Uve bianche

1| Bombino | Sansevero| 1898| 1.1009| 21.60 | 5.85| G. Corrà

2| Malvasia | Ruvo | » | 1.0981| 21.27 | 4.42| D. Stragapede

| | di P. | | | | |

3| Moscato | Trani | 1899| 1.1318| 28.20 | 4.10| G. De Astis

4| Fiano |Castellana| » | 1.0989| 20.85 | 5.40| G. Corrà

5| Malvasia | id. | » | 1.0966| 20.40 | 4.80| id.

6| id. | Lecce | » | 1.1002| 22.80 | 5.10| id.

7| id. | Galatina | » | 1.1178| 23.75 | 4.42| id.

8| id. | Squinzano| » | 1.1109| 24.41 | 4.95| G. Mohrhoff.

9| id. |S. Vito N.| » | 1.1099| 23.47 | 4.87| id.

10| id. | Andria | » | 1.1205| 24.75 | 3.30| G. Corrà

11| Verdèa |Martina F.| » | 1.0925| 20.05 | 6.23| D. Stragapede

12| Buonvino | Andria | » | 1.1068| 23.05 | 4.95| G. Mohrhoff

13| Moscato | Trani | 1900| 1.1106| 24.07 | 5.40| G. De Astis

14| Uve miste | Barletta | » | 1.0988| 20.75 | 4.98| id.

15| Trebbiano | Ravenna | 1889| — | 16.90 | 7.70| A. Pasqualini

16| id. | Faenza | » | — | 19.23 | 5.40| id.

17| Albana | id. | 1890| — | 17.22 | 3.10| A. Pasqualini

| | | | | | | e Serughi

18| id. | id. | » | — | 17.47 | 3.60| id.

19| Trebbiano | id. | » | — | 16.42 | 5.10| id.

20| id. | Lugo | » | — | 22.50 | 4.90| id.

21| Moscato | Canelli | » | 1.1180| 24.65 | 6.30| E. Silva

22| id. | id. | » | 1.1230| 25.31 | 6.40| id.

23| id. | id. | » | 1.1470| 30.45 | 6.00| id.

24| id. | id. | » | 1.1170| 23.82 | 6.50| id.

25| id. | id. | » | 1.1210| 24.74 | 5.90| id.

Come facilmente si scorge da queste analisi, i mosti di uve nere, di

qualità superiore, hanno una densità variabile da 1.110 a 1.119 (14°

a 17° Baumé) cui corrisponde una ricchezza zuccherina di 23 a 28%; i

mosti invece di qualità comune, con 17 a 22% di glucosio, hanno una

densità minore che può comprendersi tra i limiti di 1.08 a 1.109 (12° a

14° B°).

Si noti però che non sempre la densità cresce in rapporto diretto

della quantità di zucchero nel mosto, potendo influire ad aumentarla

anche la dose del cremore e delle materie estrattive. Tuttavia le cifre

accennate hanno un valore molto attendibile nella generalità dei casi:

giova soltanto avvertire che le densità elevate di 1.110 a 1.119 non

sono comuni ai mosti rossi scelti delle diversi regioni italiane, e di

ogni annata, ma piuttosto speciali a quelle plaghe meridionali assai

favorite dal clima, dove si producono robusti vini da taglio come ad

esempio il circondario di Barletta, varï comuni del Leccese (Gallipoli,

Nardò, Pulsano) produttori di buoni filtrati e tutte le plaghe, in

genere, bene esposte, del basso continente e delle isole.

Non è stato possibile rintracciare analisi delle uve scelte delle

Romagne, all'infuori di quelle riportate nella pubblicazione del

Ministero di agricoltura sui vini e uve d'Italia, fatte negli anni

anteriori al 1890 e che però si devono riferire a uve scadenti o

immature, stante la scarsa gradazione zuccherina del mosto. Il prof.

Alessandro Pasqualini, direttore della R. Stazione agraria di Forlì, in

data del 13 aprile 1901 ci scriveva che la cifra dello zucchero nelle

annate normali per le buone uve coltivate nelle Romagne, deve ritenersi

intorno ai 22-23 %, specialmente per l'Albana.

I mosti delle uve bianche, di qualità superiore o speciale, con 23

a 30 % di glucosio, presentano, come si osserva dalle 23 analisi su

riportate, una densità di 1.110 a 1.147 (14 a 19° B°) e le qualità

comuni, con 20 a 22 % di zucchero, da 1,092 a 1.105 (12.75 a 13.75 B°).

Il peso specifico, o densità, che è lo stesso, è da ritenersi un dato

importantissimo, che occorre di sapere ben valutare nella scelta o

negli acquisti delle uve da adibirsi alla preparazione dei filtrati

dolci, poichè le contrattazioni di questi ultimi, come vedremo

appresso, si basano spesso su quel dato, specialmente per le vendite

all'estero.

Il semplice assaggio organolettico, anche se fatto dal più esperto

degustatore, non può tanto facilmente apprezzare da solo la densità

di un mosto, grezzo o filtrato che sia, e per conseguenza la relativa

ricchezza zuccherina; è necessario quindi ricorrere all'uso di un

areometro o del gleucometro, quando non si disponga di altri mezzi

di precisione da laboratorio. In pratica si possono assai utilmente

impiegare all'uopo, o un densimetro capace di fornire direttamente il

peso specifico del mosto, oppure l'_areometro_ di _Baumè_, che viene,

frequentemente adoperato in Francia. Vi sono inoltre i _pesamosto_ che

rendono un buon servigio: il più consigliabile pel caso che ci occupa è

il gleucometro Guyot perchè munito di tre scale sull'asticina, una per

lo zucchero, l'altra per l'alcool a prodursi sul vino fatto e la terza

per la densità in gradi Baumè.

Stimiamo superfluo soffermarci qui a descrivere le diverse forme

di detti strumenti e il modo semplice di usarli; per cui rimandiamo

senz'altro il lettore al pregevole manuale del dott. E. De Cillis sulla

densità dei mosti e dei vini (Hoepli, Milano 1899).

Dicemmo già che le uve scelte da adibirsi alla preparazione dei

filtrati vanno vendemmiate a maturazione perfetta: il momento giusto

della vendemmia è indicato dal massimo di produzione zuccherina nel

mosto e dal grado di acidità alquanto ridotto rispetto alla varietà

e all'andamento della stagione. Dando uno sguardo alle cifre delle

analisi riportate innanzi, si rileva che, eccettuata qualche varietà di

uve romagnole, l'acidità totale, valutata in acido tartarico, varia da

un minimo di 3 grammi a un massimo di 6,50‰.

Un'acidità molto elevata tende a far diminuire i pregi dei filtrati

dolci o della corrispondente materia prima, perchè toglie al prodotto

la voluta morbidezza.

_b_) Il mosto grezzo delle uve rosse.

Quando il commerciante va ad acquistare al palmento il mosto per

filtrare, come frequentemente suole avvenire nel circondario di

Barletta e in altri comuni vinicoli della Puglia, d'ordinario è

il produttore stesso che, in base a criterii proprii, eseguisce la

svinatura per far trovare il mosto pronto al momento del contratto. Una

volta si usava di andare a fare il saggio, anche di notte, commerciante

e produttore insieme, nel tino stesso di fermentazione, forando col

succhiello una doga, per stabilire preventivamente, di comune accordo,

il giusto punto della svinatura; ora invece il commerciante, ovvero

il suo mediatore, si disinteressa della svinatura, limitandosi a

scegliere, fra le partite pronte nei sottotini, svinate di recente dal

produttore, quelle che all'assaggio meglio corrispondono per qualità e

per prezzo alla preparazione del filtrato.

I criterï che servono di base per l'apprezzamento della materia prima,

in tale circostanza, sono sempre la densità, il colore e il gusto del

mosto. Non tutti i commercianti però si avvalgono del densimetro o

del gleucometro per accertare la densità o la gradazione zuccherina,

qualcuno ricorre sovente ai mezzi empirici, quali, ad esempio, quello

di immergere le dita della mano destra nel mosto e sentire se questo vi

aderisce più o meno, oppure di farlo scorrere nella tazza di argento,

sopra un pezzo di porcellana ecc.

In generale nel mosto per filtrato si richiedono un'alta gradazione

zuccherina, accompagnata da una forte intensità colorante, caratteri

questi che tendono ad elidersi scambievolmente, perchè l'intensità

colorante è in diretto rapporto coll'alcool prodottosi nella

fermentazione, a spesa dello zucchero. Occorre quindi, da parte del

produttore, di saper determinare il giusto punto di fermentazione,

per la svinatura, nel quale al voluto grado di dolcezza nel mosto

corrisponda la massima colorazione possibile.

Si richiedono inoltre nel mosto un sapore franco alla degustazione,

quasi vellutato, e la schiuma rossoviva, poco persistente.

I mosti troppo dolci, o crudi, che furono per la fretta svinati dal

produttore troppo per tempo, fanno, come dicesi in gergo commerciale,

la _schiuma di lumaca_ e non sono perciò ancora idonei alla

preparazione dei filtrati. La pratica acquistata con l'esperienza di

qualche anno è l'unica guida sicura e infallibile in questa operazione

dell'apprezzamento della materia prima, quando però non si trascuri

di ricorrere all'aiuto degli appositi strumenti per determinare, con

sufficiente esattezza il grado di densità.

Pei novelli, come si dice, del mestiere possono giovare molto le

indicazioni che abbiamo date innanzi e le analisi dei filtrati esposte

a pag. 15-16 di questo lavoro.

I filtrati dolci Monografia della filtrazione dei mosti e della preparazione dei cosidetti "filtrati dolci" e "lambiccati". · 第 11 / 23 题