A scorgere Celso così mutato, pallido, con gli occhi or vaghi ed or
fissi come in contemplazione, il conte dubitò che, per l'assiduo
ammonimento di mirare in alto, il giovine fosse colto da un accesso di
misticismo e si fosse destata in lui la vocazione di farsi frate. Per
fortuna, una mattina mentre prendeva il caffè e latte, se lo vide
davanti ancora diverso; in posizione di «attenti!», con l'aspetto dei
grandi propositi; con la energica decisione dell'eroe o di chi ha
perduto la testa.
-- Signor conte -- disse calmo --; vado allievo sergente, in cavalleria.
Soldato! Un colpo di mazza sul cranio! Ma non una di quelle mazzate che
stordiscono; no: di quelle che spalancano tutte le finestre cerebrali a
una luce repentina, inattesa, illimitata. Al filosofo s'illuminarono il
passato, il presente, l'avvenire: il passato suo proprio, l'avvenire di
Celso, il presente di tutti e due.
Oh portento! Soldato! Soldato d'Italia! Ecco l'inclinazione latente,
rivelata a un tratto! Di chi? di Celso? solo di Celso Dondelli? No, no:
anche di lui, del conte Mauro Agabiti! La capiva adesso, di colpo, quale
era l'inclinazione sua propria, adesso che aveva manifesta,
improvvisamente e finalmente, quella del suo allievo!
E il generale Agabiti avrebbe potuto fare onore alla patria; ne era
sicuro. E sentiva l'amarezza del bene non mai goduto e perduto per
sempre; del bene conosciuto troppo tardi. Per qual causa? Per qual
colpa? Chiese, d'impeto:
-- Chi, che cosa ti spinge, te, alla milizia?
-- Una donna -- Celso rispose senza esitare.
Fortunato giovane!
Il giovane infatti aggiungeva:
-- Vuol sposare un capitano di cavalleria. Io divento sergente,
sottotenente, tenente, capitano; e....
-- Alt! -- interruppe il conte Mauro --; come si chiama.... _lei_?
-- Amelia.
Celso si aspettava un nuovo scatto, una impressione visibilmente
profonda di meraviglia. Il filosofo invece parve rassegnarsi subito,
quasi si trattasse di un decreto della Provvidenza. Non mosse che
un'obiezione.
-- Quando tu sarai capitano mia nipote avrà già marito da anni e anni.
Chi vuoi che la tenga?
Il giovane sorrise.
-- Lei! -- fece tendendo l'indice verso il suo protettore.
Questi chinò il capo mormorando:
-- Speriamo che la storia finisca bene per tutti; anche per Gedeone.
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Venne il dì dell'addio.
-- Tu non mi scriverai -- disse il filosofo. -- Non voglio. Io t'impongo
un ricordo, osservabile, tangibile, sensibile, continuo e forte. -- E
gl'introdusse un anello di ferro nel mignolo della destra; il chiodo
della scottatura piegato a cerchietto.
-- Quando sarai al punto buono -- conchiuse il conte --, portami o
mandami il chiodo, e se l'Amelia sarà anche lei al punto buono.... Via!,
dammi un bacio.
.... Così a Celso, prima di partire, non restarono da baciare che suo
padre, Gedeone e la Cleofe.