CAPITOLO VIII

Impiego dei filtrati dolci.

Ad eccezione di quelle poche partite che si esportano all'estero

(Francia e Svizzera) i filtrati vengono quasi totalmente consumati in

Italia, con utile profitto in ispecie dell'enologia settentrionale.

Passiamo in rapida rassegna, per ordine di importanza, gli usi

principali dei filtrati bianchi e rossi:

1º _Correzione dei vini e dei mosti settentrionali incompleti o

difettosi_. — Una parte più notevole di filtrati comuni o di mosti

semplicemente sfecciati con una rapida filtrazione, provenienti

specialmente da Gallipoli e dal brindisino, serve da correttivo.

Il prof. Ravizza di Asti, nella sua «_Agricoltura pratica_»,

consiglia i mosti filtrati o i lambiccati, per la correzione dei vini

piemontesi, deboli di colore e di corpo, ma di alcoolicità naturale

già sufficiente. Oltre che per questo caso i filtrati trovano però più

larga applicazione per migliorare, in genere, i vini settentrionali,

anche dell'annata precedente, che riuscirono troppo aspri, austeri, o

acerbi, non per eccesso di tannino, ma di acidità libera. Tali vini,

che di solito provengono da uve imperfettamente mature, delle sommità

delle colline, o di esposizioni poco soleggiate, fatti rifermentare con

opportuna aggiunta di filtrato dolce meridionale (5 a 10%) e di lievito

attivo di feccie sane, o magari selezionato, acquistano un gusto

rotondo, morbido e piacevolmente abboccato, divenendo così adatti al

pronto consumo, mentre rialzano nel valore commerciale.

Gli osti poi dell'Alta Italia dispongono sempre, nelle proprie cantine,

di una certa riserva di vini di scarto, spunti, mezze acquette, ecc.,

che nel filtrato trovano un efficace rigeneratore, con l'abilitazione

al consumo.

Quando, per l'andamento della stagione, o per altre cause inerenti alla

difficoltà di procurarsi le uve meridionali, per correggere le uve e

i mosti del nord, deficienti di grado zuccherino, tiene luogo dello

zuccheraggio l'aggiunta moderata di filtrato, che, oltre al principio

dolce, vi apporta la materia colorante e le sostanze estrattive.

Il filtrato però, per essere utilmente impiegato come correttivo della

vinificazione, non deve costare troppo, altrimenti non torna il conto

economico. Per questa circostanza si sogliono destinare a tale scopo

quei filtrati di qualità piuttosto corrente, la cui preparazione fu

fatta con minore accuratezza e che chiamansi più propriamente mosti

sfecciati, o sgrossati, al filtro.

Il fermento settentrionale, delle uve o del mosto corretti, spiega

un'azione miglioratrice sul filtrato aggiunto come correttivo, traendo

dalla massa un prodotto di costituzione normale non solo, ma di gusto

molto vicino, se non identico al tipo locale, senza nulla accusare di

meridionale, perchè la filtrazione, per sè stessa, elimina le cause di

sapori ordinari e rende neutro il mosto.

Taluni arrivano, per questa via, a fabbricare i vini di imitazione,

versando semplicemente sulle vinacce di prima svinatura del barbera,

del nebbiolo, ecc. il filtrato meridionale. In tal guisa si vengono

utilmente a sfruttare l'influenza benefica del fermento e le sostanze

vinose contenute nelle vinacce delle uve settentrionali.

2º _Abboccato ad alcuni vini da pasto e da taglio_. — In questi

ultimi anni si è esteso parecchio, in alcune classi di consumatori,

specialmente delle nostre colonie di America e di alcune regioni

italiane, il gusto del vino da pasto abboccato. L'enologia

intransigente deplora questo fatto, perchè vuole che il vino da pasto

sia perfettamente asciutto, senza proporzioni sensibili di zucchero

indecomposto, che, secondo le norme igieniche, mal si sopporta in una

regolare digestione. Ma, a torto o a ragione, non pochi consumatori

amano la _vena del dolce_ ed il commerciante, o l'enologo, sapendo che

_de gustibus non est disputando_, si adopera a soddisfarli ricorrendo

assai spesso all'aggiunta del filtrato.

A Napoli è molto generalizzato, nelle classi popolare e borghese, l'uso

di bere a tavola vini piuttosto alcoolici e leggermente abboccati,

mentre i forestieri preferiscono vini asciutti.

L'abboccato, quando manca, si dà con moderate aggiunte di lambiccato

che si produce alle falde del Vesuvio.

I vini da taglio, destinati in alcuni mercati esteri (Germania,

Austria, America, ecc.) e anche interni, si pagano a prezzo più alto,

se, oltre ai caratteri proprï di forte alcoolicità, estratto secco e

materia colorante, siano un pò abboccati. Quest'ultimo requisito, se

manca, può darsi o col taglio del vino asciutto con altro vino dolce, o

con aggiunta di filtrato dolce ben conservato.

3º _Fabbricazione di vini spumeggianti_. — I veri filtrati rossi, di

qualità fine, preparati con ogni cura, difficilmente si aggiungono ai

vini od ai mosti settentrionali come correttivo, perchè costano di più

del prodotto che ne risulterebbe, ammenochè non si volesse produrre

qualche vino superiore da bottiglia. Essi invece, appena giungono

nell'alta Italia, vengono sottoposti a una nuova filtrazione, quindi

si conservano in cantine fredde, dentro botti piccole, assoggettandoli

a frequenti travasi (uno al mese) per separare il piccolo deposito

feccioso, mano mano che si forma, ed impedire così ogni accenno di

fermentazione.

All'avvicinarsi della primavera, nei mesi di marzo-aprile, un quinto, o

due quinti, di filtrato si mescolano a quattro quinti o a tre quinti di

buon vino di barbera o di nebbiolo, ma più spesso di uvaggi piemontesi,

si colla subito il taglio così fatto per conseguire una perfetta

amalgama o fusione di gusto, assieme alla limpidezza brillante,

e quindi, verso il maggio s'imbottiglia. Con la dolce temperatura

primaverile il vino nelle bottiglie entra in lenta fermentazione e

diviene ben presto spumeggiante, conservando anche il gusto amabile.

Così si consuma in larga scala nelle osterie piemontesi, sotto il nome

bugiardo di nebbiolo o barbera spumeggiante.

Similmente nel Veneto, nell'Emilia, nelle Romagne, ecc., coi

filtrati meridionali e coi vini locali preparano il tipo _lambrusco_

spumeggiante, di uso comunissimo.

4º _Fabbricazione di vini speciali_. — A questo ufficio si adibivano

quasi esclusivamente i vecchi lambiccati del napoletano, oggi vi

si destina anche la massima parte dei filtrati bianchi pugliesi e

romagnoli, di uve comuni e di quelle aromatiche.

In Piemonte si preparano, da tempo, nella fabbricazione dello spumante

d'Asti, i mosti filtrati di moscato e malvasia, perchè la filtrazione,

eliminando tutte le sostanze solide e i germi dei microorganismi

cattivi, raffina la qualità del mosto stesso e, conseguentemente, del

prodotto che ne deriva.

Le grandi fabbriche piemontesi di vermouth, ed anche molte altre

oggi sparse nelle diverse regioni della penisola, assorbono una

notevole quantità di filtrati bianchi delle Romagne e delle Puglie;

questi ultimi a preferenza per la loro alta gradazione zuccherina e

l'armonicità di gusto, suscettibile anche di perfezionamento nelle

cantine fredde del nord.

5º _Consumo diretto_. — I filtrati finissimi, provenienti da vigneti

molto vecchi di località pregiate, come la maggior parte dei filtrati

di Barletta, vengono venduti dai commercianti grossisti agli osti

dell'alta Italia tali e quali, spesso nascondendone il vero nome e

l'origine per farli passare come vini dolci, di uve appassite del nord.

Gli osti li pagano bene, li imbottigliano e li vendono nell'inverno

come vini di lusso, perchè dopo alcuni mesi di imbottigliamento e di

soggiorno nelle cantine settentrionali, si perfezionano acquistando un

grato profumo di viola.

Nello stesso modo, si consuma a Napoli, durante le feste di Natale e

di carnevale, il lambiccato, che tiene luogo di vino da _dessert_ nelle

famiglie.

Ma oltre ai filtrati di qualità fine, anche quelli più correnti trovano

in parte esito pel consumo diretto, specialmente in alcuni centri

del Veneto e dell'Emilia, durante il periodo dalla vendemmia al San

Martino, quando scarseggia il vino vecchio.

I filtrati dolci Monografia della filtrazione dei mosti e della preparazione dei cosidetti "filtrati dolci" e "lambiccati". · 第 18 / 23 题