CAPITOLO I.

Definizione e classificazione dei filtrati. Cenno storico

dell'industria dei filtrati dolci in Italia.

Nel linguaggio enotecnico e commerciale chiamasi oggi in Italia

_filtrato dolce_ o semplicemente _filtrato_ o _lambiccato_, il mosto di

uva fresca, appena spremuto, ovvero già fermentato in parte, da solo o

a contatto delle buccie, il quale sia stato sottoposto alla filtrazione

per conservarne intatto, durante un certo tempo, il principio dolce,

eliminando le cellule del fermento.

Dagli studi geniali del Pasteur ci fu dato apprendere che la

fermentazione del mosto d'uva, come in genere di tutti i liquidi

zuccherini, devesi alla vita di esseri organizzati, infinitamente

piccoli, o fermenti, visibili soltanto al microscopio, i quali, in

condizioni adatte di ambiente e di temperatura (20° — 25° C.) hanno la

preziosa facoltà di scomporre il principio dolce (glucosio) disciolto

nel mosto, in alcool, acido carbonico e in altri prodotti meno

importanti, come la glicerina, l'acido succinico, ecc., che pure si

riscontrano nel vino.

Il fermento tipico o predominante nel succo d'uva, come si sa, è il

_saccharomyces ellipsoideus_, composto di cellule ellittiche, i cui

germi (_spore_) si trovano diffusi, assieme a quelli delle muffe, dei

bacterii, ecc., abbondantemente nel pulvisco atmosferico, nel terreno

e accumulati, per opera del vento o degli insetti, specialmente sugli

acini dell'uva matura, d'onde passano poi nel mosto al momento della

pigiatura, si sviluppano, si moltiplicano rapidamente per gemmazione e

trasformano il succo dolce in vino.

Ora, è chiaro che uccidendo queste cellule con un mezzo qualsiasi

(calore, antisettici) oppure separandole completamente dalla massa

liquida con un apparecchio filtrante, il mosto cessa di fermentare

e potrà conservarsi dolce per un tempo anche indefinito, sino a

quando nuovi microorganismi uguali ai primi o di altra specie, non

intervengano ad intaccare il principio zuccherino rimasto indecomposto,

la qual cosa del resto si potrà impedire con opportune cure di

conservazione.

Con la filtrazione però, anche la più accurata e ripetuta, eseguita

specialmente cogli ordinari filtri da cantina, non si riesce mai a

separare rigorosamente dal mosto tutte le cellule del fermento e dei

bacterii che vi si possono trovare sospese; un certo numero di queste

passano col liquido limpido a traverso i meati del filtro, onde spesso

avviene che, o per questa ragione, o per l'inquinamento prodotto dai

germi esistenti nell'aria e nei recipienti, la fermentazione finisce

per riattivarsi ed il filtrato torna a intorbidirsi dopo un certo

tempo più o meno breve, secondo le condizioni propizie all'attività

fisiologica del fermento.

Ma, d'altro canto, per le osservazioni del Dumas, sappiamo che la

rapidità di scomposizione dello zucchero, a parità di altre condizioni,

è proporzionale al numero delle cellule del fermento, per cui,

tanto maggiore sarà la quantità dei fermenti sottratta al mosto con

la filtrazione e tanto più si attenuerà il moto fermentativo, o si

allungherà il periodo di conservazione del filtrato allo stato dolce.

Esso potrà così venire trasportato a grandi distanze, perchè, se

anche durante il viaggio dovesse rimettersi, come di solito avviene,

in fermentazione, questa procederà sempre assai lenta e difficilmente

arriverà a far perdere al filtrato le qualità che presentava al luogo

di partenza, semprechè s'intende, siano osservate le volute cure nella

preparazione e nel trasporto.

La filtrazione quindi, quantunque non arrivi da sola a sterilizzare

il mosto, rende tuttavia un grande servigio alla industria enologica,

perchè permette di utilizzare in modo molto razionale nel nord una

materia prima importantissima qual'è quella rappresentata dai mosti

meridionali ad alta gradazione zuccherina.

Quando il filtrato si prepara dalle uve bianche, raramente si fa subire

al mosto un principio di fermentazione, ma non appena esso scorre dal

pigiatoio si mette a defecare per alcune ore, praticandovi anche la

collatura e quindi si filtra. Il filtrato rosso invece proviene sempre

da un mosto già fermentato in parte a contatto delle bucce, in modo

da fargli acquistare una certa gradazione alcoolica 1 a 6% ed una

sufficiente intensità di colore. La durata della fermentazione varia

secondo i climi da 12 a 48 ore.

Chimicamente il _lambiccato_ è da ritenersi identico al _filtrato_; la

distinzione consiste soltanto nella forma degli apparecchi filtranti

usati nella preparazione.

La parola _lambiccato_ deriva appunto da ciò, o, più precisamente,

dalla somiglianza che presenta il gocciolìo del mosto limpido

quando scorre dalla punta del caratteristico sacchetto a cappuccio

(specie di mollettone) adoperato a Torre del Greco, allo stillicidio

dell'alambicco da spirito: per cui, con linguaggio figurato si

disse _lambiccare_ o _lammiccare_ il mosto, invece di filtrare, e

_lambiccato_ si chiamò, come tuttora si chiama a Torre del Greco,

il mosto stesso filtrato al cappuccio. Oggi tale distinzione di nomi

si va disusando in Puglia e altrove in cui il cappuccio, introdotto

dal napoletano, è stato sostituito in gran parte dai veri filtri di

sistemi più perfezionati, e quei pochi elio lavorano ancora col vecchio

metodo, danno al prodotto il nome di filtrato (in dialetto barlettano

_trafilato_) invece che di lambiccato.

Non bisogna confondere, come ha fatto qualcuno, il filtrato dolce col

noto _torbolino_ dell'alta Italia, col _Sauser_ della Svizzera o coi

vini muti. Questi sono prodotti che si preparano con mezzi e scopi

diversi dal semplice filtrato, il quale ha importanza commerciale

assai più vasta, perchè serve, per lo più, da utile correttivo nella

vinificazione.

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I filtrati si distinguono in commercio, secondo il colore, in _filtrati

bianchi_ se ricavati da mosti di uve bianche e in _filtrati rossi_ se

provenienti da uve rosse. Fra gli uni e gli altri ci sono i _filtrali

speciali_, preparati con uve di lusso o aromatiche, come il moscatello,

la malvasia, l'aleatico, ecc. Queste diverse classi di filtrati non

solo differiscono tra loro pei caratteri organolettici e chimici, ma

eziandio per il metodo di preparazione, come vedremo.

Tutti poi indistintamente i filtrati prendono la qualifica di

_dolci_ allorchè conservano ancora un'alta proporzione di zucchero

indecomposto. Quando invece la fermentazione fu inoltrata al punto

da trasformare oltre la metà dello zucchero originario del mosto, il

filtrato va perdendo il dolco sino a diventare _asciutto_ o _magro_.

Allora perde di pregio e il suo impiego si riduce a un numero ristretto

di casi.

Vi sono infine i filtrati _grassi_ che derivano da mosti ricchi di

materie azotate e da uve di vigneti giovani, coltivate in terreni

fertili o umidicci. Questi filtrati non si dovrebbero però preparare

che in casi di assoluta necessità, perchè sono di qualità scadente.

I filtrati dolci, a qualunque categoria appartengano, se sono preparati

di recente e con cura, devono presentare anzi tutto una limpidezza

irreprensibile, non devono accusare nessun odore all'infuori di

quello naturale del mosto d'uva o dell'aroma dei vitigni speciali. Il

sapore dev'essere franco, non deve cioè neanch'esso marcare[1] gusti

difettosi, di graspi, di legno, di cochylis, di marcio, di amaro, ecc.

come suole avvenire allorquando non si fece il diraspamento totale

delle uve al momento della pigiatura, ovvero si spinse troppo oltre la

fermentazione, si abusò del torchiato o si vinificarono uve difettose.

Il filtrato bianco deve avere pochissimo alcool, da una frazione di

grado al 2-3% al massimo: il filtrato rosso invece occorre che ne

contenga, come si disse, una certa dose, in media 4-5% per essere

ben colorato, ricco di materie estrattive, a schiuma viva e poco

persistente.

La produzione dei filtrati bianchi è piuttosto limitata in confronto di

quella dei rossi, si preparano in Piemonte a scopi speciali o a scopo

industriale nelle Romagne, nel Circondario di Bari e in alcuni comuni

del Leccese. Essi non superano, secondo le notizie da noi assunte, il

10% della totale produzione e commercio dei filtrati dolci in Italia.

A Torre del Greco, da quanto scrive l'egregio prof. Eugenio Casoria,

si producono da 15 a 20 mila ettolitri annui di filtrati; in Puglia

la produzione oscilla molto a norma dell'andamento dello stagioni, ma

nelle annate normali si può calcolare intorno ai 600 mila quintali, di

cui 9/10 rossi e 1/10 bianchi. Nel 1899 da Brindisi solo partirono 200

mila quintali di filtrati pel Veneto.

Mancano notizie statistiche esatte delle altre regioni italiane, ma non

crediamo di errare se valutiamo la produzione complessiva dei filtrati

dolci in Italia intorno a un milione di quintali all'anno, cifra questa

che segnerà ancora un notevole incremento per l'estensione continua che

va prendendo la pratica della filtrazione dei mosti nel mezzogiorno.

I filtrati rossi attualmente più conosciuti per ordine di merito

intrinseco o meglio di alta gradazione zuccherina sono in prima linea

quelli di Barletta, poi i filtrati del Leccese, i lambiccati napoletani

e quelli delle Romagne.

I filtrati brindisini sono i primi a comparire sui mercati dell'alta

Italia, trovano perciò un più largo smercio e vengono in gran

parte impiegati per la rifermentazione o il taglio dei vini duri

dell'annata precedente che voglionsi dare al consumo durante i mesi di

settembre-ottobre.

I filtrati dolci Monografia della filtrazione dei mosti e della preparazione dei cosidetti "filtrati dolci" e "lambiccati". · 第 7 / 23 题