Al triste annunzio -- il commendatore Demetrio Lecci, nell'attraversare
la strada, era stato investito da un'automobile; commozione cerebrale e
lesioni interne; smarrimento della coscienza; nessuna speranza --;
appena ricevuto il terribile annunzio, Corrado Amaldi aveva lasciato in
casa la moglie, affranta essa pure, angosciata e tremante, ed era corso
al letto dell'amico.
Povero Demetrio! Giocondo, come sempre, nella faccia serena, era stato a
trovar Corrado il dì innanzi. Ed ora.... ora Demetrio moriva senza
riconoscere l'amico. Moriva: l'occhio vitreo e immoto; il volto disfatto
e cereo; soli indizi di ultima vita, il respiro affannoso e uno scattare
intermittente del braccio e della mano sinistra.
Non reggendo a tal vista Amaldi, con un nodo alla gola, scappò nella
camera attigua e si abbattè su di una seggiola. Non poteva piangere.
Ma a poco a poco reagì in sè, cercò dominarsi riflettendo; e si obbligò
a considerare i doveri che l'evento calamitoso e repentino imponeva a
lui, l'amico intimo, prediletto. Al commendatore non restava che un
parente, quel nipote così diverso da lui, e gli avevano telegrafato
subito; ma quand'anche fosse arrivato in tempo a veder morire lo zio, il
discolo non ne avrebbe ottenuto il perdono.
E Amaldi ricordò che Demetrio gli aveva manifestato più volte il
proposito di diseredare il nipote vizioso e corrotto per beneficare le
pie instituzioni a cui aveva dato tutto sè stesso. E pensò: «Demetrio
avrà fatto testamento. Se lo trovasse qui in casa, il nipote lo
trafugherebbe». Possibile?
Possibile. Quando l'evento o il fatto che confonde e travolge è enorme,
anche i pensieri che a ragione fredda si giudicherebbero assurdi,
sembrano giusti.
Egli guardò allo scrittoio, quasi a confermarsi che ci fosse il
testamento del commendatore; poi, con improvvisa ripresa d'energia,
s'alzò, chiamò il servo, andò a sedere allo scrittoio, trasse dalla
cartella un foglio e una busta e, mentre scriveva, disse:
-- Giovanni, a scanso della mia e della vostra responsabilità....: qui
dentro ci potrebbero essere carte di molta importanza; credo convenga
avvisare il notaio.
-- Quel che fa lei....
-- Il dottor Neri.... Sapete?... Via Goito....
Il vecchietto inchinandosi prese il biglietto; e uscì.
Con i gomiti puntati sullo scrittoio, per sorreggere il capo, e strette
le tempia fra le palme, Amaldi ritenne nella mente il pensiero di prima,
che non gli pareva più ben chiarito e compiuto.
No, non era possibile che un uomo come Demetrio Lecci avesse lasciato il
testamento in uno scrittoio aperto. No? Ma qual uomo è così prudente da
non cadere in qualche errore? Così prudente da aspettarsi a quarantadue
anni un infortunio mortale?
D'altra parte, non poteva Demetrio aver pensato giustamente che
Giovanni, meglio che servo l'uomo di fiducia, e lui l'amico,
vigilerebbero, e in ogni caso provvederebbero alla custodia delle sue
carte e all'adempimento delle sue disposizioni?
Fu così che la mano di Amaldi accompagnò il pensiero con moto spontaneo,
proprio per naturale conseguenza. Aperse il cassetto di mezzo e guardò.
Ma senza curiosità e intenzione ferma; con mente già inerte guardava,
sollevando le prime delle carte sparse che lo riempivano e....
Quasi a ricevere un urto nel petto, quasi per difendersi istintivamente
da un assalto impensato, respinse il cassetto dello scrittoio, si levò
in piedi con tutto il sangue al capo, al volto, in un'apprensione
ontosa, con un'impressione indefinibile di colpa e di repugnanza, con un
impeto d'ira e di rabbia contro sè stesso, che già si lasciava afferrare
da un dubbio insano; e non gli bastavan le forze a divincolarsi, a
sfuggirne la mostruosa, diabolica presa.
Una lettera..., in una busta fina..., tra quelle carte, tra quei
documenti..., interpostavi come per caso o dimenticanza.
Ricadde a sedere; riaperse; la tolse; ne guardò attento la soprascritta,
vinto. E: sì; la lettera, il carattere (.... anche il profumo) era di
Rina. Di Rina? Ebbene, fosse pur stata! Che cosa di male se sua moglie
aveva avuto bisogno di scrivere, una volta, a Demetrio?
Ecco: egli era tranquillo, padrone di sè. Ragionava. Poteva ragionare
freddamente. -- Nessun male? Bisogno di scrivere a Demetrio? Perchè? No
no! Quella lettera non era di Rina, ecco tutto! Pazzo! pazzo a lasciarsi
allucinare da una somiglianza di scrittura. Dunque, via!; rimettere la
lettera dove era prima, pentito dell'azione indegna che stava per
commettere; violare, forse, un segreto dell'amico.
.... Vigliacco! Scampare, cercava scampare alla certezza?
E risolutamente levò il foglietto dalla busta, e vide che non c'era la
firma, e lesse, e vide che era di Rina. Fu certo.
Ma ecco: sentì che possedeva una forza meravigliosa.
Non si muore d'una ferita, ricevuta a tradimento, nel cuore? di dolore,
di spavento? Non si muore! Egli richiuse. Credè d'aver voce bastevole a
chiamar Giovanni appena fosse tornato. -- Via Goito era a due passi -- e
dirgli: -- Vado a casa, per un momento --.
Si alzò.... (una forza meravigliosa!) e, come spinto da tutte le energie
superstiti, entrò invece nella camera del moribondo, si avvicinò a
guardarlo, con gli occhi sbarrati....
Ah! L'amico!
Allora il medico lo prese per il braccio, lo trascinò fuori. Cominciava
l'agonia.
Ebbene.... -- una forza meravigliosa! --, di là, nello studio, senza
accorgersi dell'intimo schianto, della ferita ricevuta nel cuore a
tradimento, senza piangere, senza gridare all'infamia, senza morire,
Amaldi rilesse la lettera per confermarsi, di tutto, evidentemente.
Era un bigliettino scritto in fretta, dopo un convegno. Assicurava
l'amante da ogni timore d'imprudenza o contrattempi.
Ma questa l'infamia! questa la prova! questa: «A casa ho trovato la
cartolina che mi aspettava. Tornerà da Genova dimani o posdimani».
Egli era tornato da Genova.... Quando? Come gli era possibile
ricordarsene? Oh se avesse potuto non ricordarsene! Era tornato....: il
14 maggio. Aveva scritto, e se ne ricordava, all'albergo, due sere
prima. Due sere prima.
Nel biglietto amoroso mancava la data. Ma il timbro su la busta? si
leggeva benissimo: 12-5.... Dunque: c'era più appiglio a dubitare che
fosse di Rina?
Tutto evidente! Che infamia!
E come gli fosse strappata solo allora la benda dagli occhi, Corrado
Amaldi vide sua moglie affranta e pallida all'annunzio della disgrazia;
e solo allora sentì lo spasimo della ferita, l'atrocità del colpo,
l'insopportabile tormento. Fuggire! scomparire dal mondo! Ammazzarla!
Adagio! Aspettare! L'altro, intanto, agonizzava.
Ed entrò il notaio. E passò, trafelato, un prete.
Poi Giovanni annunciò:
-- Il presidente del Consiglio Provinciale e un assessore del Comune.
Corrado Amaldi immobile, in piedi in mezzo alla camera, ora provava la
sensazione d'uno che sia trascinato da una forza irresistibile in un
precipizio. Quei signori si condolevano con lui, più che amico, fratello
del commendator Lecci.... Anche, volevano informarsi da lui, per
regolarsi nelle onoranze funebri. E l'assessore, più disinvolto, venne
dal notaio, presso lo scrittoio, e l'interrogò.
Mentre il Presidente seguitava nelle condoglianze, Corrado udiva il
notaio che rispondeva:
-- Il testamento segreto è depositato presso di me; ma non si procede
all'apertura senza richiesta del presunto erede.
Udiva soggiungere l'altro: -- E se il nipote, il presunto erede, ritarda
qualche giorno a tornare, come conoscere le precise disposizioni
testamentarie per i funerali?
-- I familiari.... Il signor Amaldi....
Già, il signor Amaldi.
Ma il signor Amaldi pareva esagerare -- un pochino -- il suo cordoglio;
pareva troppo stordito. Rispondeva a stento che il commendatore sdegnava
i funerali chiassosi; che disapprovava l'uso dei discorsi, dei fiori....
Non altro. Giovanni, Giovanni forse ne sapeva di più.
Interrogarono anche lui; e rispose che il suo padrone non avrebbe
sdegnata una messa di _requiem_. Ma la messa, quando fosse richiesta o
permessa dal testamento, poteva celebrarsi giorni dopo il trasporto; non
era cosa urgente.
A ogni modo, Provincia e Comune stavano per accordarsi su le onoranze,
quando il medico s'affacciò sulla porta e aperse le braccia.
Amaldi, che si era seduto accanto al Presidente, balzò in piedi, livido;
rimase impietrato, con gli occhi torbidi; e Giovanni scappò via gemendo.
L'assessore guardò l'orologio e disse: -- Sette e venti --; e il
Presidente disse: -- Animo, signor Amaldi! --; e afferrò e strinse la
mano del signor Amaldi.
Il quale adesso sembrava non esagerar più; sembrava manifestare con il
dolore di chi perde il fratello lo stupore del mistero e lo sgomento del
nulla; o pareva rimasto senza pensiero.