CAPITOLO XVIII.

Genî pazzi creati artificialmente dai popoli primitivi.

Ma la prova più sicura, e insieme più curiosa,. della profonda

convinzione che hanno i popoli primitivi della psicosi del genio e,

per conseguenza, dell'adorazione dei pazzi, è data dal fatto che vi

hanno selvaggi che fabbricano artificialmente dei pazzi, in ispecie

epilettici, per cavarne un santo o profeta da adorare e consultare come

medico o mago.

1. Un primo metodo è nella modificazione impressa fin prima della

nascita.

"Gli Aleouti — nota Réclus — quando hanno ragazzi graziosi, li vestono

e allevano da donna, e li vendono a 15 anni a qualche ricco, oppure li

consacrano a sacerdote; appena passata la freschezza, essi entrano con

gran facilità negli ordini sacri. A Borneo il Daiaco che si fa prete,

prende vesti e nome femminili, sposa un uomo e una donna, il primo per

accompagnarlo e proteggerlo in pubblico. Anche il sacerdote Aleouta

riceve in educazione le ragazze più adatte, le perfeziona nell'arte

della danza, dei piaceri e dell'amore, ed esse diventano maghe o

sacerdotesse"[138].

Per farli divenire sacerdoti o profeti fanno loro subire speciali

trattamenti, e i preti li scelgono fra i due sessi, senza badare

se femmine o maschi; Anche s'indirizzano a certi sposi, perchè li

fabbrichino con uno speciale trattamento, digiunando spesso e a

lungo, e mangiando cibi speciali ed evitandone altri; appena nato loro

l'aspettato bimbo, è circondato, bagnato con orina e fimo; deve essere

lasciato interi giorni taciturno, solitario; passa poi per una serie

di iniziazioni; per poter comunicare con gli spiriti, deve astenersi

a intervalli per molto tempo dalla comunità, partecipare alle caccie e

alla pesca solo ogni tanto; quanto più procedono con tale regime, tanto

più diventano alienati; non si sa più se veglino o sognino; prendono

le astrazioni per realtà; creano enormi simpatie e antipatie speciali.

Come i Joghi, i Fakiri dell'India e i Chamani della Siberia, hanno

per ispirazione suprema l'estasi; dànno in manifestazioni che entrano

nella categoria dell'_epilessia_, hanno strane lucidità e iperestesìe;

credono alle persecuzioni dei dèmoni che vengono a tormentarli; negli

accessi profetici si abbandonano a contorsioni strane, convulsive, a

urli non umani, con schiuma alla bocca, congestioni alla faccia e agli

occhi, in cui perdono fin la vista. Se trovano coltelli, ogni tanto si

feriscono o feriscono gli altri.

Passate tutte queste iniziazioni, l'individuo scelto diventa il mago,

o Hangacoc-Grande o antico, che cumula gli uffici di consigliere, di

giudice di pace, di arbitro negli affari pubblici e privati, di poeta,

comico, medico.

Attraverso la sua evoluzione, ad ogni modo, l'affinità fra genio e

pazzia persiste sempre.

L'iniziazione alla medicina si pratica[139] nei Bilcula con digiuni

e preghiere; nei Pelli Rosse con digiuni, sogni e dimore nel bosco e

nella solitudine; nei Negri d'Australia con la ricerca dello spirito di

un medico morto nella solitudine.

Negli Indiani di Gamina per tre mesi il candidato deve cibarsi con

speciali foglie e vivere da solo nel bosco, finchè gli appaia la

fantasma.

I futuri medici dei Wascows, dei Caiuso, dei Walla-Walla iniziano la

carriera magica dagli otto ai dieci anni: devono dormire in una capanna

su la nuda terra, dove ricevono lo spirito sotto forma di bufalo-cane,

che fa loro importanti rivelazioni, e quando questo non compaia, devono

digiunare fino alla sua venuta; dopo comunicano quello che ne hanno

sentito al medico-maestro.

Nei Cafri-Kosa il candidato dimora solitario nella capanna, finchè gli

appaiano in immagine leopardi, serpi, uccelli del fulmine, che egli

sogna e che lo aiutano nel suo lavoro; ultimo gli appare il fantasma

del morto capo, che lo obbliga a danzare e ad essere irrequieto.

In Sumatra per tutto un giorno il candidato deve stare in una corba

penzolante in alto dai balconi di una casa e con un minimo di cibo,

durante il qual tempo prega gli Dei di essere invulnerabile. Se la

cesta si agita, vuol dire che lo spirito è entrato nel candidato;

allora lo si punge e ferisce con lancie e spade, e le ferite cessano di

sanguinare e si chiudono quando egli le tocca con la mano.

Al _Thay-Phap_ degli Annamiti — medico-profeta — si prescrive

una speciale dieta: non può mangiare carne di cane o di bufalo e

deve mangiare sempre di una certa pianta che ha le foglie a cuore

(_rau-giàp-cà_).

I Ganga del Loango non possono bere che in alcuni siti e in alcune ore

della giornata: anche essi hanno molto limitata la dietetica carnea,

con proibizione di quella di certi quadrupedi; invece possono fruire di

molti vegetali[140].

2. Un altro metodo è di provocare convulsioni e delirî con moti

precipitati del capo o con sostanze inebbrianti.

La sètta degli Aissaui, fra gli Arabi di Algeri, deve la sua orgine

a Mohamed-Ben-Hissà nel secolo IX, che, capo (cheick) d'una carovana,

cinto da tutti i pericoli che porta il deserto: insolazione, _simum_,

ladri e fame, ricorse agli espedienti straordinari del fanatismo

religioso là ove la forza umana veniva meno; quando la carovana era

affamata, ordinava egli di mangiare scorpioni e serpi in nome di Allah,

e quando questi mancavano, insegnava loro il _djedjeb_, le orazioni,

che facevano ammutolire la fame.

Il _djedjeb_ è un moto violento impresso al capo da sinistra a

destra, restando penzoloni le braccia, e la gente accompagnando il

movimento del tronco e del capo; dopo un'ora di simile esercizio

succede una specie di furore o di ubbriachezza, il quale poi si cangia

in un'insensibilità singolare. Ma veniamo a maggiori particolari. I

settari stanno raccolti in un'apposita sala molto illuminata, i musici

battono su enormi tamburi due colpi lenti e uno rapidissimo, allora li

accompagnano i _fratelli_ od Aissaui con una barbara canzone:

Dio Dio Dio nostro padrone, Dio nostro Dio,

Ben Hissà ordina l'amor di Dio; il serpe obbedisce a Dio,

Ben Hissà mi fè bere il suo secreto, ecc., ecc.

Questo canto, per quanto sciocco e inconcludente come tutti i canti

degli ascetici idolatri, pure, al dire di un europeo, eccita un

fremito singolare, un bollimento entusiastico anche nelle vene del più

miscredente spettatore.

Allora quelli fra i fedeli che più rimasero colpiti, anzi, dirò,

trascinati dal canto, cadono nel _djedjeb_, o sacra convulsione; il

coro allora cessa i suoi canti, ma i tamburi continuano ad accompagnare

le contorsioni del forsennato, che canta:

Il tetto è alto. Ben Hissà l'alzò, ecc.

A misura che l'Aissaui s'aggira nella sua danza furiosa, si vede il

sangue montargli al viso, gonfiarsi le vene del collo; il _respiro_ non

passa che fischiando per la trachea compressa, ogni traccia di canto

dispare per dar luogo ad un suono inarticolato, che è l'ultimo sforzo

di una _respirazione_ ostacolata. Giunto a questo punto, l'Aissaui

arranca una sbarra di ferro arroventato e se ne batte con essa la

fronte e la testa, la lecca con la lingua, la morde con i denti. "Ho

sentito io — dice l'egregio viaggiatore — la nauseosa puzza che veniva

dall'arrostire delle vive carni e il crepitìo della pelle". Non era

dunque illusione. Allora il _djedjeb_ si fa generale. Tutti urlano e

corrono ferocemente, ferendosi nelle braccia e nelle spalle; alcuni

imitano carponi il ruggito del leone e il grido del cammello: chiedono

al capo di mangiare, e ne hanno foglie di _cactus_ e vivi scorpioni,

che gustosamente deglutiscono. Quindi si flagellano con vipere vive,

ecc.

Un addetto al Consolato francese di Algeri, non credendo ai suoi occhi,

promise dell'oro ad un settario, se innanzi ai suoi occhi divorava una

vipera, che prima aveva uccisi un gallo ed una gallina. L'Aissaui si

fe' venire il _djedjeb_ e, arrivato all'atto d'esaltazione, la divorò

come fosse una fetta di zucchero.

Altre quattro sètte si conoscono in Algeri analoghe a queste; il

decimo, il quinto, spesso, d'intere città, per esempio di Meknes, vi è

ammesso[141].

Una società, quanto vasta altrettanto bizzarra e crudele, esiste pure

attualmente fra i negri di S. Domingo. È la società di Voudou. Ignota

è l'origine di questa parola, forse da _Vou_, serpe, _dou_, paese.

Così si designano le divinità, l'istituzione ed insieme gli addetti.

Questo dio è a S. Domingo il colubro, all'isola Orleans il serpente a

sonagli; ma d'origine è prettamente africano e specialmente del Congo

e di Juidala. Il sacerdote del Dio (papà _Voudou_) esercita autorità

straordinaria su tutti gli adepti, così ad Haiti come nel nativo Congo.

Nel fondo della sala, ove gli adepti sono raccolti, sta l'arca santa

ove giace il serpe; al lato il papà e la mamma, o sacerdotessa, sotto

un gran manto di cenci _rossi_ (essendo il color rosso pretto simbolo

del Dio). Il papà, posando il piede o la mano su l'arca, intuona un

barbaro canto:

Eh! Eh! Bomba hen, hen,

Canga basio te,

Canga mouni de lì.

E comunica la scossa alla mamma, questa a tutto il cerchio degli

spettatori, il quale è agitato da moti corei laterali, in cui testa e

spalla sembrano slogarsi; un'esaltazione febbrile s'appiglia a tutti

gli affigliati; la ridda si aggira con cieco urto; i negri cadono in

furore singolare, immergono il braccio nell'acqua bollente, si tagliano

e squarciano, con coltello e con gli unghioni, le carni, si fanno

collocare mortai sul dorso e su vi puntellano uomini vigorosi[142].

Fatti analoghi a questi si verificarono nei Derwisch ottomani.

Ogni convento di Derwisch ha una specie sua propria di sacra danza

o, meglio, di convulsione epilettoide. Alcuni pregano, facendo moti

laterali col capo; altri si piegano col corpo da sinistra a destra e da

avanti in dietro; ma nel più dei conventi, come Kufai, Cadris, Beyrami,

costoro usano tenersi stretti in cerchio per mano, pongono innanzi il

piè destro e aumentano ad ogni passo di vita e di forza; cominciano i

Kufai col canto di Allah e fanno moti laterali del capo e gettano le

braccia sulle spalle degli altri e s'aggirano sempre più rapidi, sinchè

cadono nell'Haleth o rapimento; in questo stato subiscono la prova del

ferro rovente, si tagliano con le sciabole, ecc.

Stranezze analoghe dei sacerdoti di Baal ci narrano la _Bibbia_ e

Luciano, e ce lo attestano i monumenti di Ninive[143]. Nell'India i

sacerdoti di Civa e di Durga ripetono eguali convulsioni, seguite da

simili strazi volontari e, direi, voluttuosi[144].

Altrettanto si osserva ancora fra i santoni di Egitto. Una delle

cerimonie più curiose, che pratichino gli _uley_ d'Egitto, è quella

del zikr; l'eseguiscono, pronunciando la parola _Allah_, e agitando

continuamente la testa ed il corpo; scossi, spossati da tali movimenti,

cadono a terra, congesta la faccia, schiumante la bocca, come

epilettici; e durante questa frenesìa, simile ai convulsionari di S.

Medardo, si mutilano, si abbruciano[145].

La coesistenza di un uso così strano fra razze così diverse e

lontane, Semiti, Caucasei, Camiti, accenna ad una causa più profonda e

fisiologica che non sia quella della religione, la quale _risultante_

com'è dei sentimenti del popolo, più su loro si modella che non ne

resti modellata, e non è quindi mai uniforme.

È fra le tendenze invece più caratteristiche delle razze umane

l'abbisognare di quegli artificiali eccitamenti del cervello, che noi

chiamiamo inebbriamenti e crescono in numero e finezza coll'aumentare

dell'evoluzione. Le più strane sostanze vennero — come vedremo (pagina

244) — dall'uomo a questo scopo adoperate: il vino, l'alcool, il

manioc, la noce di kola, la saoma, la ghee, la birra, l'oppio, fino

l'acido lattico e acetico (Tartari), fino le iniezioni per le nari del

niopo nel Kamtskàtka.

Popoli che per le particolari condizioni di selvatichezza, come

i Negri e gli Aissaui, o per leggi (Maomettani) non possono usare

degli alcoolici, nè di analoghe sostanze, vi supplirono col movimento

laterale del capo, il più selvaggio modo di ubbriacamento che sia

possibile.

È certo, infatti, che quel movimento laterale del corpo e del capo

produce una congestione cerebrale. Ognuno che ne faccia l'esperimento

per qualche minuto ne sarà più che sicuro. — Si trovano, per esempio,

negli _Annali di medicina_ (1858) registrati casi d'apoplessie e di

vertigini cerebellari in seguito a simili movimenti.

Una volta scoperto come si ottenessero con queste pratiche l'ebbrezza

e le convulsioni, stati così anomali da non potersi interpretare da

popoli primitivi se non come invasamento degli Dei, come una nuova,

una seconda personalità che pareva loro sacra, applicarono tali

pratiche per mettersi in comunicazione cogli Dei, allo stesso modo

come si servivano degli epilettici veri o dei pazzi e, più tardi, degli

intossicati o inebbriati.

3. Più frequentemente, infatti, ricorsero alle sostanze inebbrianti;

i sacerdoti antichi, che primi avvertirono l'azione stimolatrice

della mente delle bevande fermentate, le presero prima per sè,

dichiararandole _sacre_, come per la stessa causa dichiararono sacra

l'epilessia.

La leggenda afferma che la vite, è nata da una goccia di sangue divino

caduta in terra; il _meth_, bevanda della Saga nordica, dal sangue del

Quasio, il più savio degli Dei; Dei furono Lieo, Osiride, Dionisio,

inventori della vite ed iniziatori della civiltà. Bacco è il Dio

salvatore, il Dio Mago, il Dio Medico, ed ancora lasciò traccia della

sua grande influenza nella bestemmia: _Sangue, corpo, di Bacco_! Gli

Egiziani (Erode II) non permettevano il vino che ai sacerdoti. Il vino

entra come liquore sacro nella liturgia, nelle libazioni e abluzioni.

Il sacerdote indiano è detto _bevitor di Saoma_[146]; al succo

dell'_Asclepias_ fermentato, alla Saoma, egli attribuiva l'ispirazione

poetica, il coraggio degli eroi e la facoltà di immortalare la vita

(_amrita_, d'onde _abrotos_, come si disse poi, _acqua della vita_,

l'alcool). Nel _Rig-Veda_, VIII, pag. 48, si legge: "Noi abbiamo bevuto

la Saoma; divenimmo immortali; entrammo nella luce".

Nel Yacna di Zoroastro il succo dell'_Haoma_, che è tutt'uno della

Saoma, "allontana la morte".

La Saoma stessa divenne un Dio da rivaleggiare col fuoco: "Saoma, tu,

che fai i _Richis_, che dài il bene, tu immortalizzi uomini e Dei", si

legge nel _Rig-Veda_.

La Saoma non era permessa che ai Bramini, così come nel Perù la coca

era solo concessa ai discendenti dell'Incas e, fra i Chibcha, ai preti,

che se ne servivano come di un agente di ispirazione. Notisi che la

Saoma è detta in sanscrito _Madhu_, che nello Zendo ha significato

di vino; il che lega il _Med_ nordico, il _Madus_ lituano e il _Mad_

sanscrito col nostro matto; e, infatti, Bacco, nato Dio, è versato

in onore degli Dei, e il delirio bacchico è una virtù profetica, è la

possessione del Dio; ed Esculapio è figlio di Bacco.

Sembra che quelli i quali primi avvertirono gli effetti benefici e

malefici del vino, creassero la leggenda dell'_albero della scienza_,

o del bene e del male, che si volle fosse appunto un pomo, d'onde

escirono i primi liquori fermentati. Gli Assiri ebbero appunto un

_albero sacro, albero della vita_, ch'era prima l'Asclepias, poi la

palma, d'onde si cava anche ora un liquore fermentato.

Negli Egizi era il _Ficus religiosus_, il cui succo fermentato rendeva

l'anima immortale.

Nuovi studii sul genio vol. II (Origine e natura dei genii) · 第 43 / 55 题