„ Noi altri; gente esperta nel vivere del mondo,
„ Quando un parente, o amico, vediamo andare a fondo,
„ Non vi credeste mica, che, per tirarlo in alto,
„ Fossimo così matti di fare in acqua un salto.
„ Sia pur la sua sventura, quanto si vuol, funesta,
„ Per levarlo di stento, un colpo sulla testa,
„ Tutto al più, gli daremo, e così sempre ho fatto.
„ Con voi, messere, il caso è differente affatto.
„ Spira ai vostri balconi il vento della sorte,
„ Vi sarò, finchè dura, amico in vita e in morte. „
_Shakespeare._
Sul più duro de' letti, in cui si fosse probabilmente scontrato
giammai, il lord Cancelliere avea portati quegli stessi pensieri
ambiziosi, e quella medesima perplessità che bastano a sbandire il
sonno anche da chi si posa su letto di calugine e fra le più morbide
coltri. Com'uomo che avea navigato lungo tempo per l'oceano politico,
ne conosceva ad uno ad uno gli scogli, nè niuno sentiva meglio di lui
la necessità di governare il naviglio in dirittura col vento dominante
onde evitare nella tempesta il naufragio. La natura del suo ingegno, e
la timidità del suo carattere gli aveano comunicata la docile
pieghevolezza del vecchio conte di Nortumberlandia, il quale volendo
spiegare come avea conservata la propria carica, in mezzo a tutti i
cambiamenti di governo accaduti nell'intervallo trascorso fra i regni
di Enrico VIII e di Elisabetta, confessò francamente, che della natura
del salice, anzichè della natura della quercia partecipava.
Ser Guglielmo Asthon pertanto avea sempre fatto studio di esplorare i
cambiamenti, che l'orizzonte politico presagiva vicini, e prima che la
lotta fosse decisa, era sollecito di conciliarsi il favore della
fazione, per cui, a parere di esso, propendea la vittoria. Nè già
questa indole di lui fluttuante, e all'aura delle circostanze
pieghevole, ignoravasi; che anzi meritato erasi perciò lo sprezzo dei
capi più intraprendenti delle due fazioni in cui si partiva lo Stato.
Nondimeno, utile e prezioso si rendea per ingegno, e grandemente si
apprezzavano le sue cognizioni nella giurisprudenza; le quali
prerogative compensavano tanto in lord Asthon gli altri difetti, che i
reggitori delle cose pubbliche, tenessero all'una o all'altra delle
due parti, amavano prevalersi de' suoi servigi, e nel compensavano,
senza però mai concedergli nè confidenza, nè stima.
Il marchese di Athol avea adoperata tutta la sua preponderanza, e
poste in giuoco tutte le molle politiche che questa gli procacciava,
affinchè seguisse un cambiamento di gabinetto nella Scozia; e i suoi
divisamenti erano sì bene concetti, e con tanta forza e abilità
secondati, che del prospero successo de' medesimi nessuno omai
dubitava. Ciò nullameno non teneasi ancora abbastanza certo della
vittoria per trascurare alcuna via che conducesse alle sue bandiere
partigiani novelli. Sembrandogli che l'affezionarsi il lord
Cancelliere fosse un accorgimento de' più rilevanti in questa bisogna,
incaricò a tal uopo un famigliare, il quale conoscendo e l'indole e le
disposizioni d'animo del personaggio desiderato in lega, della
politica conversione del medesimo si fece mallevadore.
Sotto pretesto di rendergli una visita, questo negoziatore erasi
trasferito al castello di Ravenswood, ove, all'atto del suo arrivo, si
accorse, come le agitazioni alle quali in quel momento il Lord
mostravasi in preda, derivassero dai pericoli personali che temea
sovrastargli per parte del sere di Ravenswood. Il modo de' discorsi
tenutigli dalla cieca sibilla (la vecchia Alisa); l'apparizione
subitanea di Edgardo, venuto in armi nel recinto dei suoi perduti
dominj, nel tempo stesso in cui la vecchia avea avvertito il lord
Cancelliere di paventarlo; il tuono di freddezza e disdegno con cui
corrispose ai sensi di gratitudine che gli espresse il Cancelliere,
quando per l'opportuno soccorso di questo giovine, vide in sicuro la
vita propria e della figlia; tutte le ridette circostanze si erano
profondamente nella immaginazione di lord Asthon scolpite.
Non appena il negoziatore politico del Marchese si accorse da qual
banda il vento spariva, incominciò ad instillare nell'animo di ser
Guglielmo, timori e dubbj d'un altro genere, ma non meno atti ad
agitarlo. Mostrando ferventissimo interesse per lui, gli chiese se la
involuta processura, che avea fatto parlare tanto, tra le famiglie
Asthon e di Ravenswood fosse stata ultimata definitivamente, e in tal
guisa che non rimanesse alla parte perditrice alcuna via di
appellazione. — Benchè rispondesse affermativamente il lord
Cancelliere, l'interrogatore conoscea troppo bene lo stato di questa
bisogna per non acchetarsi ad una tale affermazione sì facilmente.
Anzi, sempre mostrandosi mosso da zelo pei vantaggi del Lord, gli
enumerò con destrezza una serie d'argomenti, che non ammetteano
replica, e intesi a porre in chiaro, che gli articoli più importanti,
decisi a pro degli Asthon, contro i Ravenswood, poteano, semprechè la
parte danneggiata si appellasse, divenir soggetto ad una nuova
revisione dinanzi agli Stati del Regno, cioè al Parlamento della
Scozia, vero giudice in ultima istanza.
Sulle prime, ser Guglielmo andava sostenendo che sarebbe illegale una
tal processura; ma posto alle strette, cadde confessando la vera
origine della sua sicurezza da questo lato, ed era l'impossibilità che
il meschino sere di Ravenswood avesse nel Parlamento amici così
possenti, i quali volessero prendersi, a favore di questo, l'odiosità
di instituire una revisione che feriva personaggi di maggior conto.
„ Milord non s'addormenti su tale speranza, l'amico insidioso
soggiunse; potrebbe avvenire che nella prossima adunata, il giovine di
Ravenswood, avesse nel Parlamento più amici e protettori di quanti ne
ha, oso dire, la Signoria vostra mentre parliamo. „
„ La sarebbe singolare da vero! „ rispose con aria di disdegno lord
Asthon.
„ Eppure di queste cose se ne sono date e prima di noi, e ai nostri
giorni. Non vediamo forse ora, reggitori della cosa pubblica que'
medesimi, che, pochi anni fa, erano obbligati a nascondersi per
salvare la vita? Quanti oggidì, mio caro Milord, desinano in bella
piatteria d'argento, che dieci anni prima avean per grazia di mangiare
una polenta di farina di vena entro scodella di legno! e quanti oggidì
confusi in mezzo alla folla, andavano allora colla testa alta su tutti
gli altri! _Lo stato barcollante degli uomini di Stato in Iscozia_,
leggiadra Opera di Scostarvet, vostra Signoria, me ne ha fatto vedere
il manoscritto, questo _Stato_ da vero, è divenuto oggi più
_barcollante_ che mai. „
Il lord Cancelliere dovette, dopo aver mandato un profondo sospiro,
rispondere, che pur troppo queste vicissitudini non erano cosa nuova
nella sua patria, e che il regno di Scozia ne era una prova anche
molto tempo innanzi alla nascita dell'autore satirico testè
commemorato. „ Son corsi begli anni, soggiunse, dopo che Fordun ha
citata, come proverbio già antico quella sentenza: _neque dives, neque
fortis, sed nec sapiens scotus, proedominante invidia, diu durabit in
terra._ Fatalmente è vero; nè ricco, nè forte, ma nemmen sapiente
Scozzese, può durarla alla lunga sulla terra, perchè predomina troppo
quella maladetta passione dell'invidia. „
„ Ah sì! E temo bene, mio rispettabile amico, che nè i lunghi servigi
da voi prestati allo Stato, nè il profondo vostro sapere nelle cose di
giurisprudenza, non vi gioveranno a mantenervi nel vostro grado e
nelle vostre ricchezze, se il marchese di Athol arriva a comporsi un
Parlamento a suo modo. Già sapete l'affinità che passava tra il
defunto lord di Ravenswood e il Marchese, perchè e questi, e lady
Ravenswood, parimente defunta discendeano entrambi dal barone di
Tillibardin, cugini in quinto grado l'uno dell'altro. So dunque da
buon canale che il marchese di Athol si prende grandemente a cuore gli
interessi del giovine Ravenswood, e che pensa a metterlo su la via de'
rapidi avanzamenti. Perchè, in sostanza, ci vede il suo vantaggio.
Questo giovine è pieno di solerzia e d'intelligenza, buono a parole ed
a fatti; i suoi amici e congiunti han piacere nel portarlo innanzi,
poichè son sicuri che non resterà loro di peso fra le braccia. Se
pertanto si venissero a rimestare in Parlamento le vostre faccende con
lord Ravenswood, il marchese d'Athol non si starebbe, ve ne accerto,
per poca voglia di farlo, dal prestarvi cattivi ufizj. „
„ Compenserebbe assai male non solamente le cure che mi sono prese per
lo Stato, ma anche i riguardi de' quali mi son sempre fatto una legge
verso di lui e della sua onorevole famiglia. „
„ Oh sì! (soggiunse l'astuto negoziator del Marchese) che v'è da
contare sui servigi passati, o su i riguardi che si sono avuti.
Servigi attuali, prove di riguardi presenti, si aspettava da voi il
Marchese, nelle circostanze in cui ci troviamo. „
Il lord Cancelliere vide allor chiaramente il fine di tutta la catena
de' discorsi dal comune amico tenutigli[2]. Ma troppo era prudente per
legarsi con una definitiva risposta.
[2] Qui viene veramente in acconcio il verso del Tasso
„ _Chè ben conosce l'un l'altro gagliardo._ „
Non credo che si possa tratteggiare con più maestria una scena,
i cui personaggi sieno un negoziatore politico d'ordine
inferiore, e un uomo di Stato. Comunque il primo abbia sostenuta
la parte sua egregiamente, se il lord Cancelliere non si fosse
finalmente accorto di essere con una spia, sarebbe andato fuor
del suo carattere di avvedutissimo uomo. Ma quando se ne è
accorto? (e qui spicca sempre più l'arte somma del nostro
Autore). Se n'è accorto, quando l'altro ha scoperto il lato
debole della fortezza ed aperta la breccia.
„ Non saprei, disse, quai servigi il Marchese potesse aspettarsi dalla
scarsa mia abilità, e quai servigi io non fossi disposto a
tributargli, salvo sempre i doveri che mi legano al mio re e al mio
paese. „
Così non disse nulla, mostrando di aver detto molto, perchè l'ultima
clausola era concepita in modo da comprendervi dentro in appresso
tutte quelle esclusioni che a ser Guglielmo fossero tornate in grado.
Il fatto è che il lord Cancelliere cambiò argomento, procurando di
bandire affatto dai discorsi che dopo vennero, la politica. Il nostro
negoziatore partì, veramente senza aver cavata dallo scaltro uomo di
Stato la promessa di secondare i disegni del Marchese, ma colla
certezza di avere suscitati nell'animo del suo paziente gravi timori,
intorno alle cose che più gli stavano a cuore, e d'avere gettati i
fondamenti di un Trattato, di non impossibile stipulazione in
appresso.
Quando il politico referendario riportò gli effetti della sua
negoziazione al Marchese, si accordarono entrambi nel parere di non
permettere più mai al nostro Lord di tornare in quella sicurezza che
dall'attuale abbiezione del giovine di Ravenswood gli derivava; ma di
mantenerlo in vece in questo infelice stato di angoscia, profittando
soprattutto della lontananza di milady Asthon. Ben sapeano come,
s'ella vi fosse stata, lo spirito orgoglioso e vendicativo di cotesta
femmina avrebbe comunicato al marito il coraggio che gli mancava. Non
la ignoravano irrevocabilmente collegata colla fazione dominante, e in
continua corrispondenza coi capi della medesima. Erano convinti che
costei odiava a morte, senza temerla, la famiglia di Ravenswood,
l'antico splendor della quale offuscava il lustro nascente della casa
di suo marito; e che per tutte le enumerate considerazioni non avrebbe
esitato ad arrischiare perfino i proprj veri interessi, purchè una
speranza la sostenesse di portare l'ultimo crollo alla fortuna de'
suoi nemici.
Il motivo della prolungata assenza di lady Asthon, fu un viaggio che
da Edimburgo a Londra ella imprese; viaggio non solamente mosso dalla
speranza di sollecitare meglio l'affare, per cui si era trasferita dal
castello di Ravenswood alla capitale della Scozia, ma anche dalla
fiducia di contribuire così al mal esito delle pratiche del marchese
di Athol presso la Corte. Gli è da sapersi che questa femmina vivea in
grande favore della celebre Sara, duchessa di Marlborough, e che le
indoli di queste due donne aveano molti segnalati punti di
somiglianza.
Fu dunque necessario al Marchese affrettare gli assalti che si voleano
dare al lord Cancelliere prima che il ritorno di Milady li
sconcertasse. La lettera ch'egli avea scritta al sere di Ravenswood e
della quale demmo conto in uno de' precedenti capitoli[3], era stata
un preliminare del meditato sistema di stratagemmi. Rammentando il
tenore di quel foglio, si scorge che era concepito in modo da lasciare
a chi lo scrivea la libertà di proporzionare al bisogno dei proprj
divisamenti le sollecitudini a favore della persona alla quale veniva
inviato. Però, benchè il marchese di Athol, nè, come uomo di stato,
avesse voglia di avventurarsi, nè, com'uomo saggio, di assumere il
tuono di protettore in un momento in cui non avea grazie da
dispensare, dee dirsi ad onore del medesimo, che, se si valea del nome
del sere di Ravenswood per tenere in trambusto l'animo di lord Asthon,
non quindi nodriva men sinceramente il desiderio di una occasione per
rendersi utile al suo giovin parente.
[3] Tom. I. Cap. VII. pag. 154-156.
Poichè il messaggero incaricato di tale lettera dovea passare dinanzi
al castello del lord Cancelliere, fra le istruzioni dategli vi fu
quella, che giunto alla dirittura del viale d'onde s'arriva al
castello di Ravenswood, gli si sferrasse il cavallo; circostanza che
lo avrebbe costretto a ricorrere al fabbro ferraio del villaggio. Fu
inoltre raccomandato a questo messo che mentre il maniscalco starebbe
inteso alle fazioni del suo mestiere, si mostrasse inquietissimo per
l'indugio prodotto da un tale inconveniente, e si lasciasse,
nell'accecamento dell'impazienza, sfuggir detto, che portava un
dispaccio importantissimo del marchese di Athol pel sere di
Ravenswood.
La quale notizia, con tutte le amplificazioni d'uso, giunse per varj
canali all'orecchio del lord Cancelliere, e tutti quelli che gliene
parlarono, si diffondeano sul breve tempo impiegato dal corriere in
tal viaggio, e sulla impazienza che per l'indugio d'una semplice
mezz'ora avea dimostrata. Ser Guglielmo ascoltò silenziosamente tutte
queste relazioni; poi diede segreto ordine a Lockard di spiare e
coglier l'istante quando il corriere veniva addietro; di dar opera ad
imbriacarlo, e alla peggio, d'impadronirsi, o per amore, o per forza,
delle sue lettere. Questo disegno andò fallito, perchè era stato
troppo ben preveduto da chi ideò l'altro, e il messo aveva ordine di
tenere, nel venir via da Wolfcrag, un'altra strada.
Quando a quelli del castello di Ravenswood sembrò inutile l'aspettare
più a lungo il ritorno di questo corriere, Lockard ebbe ordine di
praticare una speciale inquisizione presso i suoi clienti di Wolfhope
a fine di sapere, se in tal dato giorno, e tal ora, fosse arrivato
alla torre di Wolfcrag un messaggero indicato con tali e tali
connotati. Il fatto non fu difficile da verificarsi, perchè in quello
stesso giorno Caleb si era trasferito a Wolfhope a fine di prendere a
credenza quanto occorrea per dar da desinare ad un corriere, che il
marchese di Athol avea spedito al suo padrone; oltrechè, quel povero
tapino di messo rimase ammalato ventiquattr'ore in casa di mistress
Smalltrash, per aver mangiato del salamone salato che era infracidito,
e bevuto della mezza birra guasta. — Qual dubbio omai che non vi fosse
una corrispondenza fra il Marchese e il suo giovine parente? cosa che
fino allora ser Guglielmo, quasi quasi, e in certi momenti, riguardava
come uno spauracchio.
Dopo di che, le paure del lord Cancelliere divennero veramente più
serie. Il diritto di appellarsi al Parlamento contro le sentenze delle
Corti civili di Scozia era stato posto in opera rare volte; pur sapea
che ve n'erano alcuni esempj; e se il corso degli avvenimenti avesse
condotto un Parlamento inclinato a ben accogliere l'appellazione del
giovine Ravenswood, e a ponderare attentamente l'affare, la coscienza
diceva al lord Cancelliere, che l'esito non sarebbe stato per lui il
più favorevole; perchè allora la lite si sarebbe giudicata, non a
stretto senso di legge; ma secondo i principj d'equità, il qual
metodo, la qual norma di giudicare non gli promettea un trionfo così
compiuto come lo avea, giovandosi della sua preponderanza, riportato
fin lì presso tutti i tribunali.
Intanto, tutte le notizie che egli riceveva, rendevano sempre più
probabile il buon successo delle pratiche politiche del Marchese; onde
ser Guglielmo Asthon, cominciò a pensare, che era tempo di cercarsi
una protezione contro il nembo vicino a scoppiare. La sua indole
timida e irresoluta gli persuadeva sempre le vie della conciliazione,
ed un accomodamento gli parea preferibile ad una lite guadagnata. Gli
sembrò che l'affare del toro, condotto con destrezza, potesse
agevolargli un colloquio e una riconciliazione col sere di Ravenswood.
In questa occasione, così ragionava, avrebbe potuto scavare da lui
come la pensasse intorno all'estensione de' proprj diritti, e sul modo
di farli valere. Avrebbe forse potuto fargli accettare alcune
proposizioni vantaggiose di un'amichevole transazione, cosa non mai
molto difficile, quando fra le due parti la una è ricca, povera
l'altra. Intanto una riconciliazione che ei si fosse procacciata, di
moto proprio, col sere di Ravenswood, lo metteva in istato di far egli
i patti al marchese di Athol, „ Infine poi, diceva a se stesso, sarò
lodato di un atto di generosità; si dirà che ho fatto risorgere la
fortuna del capo di questa famiglia, ridotta nell'abbiezione; e se
accadesse che Ravenswood fosse caldamente ed efficacemente protetto da
un nuovo governo, chi sa che questa mia generosità non trovasse la sua
ricompensa? „
Tali erano i ragionamenti di ser Guglielmo Asthon. Così stendea una
vernice di generosità sugl'interessati suoi fini, come si vede accader
di frequente. Salita a questo punto la sua immaginazione, andò ancora
più in su. Incominciò a dire a se stesso, che se il sere di
Ravenswood, sotto una nuova amministrazione, ambisse ad una carica
luminosa, se mai una unione più stretta con lui, giovasse a renderlo
più moderato nelle sue pretensioni, il sere di Ravenswood finalmente
non sarebbe stato il più tristo dei partiti per la sua figlia Lucia.
Si poteva ottenere la revocazione del decreto che avea privata della
nobiltà la famiglia dei Lôrdi di Ravenswood, famiglia d'antichissima
data. Più; questo parentado legittimerebbe in qualche modo in lui il
possedimento della maggior parte delle spoglie dei Ravenswood; e la
restituzione del rimanente diverrebbe men dolorosa.
Intanto che questo involuto disegno andava maturandosi nel capo del
lord Cancelliere, si ricordò che lord Littlebrain lo sollecitava
premurosamente, affinchè si trasferisse a passare alcuni giorni con
lui. Il castello di questo lord era situato a pochissima distanza da
Wolfcrag, la qual circostanza lo indusse immantinente a scrivere
all'amico, che avendo alcune giornate di libertà, profitterebbe del
suo invito nel dì successivo; ed essendo allora fuor del castello il
padrone, fu al suo arrivo, accolto nel modo più cordiale da lady
Littlebrain, che aspettava da un istante all'altro il marito. Si
mostrò lietissima d'imparare a conoscere miss Asthon, ordinando poi
una caccia per ricercare il lord Cancelliere. Benchè non fosse questo
il divertimento favorito di ser Guglielmo, ne accettò premurosamente
l'offerta, perchè gli somministrava l'occasione di riconoscere le
vicinanze di Wolfcrag, e forse di far conoscenza col proprietario di
quella torre in rovina, se mai lo strepito de' cani e dei corni da
caccia inspirava a questo il desiderio di raggiungnere i cacciatori.
Ordinò nel tempo stesso al fido Lockard di cercare tutte le vie
possibili per collegarsi con qualcuno degli abitanti di Wolfcrag, e
vedemmo già in qual modo Lockard compiè la sua parte.
Il temporale sopravvenuto favorì, oltre le speranze, il lord
Cancelliere nel suo disegno d'un abboccamento più particolare col sere
di Ravenswood. Avea temuto, egli è vero, che questo giovine,
trasportato dalla sete della vendetta, si portasse a qualche estremità
contro di lui, ma tale paura fu diminuita dalla considerazione che,
essendo il sere di Ravenswood in così speciale guisa protetto dal
marchese di Athol, non gli sarebbero mancati i modi a far valere per
le vie legali i proprj diritti; e pensava, con assai buone ragioni,
che gli uomini si lasciano trascinare a certi atti di violenza, sol
quando si vedono assolutamente sforniti d'ogni altro soccorso per
aggiungnere al proprio scopo. Però il prese un segreto senso di
terrore per cui agghiadò a suo malgrado, quando si vide rinchiuso
nella torre solitaria di Wolfcrag, specie di Fortezza, situata in un
luogo isolato, e che parea fabbricata a posta per divenire il teatro
di una vendetta. Il freddo accoglimento, sulle prime usato a lui e a
sua figlia, la difficoltà che provò a superare il proprio imbarazzo
nel dover annunziare ad un giovine accostumato a riguardarlo come il
più crudele nemico di sua famiglia, il nome degli ospiti ai quali
conducea in quell'istante un asilo, non erano cose opportune a sedare
le angoscie che lo premevano. Quando poi udì chiudere con violenza la
porta della torre, e vide che si proibiva alla sua gente di entrarvi,
le parole della vecchia Alisa, gli si pararono alla mente; pensò che
si era cimentato di troppo con una schiatta feroce, siccome lo erano i
Ravenswood; temè che il rappresentante attuale di questa famiglia,
imitando Malisio Ravenswood, avesse aspettato e colto il momento della
vendetta.
La franchezza con cui in appresso Edgardo compiè gli ufizj della
ospitalità, e il cambiamento che nel tuono e contegno del medesimo
seguiva gradatamente la progressione dei discorsi, calmarono
finalmente nel Lord i timori che le mentovate rimembranze aveano in
lui suscitati, nè ad uomo di tanta sagacia fu difficile accorgersi di
essere alle grazie e all'avvenenza di Lucia debitore di queste più
favorevoli disposizioni dell'animo del suo ospite.
Ma triste immagini d'altro genere gli si affacciarono alla mente,
quando prese possesso della camera segreta, assegnatagli per
riposarvi. Una lampada di ferro, le pareti prive di arredi, sicchè
quel luogo somigliava ad una carcere anzichè ad una stanza da letto,
il continuo romore de' flutti che venivano ad infrangersi contro lo
scoglio su di cui si ergeva la torre, il tutto contribuiva a gettare
il suo animo nell'abbattimento e nella tetraggine. Da lui certamente,
e dalle sue scaltre pratiche derivava in massima parte la rovina di
una famiglia, della quale abitava in quel momento l'ultimo asilo; ma
essendo per indole interessato più che crudele, l'aspetto di uno
squallore, di una desolazione ch'erano l'opera sua, gli producea tal
sensazione molesta, qual la proverebbe una reggitrice di casa nel
vedere uccidere i polli e i colombi da essa ordinati pel suo desinare.
Nel medesimo tempo, meditando la dura alternativa, o di vedersi
costretto, per un decreto del Parlamento, a restituire al sere di
Ravenswood la maggior parte delle sostanze di cui lo aveva spogliato,
o ad adottare, quale individuo della propria casa, l'erede di una
famiglia caduta in sì bassa fortuna, sentiva quell'affanno che
potremmo supporre nel ragno, quando vede la sua tela, che gli è
costata sì penose fatiche, battuta a terra da un fatal colpo di scopa.
Oltrechè, avanzandosi di soverchio in questi suoi nuovi divisamenti,
veniva in campo un'altra obbiezione, che non egli solo, ma più d'un
buon marito, preso dalla tentazione di usar del proprio diritto di
padronanza avrà proposta a se stesso: _Che cosa dirà mia moglie?_
Finalmente, si appigliò alla risoluzione che suole essere il rifugio
delle anime deboli, quella cioè di aspettare gli avvenimenti, e
profittare delle circostanze che si offrirebbero, conformando ad esse
la propria condotta. Stava in questo sistema di politico destreggiare,
quando lo prese il sonno, e tranquillamente dormì.