XXIII.

In quel giorno medesimo, Odoardo Selmi spediva all'ingegnere Arconti

il dispaccio che i lettori conoscono. Non lo aveva chiamato nel

momento del maggiore pericolo, ma adesso sentiva di non poter far a

meno del suo aiuto e del suo consiglio. La presenza dello squadrone di

cavalleria a Valduria sino a cose finite era una guarentigia contro il

ripetersi dei disordini; non bastava però a far cessare lo sciopero.

Gli operai non potevano esser ricondotti per forza nella miniera.

Bisognava rappacificare gli animi, e inoltre c'erano parecchie

quistioni da risolvere. Chi si doveva riammettere, chi escludere; come

si dovevano colmare i vuoti? Certo l'Arconti era molto più adatto del

Selmi a sciogliere tutte queste difficoltà, e Odoardo operava

saviamente invitandolo ad affrettare la sua venuta.

Roberto, noi lo sappiamo, non aveva esitato un istante. Egli era

partito da Milano poche ore dopo ricevuto il dispaccio, e nel partire

ne aveva dato avviso telegrafico all'amico.

Quando Maria seppe che Roberto era in viaggio per Valduria, il suo

primo movimento fu di gioia schietta e vivissima. Ma alla gioia

successe il terrore. Cipriano odiava Roberto com'egli sapeva odiare, e

non aveva certo dimesso l'idea di rifarsi sopra di lui dei mali che

aveva attirati sul proprio capo. Scomparso momentaneamente perchè si

sentiva inviso a tutti e non era ben sicuro di non esser tratto in

arresto se si mostrava, egli avrebbe ben trovato il modo d'uscire dal

suo nascondiglio per compiere o per tentare una vendetta.

Maria rivelò le sue angustie al fratello, che ne rimase alquanto

impensierito, ma alla fine si strinse nelle spalle e disse:--Che vuoi

farci? Staremo in guardia. Ad ogni modo, un uomo ne vale un altro, e

Arconti non ha paura di nessuno.

Con queste inquietudini nell'anima, la giovinetta s'accinse a preparar

la camera dell'ingegnere. Non aveva però soltanto queste inquietudini.

Altri pensieri non lieti le passavano pel capo.

--Egli torna--ella diceva fra sè.--Per dividere i nostri pericoli

lascia più presto la sua splendida Milano, lascia sua madre, la sua

fidanzata. Ma per quanto tempo starà con noi? Adesso che ha riveduta

la sua città natale, adesso che ha riveduta la sua Lucilla, gli parrà

mille volte più squallido e triste questo soggiorno.... Aver negli

occhi una cara immagine, aver l'anima piena di sogni d'amore, e venir

qui in questo tugurio, in mezzo alle malinconie d'uno sciopero.... Che

prepotente bisogno sentirà d'andarsene!

--Si sposeranno presto--continuava Maria.--Roberto troverà una bella

posizione in qualche città... dev'essergli tanto facile di ottener ciò

che vuole..... E se invece persuadesse la sua sposa a venir qui?...

Lei, avvezza a tutti gli agi, a tutte l'eleganze di una capitale? Come

potrebbe adattarvisi?... A ogni modo, se ci venisse?

Questa idea faceva spuntar le lagrime agli occhi di Maria. Si vedeva

mortificata, avvilita da quell'altera bellezza cittadinesca che le

avrebbe tolto persino l'amicizia di Roberto. Apriva istintivamente

l'album di fotografie ch'era sul tavolino dell'ingegnere, e

contemplava il ritratto di Lucilla. Oh sì, ell'era bella, assai bella,

e Roberto aveva ragione d'amarla.... Però quest'amore lo rendeva

felice davvero? Perchè, dopo essersi ripromesso di parlarne sovente

con lei, non gliene aveva parlato più? Perchè aveva pronunziato così

di rado il nome di Lucilla? Aveva forse indovinato, aveva forse

compreso?...

Un vivo rossore copriva le guancie di Maria. No: egli non poteva aver

nulla indovinato, nulla compreso. Che concetto si sarebbe fatto di lei

se avesse compreso, se avesse indovinato? Come l'avrebbe trovata

temeraria, come l'avrebbe trovata ridicola!... No, s'egli non parlava

di Lucilla, era soltanto perchè non poteva dirne tutto il bene che

avrebbe voluto.... Forse Lucilla non lo amava abbastanza, non lo amava

com'egli meritava... Ed egli meritava tanto amore, ed egli meritava

tanta felicità...

Mentre Maria seguiva il corso di questi pensieri, Roberto Arconti

viaggiava verso Valduria nello stato d'animo che ci è facile

immaginare. Ormai non lo legava che un ben tenue filo al passato; la

speranza, ahi debole tanto, che Lucilla si pentisse del contegno

serbato con lui a Milano e ne facesse ampia ammenda per lettera. Oh se

ell'avesse trovato quelle frasi appassionate che vengon dal cuore,

egli le avrebbe perdonato tutto! S'ella gli avesse parlato quel

linguaggio che non lascia dubbio sulla sincerità dell'affetto, le

avrebbe perdonato anche di non voler venire a Valduria! Non avrebbe

accettato certo la posizione subalterna che gli si offriva in casa Dal

Bono; avrebbe detto: aspettiamo ancora; e fiducioso nell'avvenire si

sarebbe posto in traccia di un altro impiego. Più assai che il rifiuto

di Lucilla di abitare nelle solitudini inospitali d'una miniera, lo

aveva afflitto, lo aveva offeso la sua frivolezza. E pur troppo questa

frivolezza gli faceva presentire che il male era senza rimedio. Si

correggono le opinioni, non si mutano i sentimenti e gli istinti.

Ma la persuasione che una rottura con Lucilla era inevitabile non era

fatta per consolar Roberto. Quando per tanti anni s'è vissuti in un

pensiero, quando non s'è compresa la vita che confusa nella vita

d'un'altra persona, il bel gusto a dover dire: m'ero sbagliato; quella

persona non è adatta per me!

In questo triste ritorno a Valduria la prospettiva più lieta per

l'ingegnere Arconti era quella delle difficoltà che l'aspettavano. La

febbre della lotta e del pericolo poteva solo fargli dimenticare le

mille angustie che gli travagliavano lo spirito.

Così, quando alla stazione più vicina a Valduria, gli dissero che i

tumulti erano già cessati, egli n'ebbe più noia che soddisfazione.

Nondimeno, giunto alla miniera, gli si allargò il cuore

all'accoglienza di Odoardo e di Maria. Maria era profondamente

commossa, la sua mano tremava nello stringere la mano di Roberto, un

vivo incarnato s'era diffuso sulle sue guancie pallide, e in tutto il

suo aspetto splendeva quella bellezza che la natura concede anche ai

volti meno regolari nei momenti in cui l'anima s'affaccia agli occhi.

Del resto, Maria s'era cambiata in modo notevole da quando l'ingegnere

Arconti l'aveva vista la prima volta. I suoi capelli corti eran

cresciuti, e ricadendole a ricciolini sulle tempie incorniciavano

leggiadramente la sua fronte candida; le sue spalle esili, le sue

braccia sottili s'erano un po' arrotondate; all'aria di bontà e

d'intelligenza, che l'aveva sempre resa simpatica, s'era aggiunta

un'espressione di dolce malinconia, che le dava un'attrattiva tanto

maggiore quanto meno in quella malinconia si poteva sospettare

l'artifizio.

--Ci perdonerai d'aver troncato prima del termine stabilito le tue

beate vacanze di Milano?--disse Odoardo all'amico.

--Non parliamo di ciò--rispose Roberto, rannuvolandosi e mostrando una

fretta di sfuggire questo argomento, che non passò inosservata a

Maria.--Raccontami piuttosto per filo e per segno tutto ciò ch'è

successo.

Il Selmi espose i fatti che già conosciamo, soffermandosi

particolarmente sopra la condotta di Cipriano, la cui disparizione

era, del resto, la miglior conferma delle accuse che gli si movevano.

--Oh si guardi, si guardi--disse in tono supplichevole Maria

all'Arconti.--Cipriano odia lei più di tutti gli altri, ed è capace di

tutto.

--E perchè mi odia tanto?

Maria arrossì e non rispose.

--T'odia--rispose Odoardo--perchè s'è sognato di veder in te un

ostacolo al suo matrimonio con mia sorella.... Sciocchezze! Se Maria

l'ha respinto, non fu pei suggerimenti d'alcuno, ma perchè ha capito

che Cipriano non era sposo per lei.... E aveva ragioni da vendere.

Roberto avrebbe potuto soggiungere che, per un momento, egli aveva

piuttosto patrocinato che osteggiato presso Maria la causa del giovine

minatore, ma non voleva aver l'aria di persona che cerca d'attenuare

la sua responsabilità.

--Checchè egli pensi sul conto mio--disse fieramente l'ingegnere

Arconti--e checchè egli mediti a mio danno, io non ho paura di lui.

--Oh per carità, per carità--esclamò Maria, giungendo le mani--non

faccia imprudenze. Se le accadesse una disgrazia non me lo perdonerei

più per tutta la vita.

--Buona Maria--rispose Roberto--non si accori così. Vedrà che non

succede nulla.... Se tutte le minaccie avessero effetto! pensiamo

piuttosto al resto.

Entro la giornata si concertarono tra i due amici i provvedimenti da

prendersi.

E infatti nella mattina successiva venne affisso a Valduria un

manifesto, in cui si annunciava che sarebbero riammessi nella miniera

alle condizioni di prima quelli fra gli operai che si presentassero

nel termine di ventiquattr'ore, trascorso il quale non si farebbe più

grazia a nessuno.

Da questa specie d'amnistia erano esclusi però dodici fra i più noti

caporioni del movimento, e i loro nomi figuravano appiedi del

manifesto.

Di Cipriano non era fatta menzione. Selmi e Arconti avevano deciso di

licenziar lui pure, ma non credevano di poterlo fare senza

preavvisarne la Direzione di Londra, dalla quale recentemente il

Regoli era stato encomiato e promosso. Si stabilì quindi di

trasmettere a Londra la formale proposta del congedo in base al

contegno ambiguo di Cipriano nei primi giorni dello sciopero, alla

voce pubblica che lo chiamava colpevole, e alla sua misteriosa

disparizione.

La baldanza dei collegati era svanita da un pezzo. Nessuno sciopero

era mai stato iniziato così all'impazzata, senza un fondo di riserva,

senza una probabilità al mondo di trovar lavoro nei paesi vicini.

S'era calcolato d'intimorire la Direzione, non riflettendo che la

violenza ben di rado assicura agli operai la vittoria nella questione

dei salari. Per vincere bisogna essere in grado di opporre a lungo la

resistenza passiva dell'inazione, e per oppor questa resistenza

bisogna aver quattrini da parte, o trovar chi ne somministri. Ora, ai

minatori di Valduria mancava l'una e l'altra cosa.

È facile argomentare da ciò che, quando comparve il manifesto,

moltissimi avevano già una gran voglia di cedere; di maniera che,

prima che spirassero le ventiquattr'ore, tre quarti e più degli

scioperanti s'erano ripresentati a far atto di sommissione. Le lacune

furono colmate scegliendo i migliori fra i molti ch'erano venuti od

offrir l'opera loro, guarentiti ormai contro ogni molestia dalla

presenza d'uno squadrone di cavalleria.

Alla mattina del quarto giorno dopo l'arrivo di Roberto, le cose erano

pienamente assestate. Prima però che ricominciassero i lavori,

l'ingegnere Arconti raccolse tutti i minatori sulla spianata davanti

all'apertura del sotterraneo, e tenne loro un discorso pieno di belle

parole e di savi pensieri. «C'è corso un equivoco fra noi--egli

concluse;--dimentichiamolo. Riprendiamo d'accordo il nostro

combattimento d'ogni giorno e d'ogni ora contro le forze della natura,

e nel bene della miniera cerchiamo il bene di tutti noi altri quanti

siamo, grandi e piccini, a cominciare dal più ricco fra gli azionisti

per andar fino all'infimo degli operai. Se l'azionista, questo avaro

azionista che sinora ha perduto sempre, principierà a guadagnar

qualche cosa, sarà sperabile anche al lavorante di migliorare la sua

sorte. In caso diverso, la miniera sarà piantata e non so che utile ne

avrà chi ci vive sopra. Eh, cari amici, la buona armonia fra il

capitale e il lavoro sarà spesso un sogno e non basterà a dare il

segreto della felicità; ma si può esser certi che tutte l'altre teorie

che si predicano con tanto fracasso e che si risolvono nell'aizzare il

lavoro contro il capitale, sono assai più sbagliate e creano molte più

miserie intorno a sè.

Che la bontà di questi argomenti apparisse con uguale evidenza a tutti

gli ascoltatori, non oseremo affermarlo, quantunque l'Arconti credesse

aver letto nella fisonomia degli adunati un esplicito assenso alle sue

idee. Ma si sa che la prima persuasione di ogni oratore è quella di

aver persuaso il suo uditorio.

Mischiandosi nella folla, l'Arconti avrebbe sentito qualcheduno

borbottare a mezza voce:--Tutti i salmi finiscono in gloria: State

cheti, state buoni; non avete ragione di lagnarvi.--Oppure:--Il sugo

del discorso è questo: Voi siete deboli e avete torto.--O

finalmente:--Non la deve mica andar sempre così.... Basta, s'è pagato

il maestro, e la lezione non sarà perduta.

Il fatto si è che queste osservazioni parziali non esprimevano che il

pensiero di una piccolissima minoranza. I più applaudivano senza

riserva il simpatico ingegnere, e parecchi dicevano:--Se ci fosse

stato lui nei giorni passati, non sarebbe accaduto nulla di quel ch'è

accaduto.

Nella lotta · 第 36 / 45 题