Pensava: «Dovrò fingere, dissimulare fino all'ultimo!»

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Fino all'ultimo, fino a che la salma fu deposta nel loculo, egli si

comportò così, come aveva sentito la necessità di comportarsi, come

volevano le convenienze sociali.

Ma dopo! Al ritorno, nella carrozza chiusa, libero della cappa di piombo

che la società vile e corrotta gli aveva imposta, in una commozione di

scherno e di rabbia Amaldi s'abbandonò a meditare, a pregustare la

vendetta. Oh sfogarsi! sfogare l'amarezza dell'onta patita e l'onta

dell'ipocrisia a cui era stato trascinato come in un baratro; sfogare

tutto l'odio che gli si era addensato in veleno nel cuore; esasperare

con voluttà di martirio la ferita dilaniante; gettar la maschera, e

accusare, e calpestare l'infame prostrata, nella confessione e nel

rimorso, ai suoi piedi; o colpirla, ammazzarla se sorretta dalla

passione e insolente!

Che benefizio nell'anima e nel sangue, a immaginare il castigo tremendo,

mortale! Ammazzarla!

Ma era illusione fugace. A poco a poco intravvedeva che a lui non era

concesso -- no -- nemmeno l'inconsulta attesa della catastrofe che

fosse, per sua mano, tragica!

No: egli, povero uomo, doveva riprendersi tosto, ragionare, riflettere.

No. Non gli era possibile vendicarsi in tal modo; non doveva ucciderla;

non cacciarla, sgualdrina, di casa; non trascinarla a un tribunale. No.

Perchè? Perchè sarebbe uno scandalo!

Era caduto in una contradizione; la contradizione in cui s'era messo non

tardò a stringerlo, ad attanagliarlo, a soffocarlo. Non poteva vendicar

il suo onore senza provocar uno scandalo enorme; ma per evitare lo

scandalo, per salvare il suo onore aveva dissimulato restando fin la

notte in casa del defunto, fin reggendo nel trasporto uno dei cordoni

del feretro!

Sciagurato! Rivelando adesso il suo disonore non darebbe forse diritto

al mondo di chiedergli: Come mai, tu, ad accorgerti d'esser tradito, hai

aspettato che il traditore sia stato morente o morto? Per quale

misterioso interesse hai dissimulato fin all'ultimo? Per quale

vergognoso passo hai accompagnata la salma all'ultima dimora? Per quale

inconfessabile ignominia hai taciuto sempre con tua moglie, e schiamazzi

adesso che Dio o un accidente ti ha liberato del più colpevole, del più

forte?...

In ogni persona che vedeva, egli vedeva un ridere osceno; e gli pareva

che tutti coloro che conosceva gli ridessero in faccia, gli gridassero:

-- Anche tu! anche tu....; e finchè l'altro viveva...., eri contento!

Tutti, sempre, l'avevan tenuto per un uomo onesto, un gentiluomo; e

cadere, affogare nel fango! Aveva amata sua moglie e....

Al pensiero del suo amore di un tempo, non resse più. Ruppe in

singhiozzi; pianse.

Lo riscosse il rumore delle ruote sul ciottolato, rientrando in città. E

non osò rincasare fiaccato in tal modo dalla passione e dalla ragione.

Gli era necessaria una tregua; un po' di riflessione pacata; di

silenzio; le forze umane hanno un limite, perdio!

E ordinò al fiaccheraio di condurlo, invece che a casa, all'uffizio del

Consorzio.

Ivi per fortuna l'aspettava un telegramma il quale lo chiamava,

d'urgenza, a Ferrara. Per non scrivere o telefonare alla moglie mandò un

impiegato a casa a mostrar il telegramma; dicesse alla signora ch'egli

ritornerebbe solo al dimani.

E partì davvero subito.

Ma non poteva fuggire, miserabile, da sè stesso; non poteva fuggire al

dilemma che gli si veniva determinando sempre più chiaro nella mente:

O il mondo sapeva, e sarebbe inesplicabile la sua condotta, la sua

ipocrisia, la sua dedizione alle convenienze quando e in qualunque modo

egli desse a vedere che non ignorava, già prima, la colpa della moglie;

o il mondo non sapeva, e guai per lui se si vendicasse. Rivelerebbe lui

la sua sventura. La pubblica moralità non giustifica il marito che

ammazza, o scaccia la moglie, o se ne separa, se il castigo non

chiarisce, non specifica la colpa.

Anche in treno, e poi la notte insonne, nel letto dell'albergo, cercò la

via a superar sè stesso. Invano. Il pensiero di rimettere all'avvenire

una decisione gli era insostenibile; nessun conforto, nessun consiglio,

nessun aiuto. Che poteva sperare dal destino?

E invano la mattina dopo si provò a un ritorno di vita normale nelle

faccende per cui era stato chiamato a Ferrara; anzi quei discorsi, così

lontani e diversi dell'intima cura, gli esacerbarono sempre più la

ferita, gli rintorbidarono la mente.

Ripartì con una più fiera tempesta nell'anima, con un senso di energia

ricuperata e prorompente, e un bisogno d'uscire da quella sua agonia;

con un solo pensiero fisso e, solo esso, ragionevole: che la risoluzione

del suo destino non dipendeva da lui; dipendeva dal contegno della

moglie.

Egli l'affronterebbe gettandole in faccia la lettera che ne attestava la

colpa, le direbbe: -- Ho tentato di salvare il tuo onore salvando il

mio. Ora, a noi! E senza chiasso, senza scandalo! Che intendi di fare?

Ma una mossa sola di lei, una parola sola avversa alla sua passione

immensa lo trasporterebbe al di là del limite che divide la ragione

dalla follia; e allora non indietreggerebbe, non esiterebbe davanti alla

catastrofe sanguinosa. Una revolverata per lei e una, magari, per sè;

tanto, la sua vita era spezzata!

Così, mentre andava a casa, l'immagine della donna gli si confondeva

nella mente con le attitudini o del terrore improvviso, o della

negazione disperata; o della confessione umiliante, o dell'invocazione

di pietà e di perdono. La immaginava di nuovo in una crisi di lagrime e

di rimorso, a cui sovrastava imponente, spietata, tremenda, quale che si

fosse, la risposta e l'azione di lui....

A casa! A casa! Ma nell'entrare in casa pallido, fremente, ecco venirgli

incontro la moglie frettolosa e, al tempo stesso, tranquilla.

Tranquillissima! Diceva:

-- Il notaio Neri t'ha cercato ierisera e stamattina per una cosa di

grande premura. Poco fa ha mandato questa lettera.

E la porgeva. Tranquillissima!

Amaldi per prendere la lettera del notaio e aprirla lasciò nella tasca

quell'altra, che già stringeva per gettarla in faccia all'adultera. E

lesse; e intanto che leggeva, Rina, nel vederlo affoscare sempre più,

dubitò di una nuova disgrazia e: -- Che c'è, Corrado? Una nuova

disgrazia? -- chiese con dolcezza.

Corrado non rispose respingendola: -- Via, malafemmina! -- Rispose: --

Nulla! --; e si diresse all'altra camera.

-- Vuoi desinare subito? -- Rina domandò ancora con dolcezza --. Sarai

stanco; avrai fame.

Senza volere, assentì, del capo.

Poi, nella camera di là.... Era una cosa incredibile! Una cosa turpe,

laida, lurida; una schifezza orrenda! Da ridere. Che vigliacco era stato

quell'uomo saggio!

Diceva la lettera del notaio:

".... Il testamento del compianto commendatore Demetrio Lecci, aperto a

richiesta del di lui nipote, lega lire cinquantamila a favore della S.

V...."

-- Ed io -- disse a sè stesso Corrado Amaldi sobbalzando con l'impeto

del martire che riconfermi la sua fede di fronte allo scherno osceno e

tirannico --, io rifiuto il legato, io rifiuto il prezzo della mia

vergogna! Rifiuto!

Ah sì? Rifiutava? Un eroe! Se non che il mondo vigilava e chiedeva:

Perchè? Perchè rinunciare al lascito del tuo miglior amico, che hai

tanto stimato e amato in vita, che hai tanto onorato in morte, che hai

accompagnato all'ultima dimora e hai visto, con tanto strazio,

seppellire?

O il mondo sa, o non sa....

Ma no (ragioniamo), no che il mondo non sapeva! Un uomo prudente, retto,

saggio quale Demetrio Lecci, non avrebbe avuto mai simile audacia senza

l'assoluta certezza che il mondo ignorava la sua colpa; non avrebbe

corso il rischio di contaminare _post mortem_ la fama di tutte le sue

belle virtù con un atto che disonorasse il benefattore non meno del

beneficato; anzi con illuminata esperienza egli aveva forse provveduto

così a smentire, a rendere inverosimile la malignità se mai qualcuno

osasse di mormorare!

E se il mondo ignorava, non sarebbe stata stoltezza metterlo in sospetto

rifiutando l'eredità?

Accettarla!

Ma (ragioniamo), ma accettandola come avrebbe potuto -- povero marito

--, come avrebbe potuto investire, assalire l'adultera, chiamarla

infame? Essa avrebbe ribattuto, trionfante: -- Chi più infame di te che

accetti l'eredità dell'amante di tua moglie?

Nessuno scampo, gran Dio! Così, proprio così: per salvare la sua

dignità, il suo onore; per serbarsi un galantuomo, un gentiluomo agli

occhi degli altri e di sua moglie, Corrado Amaldi doveva prendersi le

cinquantamila lire e tacere! Irremissibilmente; ad ogni costo: tacere e

prendersi le cinquantamila lire! Nessun rimedio.

-- Corrado, vieni a desinare? -- chiamò Rina con dolcezza.

Egli stracciò la lettera.... -- non quella del notaio, l'altra --; ne

sparse i minutissimi pezzetti fra le carte del cestino; e raccolte tutte

le forze a superar sè stesso, rispose, con dolcezza:

-- Vengo.

Non c'era altro da fare.

Il diavolo nell'ampolla · 第 26 / 29 题