_Anonymi Chron._ detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò a Parigi
il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino.
_Historia miscella_, nella raccolta del Muratori. Pare scritta nel 700.
COCHLÆI, _Vita Theodorici_, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. Vi si
comprendono due vite antiche, ma di poco valore. MURATORI, _Annali,
Rerum itaìicarum scriptores_, e _Antiquitates medii ævi_, che cito una
volta per sempre.
SARTORIUS, _Essai sur l'état civil et politique des peuples de l'Italie
sous le gouvernement des Goths_. Parigi 1811; premiato dall'Istituto
francese, ma che pare copiato dalle belle introduzioni di Giuseppe
Rovelli alla _Storia di Como_.
HURTER, _Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und seiner
Regierung_. Sciaffusa 1808.
MANSO, _Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien_. Breslavia 1814;
— _Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden unter den
Oslgothen._ Ivi 1823.
Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta opera _Die
Könige der Germanen_, inserì nella _Allgemeine Zeitung_ del 1872 un
articolo _Teodorich und Odovacar_.
[6] _Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra didicimus
quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: regnum nostrum
imitatio vestra est, forma boni propositi, unici exemplar imperii,
qui quantum vos sequimur, tantum gentes alias anteimus... Pati vos
non credimus inter utrasque respublicas, quarum semper unum corpus sub
antiquis principibus fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere....
Romani regni unum velle, una semper opinio sit._ Variar., I.
_Romano_ da qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, fossero
i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti dell'occidentale.
Anche i Turchi chiamano _Romania_ l'ultima provincia rimasta all'impero
greco, e _Romei, Romili_ i Greci soggiogati.
[7] CASSIODORO, _Variar._ spesso. Il Banduri, _Numism. imp. rom._, II.
601, pubblica quest'iscrizione: _Salvis domino nostro Zenone augusto et
gloriosissimo rege Theodorico_.
[8] ENNODIO, _Vita. s. Epiphanii. — Concil._ tom. IV.
[9] Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita
l'asserzione del Muratori che _inducesse i suoi Goti a fare lo
stesso_. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna che _Romanus
miser imitatur Gothum, et utilis Gothus_ (cioè il ricco) _imitatur
Romanum_. E presso Cassiodoro, _Variar._, II. 15. 16: _Cum se homines
soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum communio causam
noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, ut utraque natio,
dum communiter vivit, ad unum velle convenerit... Una lex illos et
æquabilis disciplina complectitur; necesse est enim ut inter eos
suaviter crescat affectus, qui servant jugiter terminos constitutos_.
Sono figure da retore. Da quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e
Turchi? forse ne nacque soave affetto?
[10] Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore
Sunivado, _ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis compositurus_.
Variar., III. 13.
[11] _Variar._, i. 19; IV. 4; XII. 5. Cassiodoro accenna il _curialis_,
il _defensor_, il _curator_, il _quinquennalis_, ecc.
[12] — Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di
ciascuno». — _Jura veterum ad nostram capimus reverentiam custodiri. —
Delectamur jure romano vivere. — Reverenda legum antiquitas. — Secundum
legum veterum constituta_.
[13] _Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria faciat,
delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur_. Editto 35.
[14] _Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit._ Variar., IV.
38. Nella 10 dell'XI scrive essersi aumentato il tributo, perchè _longa
quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit_.
[15] _Variar._, IV. 18.19; VI. 7; VII. 42; IX. 24.
[16] Variar., III. 13. 14. 15; VIII. 5. — _Necessarium duximus illum
sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum edicta nostra,
inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si etiam inter Gothum et
Romanum natum fuerit fortasse negotium, adhibito sibi prudente Romano,
certamen possit æquabili ratione discingere. Inter duos autem Romanos,
Romani audiant quos per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem
unam nobis in omnibus æquabiliter esse charitatem._ VIII. 3.
[17] _Variar._, V. 17.
[18] Da _gut_ buono. Ugo Grozio, nella _Storia dei Goti_, radunò i
passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla verità.
[19] PROCOPIO, _De bello goth._, III. 8.
[20] _Reliqua per illum et illum_ (come oggi si direbbe) _per N. N.
legatos nostros patrio sermone mandamus_. Teodorico al re degli Eruli.
[21] Re Atalarico scrive a Cassiodoro: _Cum esset_ (Teodorico) _publica
cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, ut factis
propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, maris sinus, fontium
miracula, rimator acutissimus inquirebat, ut rerum naturis diligentius
perscrutatis, quidam purpuratus videretur esse philosophus_. Variar.,
IX. 24.
[22] Lettera del 533.
[23] Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.
[24] Così definisce la filosofia: _Sapientia est rerum quæ sunt
comprehensio_. Aritm., lib. I. c. 1.
[25] Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo
padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era
lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non
chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a
18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri.
Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza
forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni,
al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono
Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più
atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo
corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste:
Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche
gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla
ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa
della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita,
poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e
consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla
costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se
stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i
suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco,
confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in
secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione,
diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio
dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se
Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i
vindici.
Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al
metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero
dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo,
fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità
episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi:
non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era
il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè
le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria.
Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio
imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero
di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace;
ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto
chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a
un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a
ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e
che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse;
d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che
avesse, non era possibile resistergli.
Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e
meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la
pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la
sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo
di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva
in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli
più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di
Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma
specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni
e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più
dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano
falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare
la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua.
Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero
il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli
avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue
ambizioni.
Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio,
come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così
la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo
vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era
protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la
stima.
[26]
_Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,_
_Qua natale solum est mihi..._
_Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ_
_Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,_
_Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,_
_Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,_
_Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,_
_Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,_
_Quæ prius addidici dediscens, et cui tantum_
_Artibus ex illis odor est in naribus istis._
Vita s. Martini, I e IV.
Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che allora
si facevano; e vedasi la prima volta nominata la _lingua italiana_,
comechè per tale devasi intendere la latina.
[27] Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta
vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa in tre parti:
la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; la seconda, che
conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; la terza, detta
Classe, distava da Ravenna tre miglia.
[28] Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto da
piedritti. Vedasi RINALDO RASPONI, _La Rotonda prorata edifizio
romano_, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito Ghiselli Gamba,
Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. Il p. Bacchini provò
che quella fabbrica non è del tempo di Amalasunta, bensì di Teodorico.
[29] _Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles illas
sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus contineri,
et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut magis ipsas
æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum quod metallis
durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. de fabricis et
architectis_.
[30] L'iscrizione stessa è fastosa:
_Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,_
_Hic docuit durum flumina ferre jugum._
Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte della via
Appia scriveva solo: