magia_ (notate), senza il sacro permesso (_idjaz_), cada in

pazzia (p. 78). Il Moula Ahmed nel suo viaggio tradotto nell'_Explorat_

citata: "parla di Sid-Abdsallah il Medjdub, che portava la più felice

influenza fra li _hammis_ suoi concittadini, ladri e viziosi. —

Restava 3 o 5 dì come un pezzo di legno, nè mangiava, nè beveva, nè

pregava; poteva stare 40 dì senza dormire e finiva con una convulsione

fortissima" (p. 278). — E parla più sotto di Sid-Abd-El-Kader,

che vagava qui e là dimentico di sè e dei suoi, indifferenza che

probabilmente dipende dal suo stato di santità.

Bisogna leggere il _Drummond-Hay_, per vedere fino a qual grado sia

portato il rispetto per i pazzi nel Marocco e nelle tribù nomadi

vicine. — "I Berberi dicono che mentre il corpo dei pazzi erra qui,

Dio ritiene in alto la loro ragione prigioniera, e non la scioglie che

quando pronunciare devono qualche parola; queste quindi si raccolgono

come rivelazioni"[117]. — Egli stesso ed un console inglese furono

in pericolo d'essere uccisi da uno di questi santi di nuovo conio, i

quali, nudi, e spesso armati, mettono ad atto il più strano capriccio

che loro cada in mente, e guai a chi ne l'impedisca.

Nei Kosa-Cafri il dottore vien nominato dopo una malattia mentale,

durante la quale crede vedere le forze dell'acqua, della terra, del

cielo, dei cavalli e si agita: i fatti sono esposti al capo, che,

secondo l'importanza, ne approva o no la nomina[118].

Secondo Pananti (_Viaggi in Barberia_) i viaggiatori delle carovane

adorano, consultano i pazzi, o santoni, cui tutto è permesso; uno di

essi, con una corda, strangolava tutti quelli che venivano al tempio;

un altro, in pubblico bagno, violò una donna maritata; e le compagne,

con grida di gioia, se ne congratularono col marito.

Gli Ottomani[119] estendono ai pazzi la venerazione che hanno per i

Dervisch, e credono siano meglio di tutti in rapporto con la divinità;

e fino i ministri li ricevono con rispetto nelle proprie case. — Son

detti _Eulya, Ullah Deli_ (divini figli di Dio o, meglio, pazzi di

Dio). E le varie sètte dei Dervisch presentano fenomeni molto analoghi

a quelli della manìa. Ogni convento — continua il Beck[120] — ha una

sorta di preghiera e di danza, o, meglio, di convulsione particolare.

Alcuni fanno con il corpo movimenti laterali, o dall'avanti

all'indietro, e vanno accelerandoli a mano a mano che progrediscono

nella preghiera; movimenti detti _Mucabeli_ (innalzamento della divina

gloria). — _Ovres Tenhhid_ (lode dell'unità di Dio). — I Kufaïs si

distinguono fra tutti gli altri ordini per esagerazione di santità. I

Kufaïs si tolgono il sonno o dormono con l'acqua ai piedi, digiunano

settimane. Cominciano il canto di Allah, avanzandosi col piè sinistro,

e col destro facendo moti rotatori, mentre si tengono l'uno all'altro

per l'antibraccio; poi vanno avanzandosi sempre più, alzando la voce

ed accelerando la danza e gettando le braccia sulle spalle dell'altro,

finchè spossati, sudanti, con occhio moribondo, e bianchi di fisonomia,

cadono nella sacra convulsione (_haletk_); in questa religiosa _manìa_

costoro subiscono le prove del ferro rovente, e, quando il fuoco vien

meno, si tagliano con le sciabole e con i coltelli le carni.

In sanscrito _devoto, pellegrino sacro — nigrata_ — equivale a

_pazzo_. Nelle sètte religiose dell'India è esaltata l'intelligenza, la

prudenza, la forza, la generosità e la devozione dei pazzi; parecchie

sètte è dubbio assai se, meglio che produttrici di pazzi, ne siano

state prodotte.

Ma per conoscere a qual grado giungesse un tempo la venerazione dei

pazzi e insieme come nulla siasi cangiato su questo rapporto anche

nell'India moderna, basti l'osservare esservi ancora due milioni

di mendicanti religiose e, senza i Buddisti, quarantatrè sètte che

mostrano particolare zelo al loro Dio or bevendo urina, or camminando

sulle punte delle pietre, ora restando immobili varî anni innanzi ai

dardi del sole, ora rappresentandosi corporalmente nella fantasia

l'immagine del Dio e offrendogli pure in fantasia preci, fiori e

vivande[121]. Gli Yogi son riguardati i più perfetti in santità —

grazie alla _yoga_, o congiunzione con Dio, che s'ottiene fissando

lo sguardo sulla punta del naso o sull'ombilico, dominando i sensi

in modo da non avvertire sensazioni esterne, ossia cadendo in _trance

ipnotica_.

La venerazione per molti pazzi si intravvede, del resto, dalle opere

stesse dell'antichissima medicina indiana, compendiate dal T. A. Wise

nel suo _Commentary on the Indu System of Medicine_, nel quale sono

registrate sedici forme di frenopatìe, fra le quali fan capolino la

nostra _lipemanìa_, la nostra _manìa ambiziosa_, la _manìa omicida_,

la _paralisi progressiva degli alienati_ e chiarissima si distingue

la _demonomanìa_, con la tendenza a mordere, con le anomalìe di moto,

con l'antipatia per le cose sacre, o con l'inclinazione a parlare

una lingua antiquata e sacra, e ad occuparsi esclusivamente di riti,

fenomeni comuni ai nostri demonomani.

Quello però che più desidero si noti è l'importanza, l'ammirazione

che si tributava ad alcune forme di pazzia, nel tempo stesso che il

medico sembra pur riconoscerle come malattie. — Le otto specie di

_demonomanìa_ portano i nomi degli otto principali numi delle Indie;

per esempio:

_Deva-grâha_. — La persona posseduta da questi buoni genî è contenta,

ama la nettezza e s'inghirlanda di fiori sacri; s'abbandona raramente

al sonno, ed è _inclinata a parlare_ sancrito, _forte_, occhi fissi

e vivaci; _amata e consultata dai Bramini_, si conforma strettamente

ai loro precetti, segue le cerimonie ed attende ai costumi ed ai riti

degli antichi;

_Asura-gräha_. — L'ossesso degli _Asura_ (tristi genî nemici ai

Deva) parla male dei Deva, critica la condotta dei Bramini; ghiotto,

pericoloso spesso ad altrui;

_Gantharva-grâha_. — È gaio, ama abitare nelle isole; canta e parla

poco, ma bene; ama e s'adorna di fiori; è adoperato come corista nei

templi;

_Yakscia-gräha_ (_Yakscia_, genî dei giardini e tesori sacri). — I

colpiti hanno profonda intelligenza, ecc.

Ed ora veniamo ai popoli selvaggi o quasi selvaggi:

I Batacki, quando un uomo è posseduto dal cattivo genio, lo rispettano

profondamente e lo riguardano come un oracolo.

"Mi si mostra — dice un viaggiatore — con rispetto una ragazza, detta

_figlia del demonio_, perchè il padre è pazzo. Essa è sempre visitata

dai cattivi genî, e quindi tutte le sue volontà sono eseguite"[122].

Dei Nias il Modigliani[123] nota che si scelgono a maghi o medici

(_Ere_) quelli colpiti da qualche speciale deformità, quantunque essi

delle deformità siano massimi disprezzatori; sopratutto scelgono quelli

che i genî (_Bela_) fanno diventare ad un tratto pazzi, dimostrando

in questo modo di sceglierli a loro intermediari; allora li fanno

fuggire dal villaggio per raggiungere le loro dimore sugli alberi; e

quando i compaesani ve li scorgono appollaiati, ne li strappano giù,

li consegnano al capo-mago, che li istruisce per quattordici giorni,

durante i quali debbono banchettare tutto il villaggio e i maestri, ma,

a loro volta, per tutta la vita ne sono lautamente mantenuti, sicchè

molti fingono la pazzia per conseguire il fruttuoso onore.

In China l'unico cenno di pazzia venerata è in quella sola sètta

chinese, che trascendeva allo spirito fanatico di religione. —

I seguaci di Tao[124] "credono agli ossessi, e si affaticano a

raccogliere dalla bocca dei pazzi il futuro, credendo che l'ossesso, a

parole, dichiari il pensiero del dèmone". Io credo fermamente, sebbene

troppo manchino i documenti, che in China dominò da molto tempo una

civiltà, la quale infrena con tremendo vigore alcune passioni, e ne

annulla quasi alcune altre.

Ma, venendo ai tempi recenti, attuali, tutti sanno come la China

parecchi anni fa fosse travagliata da una poderosa insurrezione,

che contava 400 mila guerrieri ed occupava 30.000 miglia quadrate di

terreno. Questa insurrezione vestiva colore nazionale indipendente,

e, ciò che è ben istrano, religioso, inaugurando nuovi riti, analoghi

ai cristiani. Io dissi strano, perchè, meno la sètta di Tao, niuna

opinione religiosa ebbe mai tanta forza in China da produrvi proseliti

e fanatici, e quindi matti.

Ora doppiamente è curioso il conoscere come quella rivoluzione fosse

dovuta ad un concetto delirante di tale che, certo, fu pazzo, e che,

come accade specialmente fra popoli incolti, propagava la sua propria

forma d'alienazione, quasi per contagio, ad una sètta intera.

Hang-Sion-Tsiuen nacque nel 1813 da povero colono; allo scuole,

malgrado il vivacissimo ingegno, spesso fallì nell'esame. A 16 anni,

tanta era la povertà paterna, dovette abbandonare gli studi e ritornare

ai campi ed ai bufali; se non che la carità dei suoi compaesani qui

gli venne in aiuto, ed eletto a precettore del suo villaggio, potè

riprendere il corso interrotto degli studi. Si presentò due volte, nel

1833 e nel 1837, a Canton e a Pekino, agli esami di baccelliere; ma

anche là, per due volte, venne respinto, e n'ebbe sì forte dolore, che

per poco impazziva; s'ammalò gravemente e subì strane allucinazioni.

Ma qui, prima di procedere oltre, conviene notare il fatto seguente:

Stando egli a Pekino per la bisogna degli esami, si ebbe per le mani

alcuni libri cattolici di devozione, scritti in chinese: uno fra gli

altri che aveva a titolo: _Buone parole per l'esortazione del secolo_,

cui egli allora trascorse leggermente, come preoccupato ch'egli era,

ma seco recò nel ritorno. Ora, fra le allucinazioni di quei tristi

giorni, egli n'ebbe una curiosa a sapersi: si credeva, cioè, trascinato

in superbo _palanquin_ da un certo numero di uomini, che suonavano

musicali strumenti, ed il conducevano lontano, lontano, in mezzo ad

un'assemblea di venerandi vegliardi.

Uno fra questi, vestito di tonaca nera, maestoso d'aspetto, gli venne

incontro e gli strinse la mano; poi, piangendo sull'ingratitudine degli

uomini, che _da lui creati_, offrivano doni ed olocausti al demonio,

gli consegna una spada, con cui gli ordina di esterminare gli adoratori

del diavolo.

Sotto l'influenza di quest'allucinazione egli corse dal padre,

dicendogli come _il vecchio di lassù_ gli ordinava di esterminare i

falsi credenti, e come tutti gli uomini a lui dovevano inchinarsi e

portargli i loro tesori. Il povero padre lo credè matto, e pensò che ne

fossero causa i maligni spiriti, che molestassero le ceneri degli avi e

quindi influissero sul suo cervello, come è credenza del volgo chinese

e più del nostro.

Questo delirio continuò quaranta giorni, durante i quali sembravagli

vedere un uomo di mezza età, che l'accompagnava nelle sue corse

contro i maligni genî, e s'agitava furioso, menando la spada per

l'aria e gridando: "Uccidete! Uccidete!", finchè, stanco di gridare

e di agitarsi, ricadeva sul suo letto e si assopiva; altre volte

invece diceva d'essere l'_imperatore celeste della China_, e tutto

ringalluzzavasi quando i visitatori acclamavanlo, per celia, con questo

titolo.

Molti lo venivano a vedere, e gli appiccicarono, invece, il sopranome

di pazzo, che gli restò per molto tempo. Il delirio poi cessò;, egli

tornava alle sue umili funzioni di precettore, ed ai tentativi, per la

terza volta falliti, di ottenere la laurea.

Un giorno ei si mise a percorrere quel tale libricciuolo cattolico:

_Buone parole_, ecc., già avuto a Pekino, e, rileggendolo, gli parve

di trovarvi la chiave delle sue allucinazioni. L'uomo vecchio a tonaca

nera era Dio; l'uomo di mezza età era Gesù Cristo, ecc. Egli allora si

riconfermò nelle sue idee, così che fecesi battezzare da un compagno,

rovesciò la statua di Confucio, e, trovato qualche vicino che gli

credette, fondò una sètta che si chiamò degli "adoratori di Dio".

Egli poi, pieno del nuovo entusiasmo, si recò dal missionario Roberts

e studiò con lui due mesi, onde ottenerne la comunione ed il battesimo

regolare cristiano; ma anche il missionario, come il dispensatore delle

lauree, nol trovò abbastanza degno di ricevere il battesimo.

Allora ritornò ai suoi adoratori; ma fu perseguitato dall'autorità e

dovette fuggire e restar nascosto sette anni; la persecuzione, come

accade, aumentò i proseliti.

Costoro divagavano in teorie teologiche, ma tutti erano d'accordo

nella necessità di distruggere le immagini e nel battesimo, il quale

consisteva in una spruzzatura d'acqua sul capo del neofita, che poi

beveva un thè e giurava di non adorare più idoli.

Durante la fiera persecuzione del Governo chinese, molti di questi

sèttari ebbero allucinazioni, estasi o convulsioni. Un povero uomo,

detto Hang, andava più degli altri soggetto a questi accessi, durante

i quali s'intratteneva in colloqui col Dio padre. Un altro, che fu poi

generale, Siau, riceveva invece rivelazioni dal Dio figlio, che gli

apprendeva a guarire tutti i mali ed a scoprire, a colpo d'occhio, i

malfattori.

Pare che a queste allucinazioni dei suoi seguaci il capo

Hang-Sion-Tsiuen prestasse pienissima fede; però, quando quelle poco

gli convenivano, egli trovava che le erano ispirate dai dèmoni e le

annullava.

Con quell'ingegno, che spesso è compagno, spesso effetto di certe

manìe, in ispecie ambiziose, il nostro Hang-Sion-Tsiuen seppe

approfittare delle persecuzioni; e, parte valendosi della tattica nuova

appresa dagli Europei, parte della poca destrezza dell'armata imperiale

e dell'odio nazionale dei Chinesi contro i Tartari, si fece sempre

più potente, e nel 1850 realizzò la sua allucinazione e s'intitolò e

fu imperatore Tin-Ouang (re Celeste), e re divennero i suoi due matti

accoliti.

Spiegò egli, dopo, molta abilità tattica e politica, rendendo gli esami

eguali per tutti, modificando antiche leggi assurde, obbligando tutti

a giurare ed osservare i dieci comandamenti Mosaici, ma non sì però

che non si intravvedesse qualche lampo di manìa in mezzo alla molta

astuzia ed abilità; per esempio, in un impeto furioso feriva la moglie,

che già gli era carissima, e fece morire i suoi diletti accoliti e

profeti; volle introdurre massime di comunismo, doppiamente assurde in

una terra così devota alla proprietà come la China; diffuse, con strana

insistenza, mistiche utopie, esagerate fino all'omicidio.

Nel 1863[125] 1000 individui furono presi a Madagascar dal

_Riamaningure_ (tensione), che obbligava a danzare continuamente:

i soldati si staccavano dalle file, i capi, che volevano frenarli,

finivano per imitarli. Provavano crampi dolorosi al capo, allo

stomaco, poi convulsioni, in cui vedevano l'ombra della regina morta,

minacciavano il re e correvano come indemoniati, saltando e gridando.

Il male si propagava per imitazione. Durò quindici giorni; nessuno

tentò punirli, tanto coloro erano considerati come _sacri_.

Nell'Oceania, a Tahiti, chiamavano _Eu-toa_ una specie di profeta,

cioè posseduto dallo spirito divino. — Il capo dell'isola diceva che

egli era un uomo cattivo (_taato-eno_). — Diceva Omar (l'interprete)

che questi profeti sono una specie di _pazzi_, di cui alcuni negli

accessi non sanno più niente, e dopo non si ricordano di quello che

fecero[126].

"Nell'arcipelago Vidi vi hanno parecchi casi di follìa, ma chi vi

diviene folle (probabilmente furioso) vi è strangolato"[127]. —

Nell'isola Lefonga vi aveva una donna che perdette la ragione, in

seguito alla morte di un figlio offerto in sacrificio. Finau, il capo,

ordinò al prigione inglese Marina di ammazzarla[128].

Nel 1862 tra i selvaggi della Nuova Zelanda si andò formando una nuova

religione. Il fondatore ne era un certo Horopapera, già stato pazzo

molti anni; il che gli giovò invece, perchè i Maori venerano i pazzi e

li credono ispirati.

Essendo naufragato un bastimento inglese, fece il possibile per

impedire il massacro ed il saccheggio; non riuscitovi, divenne di

rabbia delirante e allucinato. Si credè in relazione coll'arcangelo

Gabriele, che gli insegnava una nuova religione di pace. Onde,

fervendo le guerre fra le tribù, egli predicava la tregua, la pace; fu

favorito sulle prime dagli Inglesi, ma, poco dopo, egli fece bruciare

la _Bibbia_, cacciare i missionari, tollerando solo gli Ebrei, dai

quali pretendeva discendessero i Maori; sicchè i sacerdoti furono

chiamati _Jeu_. Pretendeva far miracoli, slegandosi dalle corde in

cui l'allacciavano; ma, volendo guarire il figliuolo, lo ammazzò, e,

conducendo i suoi sotto un forte inglese, li fece mitragliare tutti.

Ciò malgrado, divenne il Pietro Eremita di una insurrezione contro

gli Inglesi. "Il Pakeca, lo straniero — gridava egli con mille gesti

come un ossesso — è un mostro, un serpe che morde chi lo nutre; è

tempo di distruggerlo..."; e poi ipnotizzava i neofiti, facendoli

rapidamente girare intorno a sè stessi o intorno ad un palo, finchè

cadevano sbalorditi e come pazzi; gridavano come cani, si sodomizzavano

in pubblico, bevevano il sangue umano, prendevano dei crani inglesi e

volevano farli parlare[129].

Lamberto Loria mi annunzia da Yrupara (Nuova Guinea) l'esistenza di

epidemia isterica fra le donne, che la popolazione attribuisce agli

spiriti dei morti vaganti sugli alberi, spiriti che essi pregano di

discendere per guarire i malati.

Ora veniamo all'America, in cui l'autorità di Humboldt ha trascinato

a negare la pazzia nei selvaggi, e a farne capo per le strane teorie

sull'influenza della civiltà.

Schoolcraft in quel colossale zibaldone che egli intitola: _Statistical

and Historical Information of the Indian Tribes_, dice: "Il rispetto

(_regard_) pei pazzi è un tratto caratteristico delle tribù indiane

del Nord, ed anche in quelle dell'Oregon, che passano per le più

selvaggie. Nella tribù di quest'ultimo v'era una donna che manifestava

tutti i sintomi della follìa, cantava in guisa bizzarra, regalava a

tutti le coserelle che possedeva, e si tagliuzzava le carni, quando

le si rifiutasse d'accettarle. Gli Indiani la trattavano con grande

rispetto"[130].

V'erano nel Perù, oltre i sacerdoti, le vergini sacre, ecc., dei maghi

o profeti d'un ordine secondario, che improvvisavano profezie (dette

_Hecheloc_) in mezzo a convulsioni e contorsioni terribili, e questi

erano venerati dal popolo e sprezzati dal ceto più colto[131].

I Patagoni[132] hanno delle maghe e medichesse che profetano in mezzo

ad accessi convulsivi; possono essere eletti al sacerdozio anche

uomini, ma devono vestire come le donne, e sempre devono aver mostrato,

da giovani, particolari disposizioni. — Gli epilettici _vi sono eletti

di diritto_, perchè possedono lo spirito divino.

Nei Caraja, nel Brasile, diventa medico chiunque sia nato o divenuto

epilettico, nervoso, disposto dunque alla nevrosi dalla natura[133].

Nei Bilcula del Canadà Dio fa cadere i futuri medici in malattia,

durante la quale cantano una formula scongiura, di cui debbono tenere

il segreto, e allora diventano medici[134].

J. G. Kiernan dimostra[135] la relazione della pazzia col genio nei

popoli nomadi della Mongolia.

I fenomeni presentati dai preti fetici, _Shaman_, sono talmente simili

all'epilessia, per i loro furori e le loro visioni, che i due stati

vennero lungamente confusi sotto il solo nome di _malattia sacra_.

È sempre stato creduto che essi fossero dovuti a qualche influenza

soprannaturale benigna o maligna, secondo che si procedeva poi a

placarla o a scacciarla.

Nei Zulù, Begnana, Giapponesi[136], nei Walla-Walla, nei Sahaptin la

professione di medico è ereditaria. I padri, però, scelgono alcuni

figli, cui anche dopo morte si pretende dar consigli, e così nei

Sciamani siberiani.

In certe tribù siberiane[137] la virtù medica, la forza _sciamana_,

viene addosso d'un tratto come una malattia nervosa; essa si manifesta

con debolezza e tensione dei membri, tremori e poi grida inarticolate,

febbre e accessi convulsivi, epilettici, finchè i colpiti cadono

insensibili; poi toccano e mandano giù ferri infuocati, aghi senza

alcun danno; diventano deliranti, finchè all'improvviso prendono il

tamburo magico e cominciano a _sciamanare_: dopo si calmano. Se trovano

opposizione al loro profetare, diventano stupidi o pazzi furiosi.

In altri popoli della Siberia è una singolarità il nascere gemelli, e

questi sono scelti a maghi.

Nei Diujeric del Sud-Australia diventano medici quelli che vedono da

bambini il diavolo, il che provoca in essi sogni paurosi, come incubi.

Nuovi studii sul genio vol. II (Origine e natura dei genii) · 第 42 / 55 题