Quasi un anno dopo che la guerra era scoppiata in Libia e qualche mese
dopo che Celso Dondelli era laggiù, entrando nella bottega di Dondèla,
il vecchio conte non chiese, al solito: -- Notizie?
Si abbandonò sulla seggiola e mormorò:
-- L'ora è giunta.
Intimorito, domandò il fabbro:
-- Per Celso?
-- Per me.
Ma s'ingannava pur questa volta, povero filosofo! Per Celso l'ora era
già giunta (ed egli non lo sapeva); per lui doveva tardare non poco. Lo
portarono a casa apopletico.
Come, trascorso assai tempo, a forza di cure, poterono trarlo dal
letto.... che tristezza! Nella poltrona, con la testa reclinata allo
schienale pareva obbligato, adesso, a mirar sempre in alto; e tentava al
contrario di guardare in giù, quasi cercasse d'intorno, nella realtà, le
immagini che gli vaneggiavano nel cervello infermo.
Che tristezza! E come lunga!
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E un giorno venne al palazzo Agabiti un tenente di cavalleria, il quale
disse di dover parlare al conte prima di ripartire per Tripoli. Si
presentò l'Amelia; lo stato dello zio non permetteva nessun colloquio.
Ma l'ufficiale insistè. Se il malato non aveva perduto del tutto la
conoscenza egli, per incarico di Celso Dondelli, caduto in battaglia
presso a lui, aveva da consegnargli una cosa attesa e cara.
La signorina raccomandò, pregò:
-- Non gli dica che è morto. Tanto....
Poi lo introdusse. La Cleofe dietro alla poltrona sorreggeva il debole
capo.
-- Guarda, zio, -- disse l'Amelia.
Un breve silenzio. Finchè lo zio sorrise, quasi ridesto dall'erroneo
riconoscimento.
-- Ah! Sei tu?... Il chiodo?
-- Eccolo -- disse l'ufficiale, mentre la signorina susurrava:
-- Lasciamolo nella sua illusione!
Il vecchio chiamò: -- Amelia!
-- Son qui, zio.
-- Celso!
L'ufficiale ne comprese, dalle mosse più che dalle parole, l'ultimo
volere. E mise l'anello nel dito che la signorina gli tendeva ripetendo:
-- Lasciamolo nella sua illusione.
Allora la Cleofe ruppe in pianto.
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Ed era passato un altro anno quando il tenente di cavalleria, vicino
alla promozione a capitano, tornò al palazzo Agabiti. Disse alla
signorina, erede del conte: -- Quella che fu illusione estrema di suo
zio non potrebbe essere realtà per noi?
La signorina Amelia considerò l'anello che aveva nel dito; sollevò i
begli occhi a mirare in alto e:
-- Quando sarete capitano -- rispose --. Questo era il patto.